CALCIO: LA FARSA DEI PROTOCOLLI

 CALCIO: LA FARSA DEI PROTOCOLLI

Il filosofo e drammaturgo francese Albert Camus, scriveva: “Non c’è luogo al mondo in cui l’uomo è più felice che in uno stadio di calcio”. Il Covid 19 in questo 2020 è riuscito nell’impresa di privarci della felicità di assistere ad una partita di calcio in presenza, ma lì dove il virus aveva fallito, annullare del tutto lo sport nazionale, sembrano volerci riuscire l’incompetenza e l’inettitudine decisionale di chi ci governa e di chi determina il modus della disputa del Campionato. Il tutto, senza tralasciare la voglia di qualche Presidente, apprendista stregone, di voler sfruttare la disavventura di positività pro domo sua. La farsa, tutta italiana, è deflagrata a 24 ore dalla disputa di una delle partite più attese della stagione. Quella che negli ultimi anni ha determinato più volte l’assegnazione dello scudetto, Juventus-Napoli.

Dal 20 giugno, data in cui il Campionato di Serie A, dopo tre mesi di stop forzato, è ripreso si parla solo di protocolli, bolle, tamponi, regole infallibili ideate da soloni e scienziati. Ora, che terminata a fatica la passata stagione agonistica si è ripreso il campionato 2020/21, dopo appena due partite ci vogliono far credere che il protocollo della FIGC approvato dal Comitato Tecnico Scientifico e sottoscritto dal Ministero della Salute sia del tutto inutile e possa essere superato da una qualunque Asl territoriale che avrebbe il potere di bloccare la partenza di una squadra ventilando un possibile pericolo di contagio. Ovvero ad un calcio che non è più calcio per la mancanza degli spettatori, che ormai si gioca nel silenzio rumoroso di “cattedrali” deserte, si tenta di infliggere il colpo di grazia rimangiandosi tutto quello che faticosamente si era stabilito e scritto per ovviare ai nefasti effetti del Coronavirus.

Purtroppo in Italia da mesi ci siamo accorti a nostre spese che la questione pandemia è stata gestita in maniera dilettantistica da politici e schiere di scienziati sempre pronti a proclamare fatti per poi rimangiarsi tutto dopo 2 minuti di orologio. Nei mesi estivi tutti i politici di maggioranza ci terrorizzavano sulla possibilità autunnale di un’epidemia di ritorno ma erano gli stessi che permettevano balli, feste e vacanze spensierate. Sempre gli stessi hanno permesso la riapertura delle scuole in condizioni semidisperate e in alcuni casi senza banchi o senza docenti, ma se bisogna dare una parvenza di normalità tutto è lecito, anche vedere bambini di prima elementare stare a scuola per sei ore indossando le mascherine. L’unica cosa che sembrava essere tornata normale, ad eccezione dei tifosi allo stadio, era il calcio. Possiamo dire sembrava, visto che qualcuno cerca in ogni maniera di minare il sistema dalle fondamenta.

Infatti, se per decisione autonoma di un’ASL, si può decidere di non giocare una partita in barba ad un protocollo vidimato dal Governo, non si riesce a capire come si potrà finire il campionato. Ogni Presidente di club potrebbe avvalersi di un’ASL, di un virologo, di un Governatore di Regione o di un amministratore di condominio per non giocare un incontro in caso di qualche defezione per infortunio, squalifica o mal di pancia. Così facendo, si butta a mare il Protocollo della FIGC con 20 protocolli diversi ad uso e consumo dei 20 presidenti di Serie A e magari assegniamo anche 20 scudetti giocandoceli alla playstation. Purtroppo l’Italia ha da anni bisogno di una vera e propria rivoluzione socio-culturale.

E’ necessario che nel nostro Paese chi detiene qualunque responsabilità politica, istituzionale, culturale, sportiva, sociale ritorni a rispettare le regole. Quelle stesse regole che non sono fatte ad uso e consumo del singolo, ma sono fatte al fine di garantire la convivenza civile di una comunità. Nessuno dovrebbe aggirare le regole con atti unilaterali perché così facendo crollerebbe il concetto stesso di società. Per tornare ad essere una nazione normale bisognerebbe mettersi in testa che chi non segue le regole deve essere messo immediatamente al bando, perché ne va della credibilità di tutto il sistema Paese. Tornando al pallone se c’è, come c’è, un protocollo unanimemente condiviso lo si dovrebbe rispettare e non ci si può nascondere dietro all’intervento dell’autorità più competente. Se dovesse passare questo concetto si segnerebbe ineluttabilmente la fine dell’industria calcio italiana.

di K. von Metternich

K. von Metternich

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