BLOCCO DI SUEZ, ATTO DI GUERRA?

 BLOCCO DI SUEZ, ATTO DI GUERRA?

A cura di Luigi Olita 

La nave portacontainer da 400.000 tonnellate battente bandiera di Panama, lunga 400 metri e larga 59 che da martedì sta impedendo il passaggio di navi ed imbarcazioni attraverso il Canale di Suez sta facendo preoccupare l’intera economia mondiale. Il canale, collega il Mar Mediterraneo con il Mar Rosso, e consente alle navi il traffico dall’Europa all’Asia circumnavigare l’Africa. Ritenuto un obiettivo strategico prima da Francesi e inglesi che puntarono alla sua realizzazione nel XIX secolo per aumentare i collegamenti con le colonie orientali, ed in seguito divenuto obiettivo dello Stato di Israele negli anni ’60 durante la crisi di Suez che vide l’Egitto scontrarsi con Tel Aviv, Parigi e Londra; il canale è sempre stato, ed è tutt’ora con gli avvenimenti di questi giorni, uno dei punti nevralgici non solo del commercio mondiale, ma anche di guerra economica.

Circa il 30% del volume dei container mondiali marittimi transita quotidianamente attraverso i 193 km del Canale di Suez, con il 25% del petrolio mondiale, ed è la principale fonte di approvvigionamento di valuta estera per l‘Egitto, avendo portato, secondo le statistiche, circa 5,6 miliardi di dollari di entrate nel solo anno 2020. Gli avvenimenti che hanno caratterizzato questi giorni con l’arenamento della nave portacontainer Ever Given hanno dunque portato ad un aumento di tensioni nel settore del commercio internazionale, facendo, però, montare molti dubbi sulla verità dell’incagliamento di questo gigante del commercio marittimo. Infatti, secondo le dichiarazioni del presidente dell’Autorità di Suez, Osama Rabie, riportate dai media internazionali, la possibilità di un incagliamento della nave per colpa del vento, potrebbe non essere la sola causa. La nave Ever Given, gestita dalla compagnia di trasporti di Taiwan “Evergreen Marine”, era partita il 22 febbraio dal porto di Kaohsiung, sull’isola di Taiwan, dopo aver sostato in Cina orientale, avrebbe fatto tappa verso l’Europa, a Rotterdam, ed il suo arrivo sarebbe stato previsto per il 1 aprile. 

Secondo le dichiarazioni di analisti, le raffiche di vento di 40 nodi registrate nella zona, a causa anche del fondale molto duro in quella zona e difficile da dragare, potrebbero essere colpevoli dell’incagliamento della Ever Given. Altri, invece, pensano che l’errore umano sia stato il vero colpevole, con la velocità della nave oltre il limite consentito. Una manovra sbagliata o studiata a tutti gli effetti nei minimi particolari per fare incuneare la portacontainer di traverso ed impedire che il carico cinese potesse arrivare in Europa, ormai partner commerciale della Cina, inviso ovviamente alla controparte americana e britannica? Già dalla scorsa estate arrivarono le prime avvisaglie allo Stato di Israele da parte dell’ex amministrazione Trump, per gli accordi commerciali stretti tra Tel Aviv e Pechino, e per la presenza di navi cinesi nei porti israeliani, specialmente nel porto di Haifa. Le coste egiziane sono già state segnate in passato dagli interventi militari e di intelligence europei proprio per le controversie che caratterizzarono il canale, ed una cosa del genere adesso non dovrebbe essere bollata completamente come complottista

Troppo presto per parlare, ma non per ipotizzare che la guerra geopolitica ed economica in atto abbia portato ad una tale operazione per minare la potenza del Dragone. Infatti proprio lo scacchiere egiziano ha visto la longa manus di Albione per la presenza di risorse nel sottosuolo marino, a danno dell’Italia, e soprattutto per la presenza della potente diplomazia cinese, ormai consolidata sia in Medio Oriente, sia in Nord Africa. Ad affiancare Albione nella difesa dei suoi interessi ci potrebbe sicuramente essere Washington, che per contrastare la super potenza commerciale cinese, potrebbe aver ingegnato “l’inganno della nave”. Il tutto per minare, ovviamente, i rapporti commerciali tra l’Europa e Pechino, che vedono soprattutto Roma sulla Via della Seta, ufficializzata nel marzo del 2019 durante il primo governo di Giuseppe Conte.
Il tutto avviene in un momento in cui l’Iran e la Cina firmano un accordo di cooperazione della durata di 25 anni, una polizza assicurativa sulla vita di Teheran. Il ruolo di Israele in questo contesto andrebbe a spalleggiare gli alleati anglo americani con lo scopo di rendere vulnerabili i nemici arabi del Medio Oriente, ma allo stesso tempo, cercando di non danneggiare troppo i suoi rapporti commerciali con Pechino. Come riportato dai media cinesi, l’incidente di Suez potrebbe avere delle “ripercussioni sul flusso regolare delle merci tra Cina ed Europa”, e sostenere dunque delle tariffe già elevate se non sarà risolto tempestivamente. Le operazioni per disincagliare la nave stanno procedendo proprio in queste ore, anche grazie ad un intervento di un rimorchiatore arrivato dall’Italia e stanno avendo un esito positivo. La situazione resta poco chiara e con la calda situazione tra il Dragone e l’Occidente, coinvolti anche nello scacchiere Medio Orientale e Mediterraneo, lascia pensare quanto la guerra economica in atto a livello globale, si possa essere spostata anche, o meglio, ancora una volta, nel canale di Suez.

Luigi Olita

Articoli correlati

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *