BONAFEDE: UNA FIDUCIA CHE SA DI SFIDUCIA

 BONAFEDE: UNA FIDUCIA CHE SA DI SFIDUCIA

Da cronista non riesco a non cadere nella trappola dell’interesse verso il confronto politico, anche se in questi anni più che a dibattiti sulla cosa pubblica abbiamo assistito a carnevalate tra personaggi in cerca d’autore. Assistendo alla discussione al Senato, vertente le mozioni di sfiducia presentate dal Centrodestra e da Emma Bonino contro il Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, a dirla tutta, a chi come me ha vissuto con l’idealismo dei suoi 17 anni le stragi mafiose di Capaci e di via D’Amelio come un lutto per la democrazia, non possono non tornare alla mente, ascoltando il dibattito in Senato, quei drammatici eventi e notare tristemente che giustizia non è stata fatta. Quando una mozione di sfiducia contro un Guardasigilli viene motivata dalla scarcerazione dei boss mafiosi al 41 bis durante l’emergenza Coronavirus e dal seguente scontro tra un Ministro della Repubblica ed un Consigliere Togato del CSM (ex PM antimafia di punta) sulla Direzione del DAP (Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria), non riesco a non pensare a storie di vecchie e nuove trattative Stato-Mafia.

Mi è frullata per la testa una frase del Giudice Giovanni Falcone: “Temo che la magistratura torni alla vecchia routine: i mafiosi che fanno il loro mestiere da un lato, i magistrati che fanno più o meno bene il loro dall’altro, e alla resa dei conti, palpabile, l’inefficienza dello Stato”. Un pensiero, quello di Falcone, oggi più che mai attuale. La nomina di Bonafede alla Giustizia aveva illuso un po’ tutti i sostenitori del cambiamento e della legalità. Alfonso Bonafede è un avvocato civilista, originario della Sicilia, precisamente di Mazara del Vallo, che parte a 19 anni per andare a studiare giurisprudenza a Firenze. Bonafede nel 2006 inizia la sua carriera politica come attivista nei meetup grillini, nel 2009 è candidato per il M5S a Sindaco di Firenze, nel 2013 viene eletto alla Camera dei deputati tra le fila pentastellate ed il primo giugno del 2018 è nominato Ministro della Giustizia. Un Guardasigilli che doveva portare, nel panorama non sempre limpido della giustizia del nostro Paese, una nuova ventata di trasparenza, legalità e regolarità. In tanti tra commentatori politici, magistrati e comuni cittadini plaudirono alla sua nomina in un’ottica di speranza ed onestà.

Sono bastati due anni alla guida del Ministero di Via Arenula, perché molti di questi ora taccino Bonafede di essere il peggior Ministro della Giustizia dell’era repubblicana. In questi due anni tra una gaffe e l’altra (vedi, diffusione su Facebook del video della cattura di Cesare Battisti contravvenendo all’Art.114 del Codice di Procedura o a dichiarazioni non prive di errori procedurali nei vari salotti televisivi) era riuscito a navigare a vista, forte di una consolidata e duratura amicizia con il Premier avvocato del popolo Giuseppe Conte. Per Bonafede la classica buccia di banana si è palesata con la scarcerazione dei boss mafiosi al 41 bis e con la mancata promessa di nomina alla Direzione del DAP del più famoso PM antimafia italiano Nino Di Matteo. Così, in un attimo, il passo è stato breve, e repentinamente dall’essere paladini del giustizialismo si passa ad essere “giustiziati”. Il Senato ha respinto a maggioranza le mozioni di sfiducia al Guardasigilli, ma analizzando bene la faccenda lo ha fatto con gli stessi mezzi da sempre combattuti dai 5 Stelle, integralisti della Verità e del Nuovo, ovvero gli oscuri compromessi politici.

La spinta ideale dei duri e puri degli inizi del M5S, degli urlatori del Vaffa Day non può riconoscersi in questi mezzucci da vecchia politica. In passato, i 5 Stelle non avrebbero mai potuto sopportare di barattare l’ideale con un Ministero e di dover addirittura subire un accordo con il nemico giurato Matteo Renzi pur di salvare la poltrona di Bonafede. Si può affermare senza timore di smentita che il 20 maggio 2020 il Movimento 5 Stelle è diventato a tutti gli effetti un partito politico, i duri e puri, i fondamentalisti, hanno ceduto ai giochi di palazzo per salvare una postazione di comando. Bonafede meglio avrebbe fatto, se fosse stato coerente, a dimettersi subito. Poiché un Ministro della Giustizia per il ruolo che ricopre non può veder salvata la propria poltrona da giochi di potere. Un Guardasigilli che sbaglia, anche se per colpa e non per dolo, deve essere capace di riconoscere i propri errori e rimettere il mandato. Non si può essere giustizialisti verso gli altri e garantisti verso se stessi. Un Ministro che permette che vengano scarcerati dei mafiosi in regime di 41 bis seppur per l’emergenza sanitaria dovuta al Covid-19 e prima promette e poi (stranamente e sotto pressione) non affida la Direzione del DAP al magistrato più temuto dai mafiosi ha sbagliato senza se e senza ma e non può nascondersi dietro una fiducia decisa da una partitocrazia di ritorno, essendo stato oramai sfiduciato da tutti gli italiani onesti.

di K. von Metternich

K. von Metternich

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