ALLARME SCUOLA: UN GOVERNO DA BOCCIARE

 ALLARME SCUOLA: UN GOVERNO DA BOCCIARE

Dopo mesi trascorsi tra riunioni di Ministri e Comitato Tecnico Scientifico, tra strampalate idee su come e dove riprendere l’attività scolastica in sicurezza, tra fantascientifici muri di plexiglass e banchi con rotelle opzionali, siamo giunti a 15 giorni dall’apertura dell’Anno Scolastico 2020/21 ed il Ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina ed il Governo tutto ancora brancolano nel buio. Il suono della campanella che dovrebbe dare il via alle lezioni, dopo mesi di chiusura dovuti al lockdown ed alle ferie estive, è fissato per il 14 settembre. Purtroppo però, ancora oggi, il Governo e gli Enti Locali continuano a litigare ed a rimpallarsi le responsabilità sulla gestione di un appuntamento nevralgico per la vita della Nazione. Malala Yousafzai, la più giovane vincitrice del Premio Nobel per la Pace, nota per il suo impegno per l’affermazione dei diritti civili e del diritto all’istruzione nel martoriato Pakistan, asserisce: “Prendiamo in mano i nostri libri e le nostre penne. Sono le nostre armi più potenti”.
Sarebbe ora che un Governo ed un Ministro dell’Istruzione, degni di questo nome, ci spieghino il motivo per cui da marzo a settembre ancora non si sia riusciti a risolvere il problema della ripartenza delle scuole e ad assicurare ai nostri bambini e ragazzi di poter usufruire in massima sicurezza ed in presenza delle attività formative, senza dover continuare ad ingegnarsi in strambe ed insostenibili nuove soluzioni didattiche. Il Ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina in questi mesi è riuscita, seppur con la scusante di dover gestire una situazione drammatica e sconosciuta, a litigare con tutti, dagli esponenti della maggioranza a quelli dell’opposizione, dai Dirigenti Scolastici ai Sindacati, dal Governo Nazionale alle Istituzioni Locali. La scuola italiana si è trasformata da istituzione formativa a caso di laboratorio. Una serie di “scienziati” hanno fatto a gara a chi la sparava più grossa sulla pelle dei nostri figli. Siamo passati dai bambini rinchiusi nelle cabine di plexiglass come novelli concorrenti di “Lascia o Raddoppia?”, ai banchi monoposto dotati di rotelle per far diventare le classi come simil piste di autoscontro, dalla mascherina obbligatoria fino a prova contraria, alla misurazione della febbre con termoscanner a quella a casa da parte dei genitori, dalla mascherina in dotazione gratuita giornaliera solo ai docenti mentre gli alunni evidentemente possono comprarla insieme all’astuccio dei colori fino a mille scempiaggini di cui avremmo fatto volentieri a meno.
Solo oggi a meno di 15 giorni dalla ripresa (forse) delle scuole, il Governo e le Istituzioni Locali si sono accordate sul protocollo dell’Istituto Superiore di Sanità per la gestione di eventuali casi di Covid-19 nelle scuole. Finalmente si può ripartire in sicurezza? Niente affatto, un altro minaccioso iceberg si erge all’orizzonte delle spaesate Istituzioni: il nodo trasporti. Infatti, con il distanziamento ad un metro e le attuali regole sanitarie i mezzi di trasporto pubblici si riempiranno solo al 50%, senza mezzi o fondi da stanziare per molti studenti sarà difficile già solo arrivare a scuola.
A riguardo, il Governatore veneto Luca Zaia non le ha mandate a dire e sulla difficoltà nella riapertura delle scuole ha affermato: “L’ennesimo esempio dell’ufficio complicazioni affari semplici, l’emblema di una partita che per definizione ha bisogno di progettazione e programmazione e non di ritardi”. Sulla stessa lunghezza d’onda il Governatore della Campania Vincenzo De Luca, che ha dichiarato: “Nelle condizioni attuali non è possibile riaprire le scuole”. Noi ci auguriamo, per il bene degli studenti e dell’Italia che la scuola per il suo ruolo primario di Istituzione destinata all’educazione e all’istruzione dei nostri figli possa davvero riprendere in massima sicurezza il 14 settembre, ma di questi tragici mesi, trascorsi insieme alle paure ed ai lutti causati dal coronavirus, ci rimarrà memoria di tutte le inadeguatezze e le carenze di un Governo e di un Ministro dell’Istruzione andati sempre più via via in confusione.
di K. von Metternich

K. von Metternich

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