ACCORDI E DISACCORDI IN MEDIORIENTE

 ACCORDI E DISACCORDI IN MEDIORIENTE

A cura di Luigi Olita

Gli accordi di Abramo continuano con grande successo, portando l’ennesima vittoria diplomatica al governo di Tel Aviv; infatti giovedì 10 dicembre ilMarocco ha annunciato di avere normalizzato le relazioni diplomatiche con Israele. Il governo di Rabat è il quarto ad avere avviato l’iter per la normalizzazionedei rapporti con Tel Aviv dopo gli Emirati Arabi Uniti, Bahrain e Sudan. Uno dei grandi registi dietro la normalizzazione delle relazioni diplomatiche è, come di consueto, il Presidente Donald Trump, il quale ha raggiunto l’intesa con il Re del Marocco Mohammed VIdurante una conversazione telefonica. Dopo la stipula saranno avviati voli aerei tra i due paesi, e soprattutto riapriranno tutti gli uffici diplomatici nelle due capitali. In base a questo accordo, gli USA hanno affermato che riconosceranno la rivendicazione di sovranità del Marocco sul territorio del Sahara Occidentale che si trova conteso tra il Marocco ed il Fronte Polisario. Quest’ultimo è un gruppo separatista nato nel 1973 che nel 1976 annunciò la nascita della Repubblica Democratica Araba del Sahrawi. Appoggiato dall’Algeria, la quale ospitò sul suo territorio il governo in esilio del Sahrawi, intraprese una sanguinosa guerriglia interrotta soltanto nel 1991. Obiettivo principale è quello di stabilire uno Stato autonomo sul Sahara Occidentale, battaglia che viene portata avanti dal Fronte Polisario, mentre Rabat ha sempre insistito per indire un referendum con lo scopo di ottenere l’autodeterminazione del suo territorio.

ISRAELE E MAROCCO LEGATI DALLA STORIA

Uno dei fattori importanti che hanno portato il Marocco a ristabilire relazioni diplomatiche con Israele è sicuramente un pezzo della storia ebraica che lo caratterizza. Sin dalla fondazione di Israele nel 1948, i rapporti tra i due paesi furono sempre informali, diventando negli anni 90 sempre più stretti con gli accordi tra Israele ed il governo palestinese. Agli inizi del ventunesimo secolo vennero interrotti con l’inizio delle nuove rivolte da parte dei palestinesi. Si decise in ogni caso di non rompere del tutti i rapporti tra i due paesi proprio per i numerosi viaggi che una buona parte di israeliani compie ogni anno in Marocco, i quali rivendicano le loro discendenze marocchine. Il Marocco ha sempre ospitato una grande comunità ebraica, formatasi durante il periodo dell’Inquisizione Spagnola.

PERCHÉ RIAD MANCA ALL’APPELLO?

Uno dei più grandi artefici che ha permesso la normalizzazione delle relazioni tra Israele e gli Stati Arabi è sicuramente Jared Khushner. Il suocero del Presidente Americano si è occupato personalmente insieme al segretario di Stato Pompeo di queste operazioni, infatti ha affermato che anche l’Arabia Saudita dovrebbe stabilire relazioni diplomatiche con Tel Aviv. La monarchia Saudita però si è rifiutata di seguire l’appello della Casa Bianca affermando che le relazioni diplomatiche con Israele potrebbero iniziare solo quando verrà sancito un accordo con l’autorità Palestinese e sarà consentita la formazione di uno Stato palestinese. Ultimamente, al vertice sulla sicurezza tenutosi a Manama, in Bahrein, il Principe Saudita TurkiBin Faysal Al Saud, ex ambasciatore negli USA e nel Regno Unito ed ex capo dell’intelligence Saudita per almeno vent’anni, ha duramente criticato lo Stato Ebraico. Il Saudita ha attaccato la politica violenta di Israele nei confronti dei palestinesi, i quali sono oppressi dai militari delle IDF (Israeli defence force). Nonostante le accuse rivolte dal diplomatico Saudita a Tel Aviv, numerose testate giornalistiche avevano affermato tempo addietro che i corpi di intelligence dei due paesi avevano iniziato una collaborazione proprio per contrastare il comune nemico presente nella regione, l’Iran. Baluardo sciita contrapposto sia ad Israele sia alla petromonarchiasunnita Saudita, Teheran ha rafforzato costantemente la sua posizione sia con l’addestramento dei ribelli Houtyin Yemen, sia stringendo sempre di più rapporti sia con la Cina che con la Russia. La fine del Joint comprehensive Plan of action e l’inizio dell’arricchimento dell’uranio da parte di Teheran ha portato Riad e Tel Aviv a collaborare dietro le quinte dal punto di vista dell’intelligence, pur non avendo relazioni diplomatiche. Rispetto al passato, Riad non è estremamente riluttante ad avvicinarsi ad Israele, cosa che gli converrebbe anche da un punto di vista militare vedendo i numerosi successi in questo campo da parte degli iraniani ed il loro successi contro l’Isis. L’esercito Saudita, impantanato nel “Vietnam Yemenita”, ha molta difficoltà a contrastare i proxy iraniani Houty, ed un possibile confronto militare tra Teheran e la petromonarchia potrebbe non concludersi nel migliore dei modi per quest’ultima. Ciò si collega anche alla prossima amministrazione democratica presieduta da Joe Biden, il quale ha fortemente criticato il principe Mohamed Bin Salman per l’omicidio del giornalista Jamal Khasoggi. La prossima amministrazione USA potrebbe fortemente penalizzare il Regno Saudita, il quale essendo indebolito nella regione anche per il rafforzamento degli Emirati Arabi come nuova potenza emergente sunnita, si troverebbe alle strette contro un Iran forte militarmente e ben protetto dai suoi proxyyemeniti.

Luigi Olita

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