CINEMA E ARCHITETTURA, KOYAANISQATSI

 CINEMA E ARCHITETTURA, KOYAANISQATSI

Innumerevoli studi, articoli, saggi trattano di architettura e cinema in senso prettamente architettonico, redigendo elenchi di film girati in noti edifici, di film incentrati su noti architetti, di film dal particolare pregio scenografico. In questa rubrica vi proponiamo, invece, un’ottica più letteraria perché letteraturaè investigazione antropologica e antropologia è anche architettura.

Koyaanisqatsi, regia di Godfrey Reggio, 1982. Un docufilm che non ti aspetti: niente personaggi, niente dialoghi, niente trama. In primis, ciò che incuriosisce è il titolo stesso, una parola quasi impronunciabile e che qualcuno penserà sia frutto di un linguaggio inventato ad hoc – come la lingua infernale di Dante o quella elfica di Tolkien – invece è un termine preso in prestito dai nativi americani, dalla popolazione indigena degli Hopi che risiede in Arizona, e che può tradursi come “vita squilibrata”. Koyaanisqatsiè una sequela di immagini in un climax catastrofico che ritrae le sorti del pianeta Terra dalle sue origini fino all’avvento distruttivo della razza umana, che viola e altera gli ecosistemi. Non c’è nessuna esplicita ammonizione paternalistica da parte del regista, lui si limita a mostrare sul teleschermo sei anni di riprese, senza aggiungervi nulla, come a dire semplicemente:sta a guardare. Guarda cosa hai fatto. Guarda cosa abbiamo fatto.

Parte della critica ha accusato il film di essere sostanzialmente inconcludente, e di limitarsi a fornire una panoramica da figli dei fiori che predicano amore per la natura; d’altro canto, invece, personalità influenti nell’ambiente cinematografico hanno lodato e appoggiato il lavoro di Reggio, come Francis Ford Coppola, il quale ha fatto da prestanome per promuovere il film, che nei titoli di testa introduce la dicitura “Francis Ford Coppola presents”, sebbene il noto cineasta non abbia alcun merito in questa produzione. Il carattere sperimentale della pellicola è disturbante: lo spettatore non può fare altro che chiedersi “quando comincia a succedere qualcosa?”, per poi realizzare, dopo circa un’ora e mezza di visione, che tutto è già successo; l’amaro in bocca che questo film sicuramente lascia ha un retrogusto di colpevolezza da cui nessuno è esente, come il peccato capitale: abbiamo usurpato, costruito, demolito, le nostre sporche coscienze di cittadini possono forse essere redente da una coscienziosa attività da architetti?

di Alice Corbo / Leukos

Leukos

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