CINEMA E ARCHITETTURA, “MANHATTAN”

 CINEMA E ARCHITETTURA, “MANHATTAN”

Innumerevoli studi, articoli, saggi trattano di architettura e cinema in senso prettamente architettonico, redigendo elenchi di film girati in noti edifici, di film incentrati su noti architetti, di film dal particolare pregio scenografico. In questa rubrica vi proponiamo, invece, un’ottica più letteraria perché letteratura è investigazione antropologica e antropologia è anche architettura.

MANHATTAN, regia di Woody Allen, 1979
Quasi inverosimilmente, a soli pochi anni dai capolavori di Fellini e di Scola, basta approdare nel Nuovo Continente per accorgersi che basta un oceano divisorio per segnare un salto temporale pazzesco: la scala dimensionale di Roma, che pure è significativa, sembra rimpicciolirsi a dismisura in confronto ai grattacieli che svettano nel cielo di New York. “Per lui era ancora una città che esisteva in bianco e nero” afferma la voce narrante di Woody Allen nelle battute iniziali, e infatti l’intero film è girato in bianco e nero, una scelta sapientemente condotta dal bizzarro regista. Se Roma è la dichiarazione d’amore alla città eterna, Manhattan è la dichiarazione d’amore alla Grande Mela, vividissima nonostante l’assenza di colori, una strategia che mette in risalto luci, insegne, e quella “decadenza della cultura contemporanea” di cui si erige a metafora tangibile.

Woody interpreta un autore televisivo newyorkese in procinto di scrivere un romanzo ambientato nella sua città, di cui tenta un maldestro encomio nell’incipit della sua opera, che è l’incipit del film stesso, senza risultare smisuratamente stantio, predicatorio, arrabbiato, e optando alla fine per la più banale delle considerazioni, nel modo in cui solo Allen sa trattare la banalità in maniera sagace: “New York era la sua città e lo sarebbe sempre stata”, sulle note incalzanti della Rhapsody in Blue di George Gershwin. Il Rinascimento americano dei primi edifici alti di fine Ottocento e il Realismo americano di Edward Hopper si fondono e sagomano la scenografia di questa pietra miliare del cinema postmoderno, che rivendica in pompa magna la cultura autoctona americana, con l’acuto sarcasmo che contraddistingue la personalità del regista.

di Alice Corbo / Leukos

Leukos

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