COMMERCIO ED ARTIGIANI TSUNAMI COVID

 COMMERCIO ED ARTIGIANI TSUNAMI COVID

Dall’emergenza sanitaria all’emergenza economica il passo è breve. Il Coronavirus come uno tsunami si è abbattuto sulle attività commerciali ed artigiane che a causa delle saracinesche chiuse dal lockdown fanno i conti da quasi tre mesi con un fatturato pari a zero. Per molti negozi commerciali ed attività di servizi alla persona (acconciatori, barbieri ed estetisti) la chiusura totale è stata prolungata dal Governo oltre l’inizio della vituperata Fase 2. Molte attività, stando così le cose, faranno fatica a ripartire, anche quando tutto verrà riaperto, avendo visto prosciugate dalla prolungata serrata le già traballanti casse. Si stima che in Italia una attività commerciale su tre potrebbe non sopravvivere agli effetti del Covid-19. Vincoli burocratici, spese e depressione economica potrebbero dare il colpo di grazia alle attività di medie e piccole dimensioni presenti sul territorio nazionale.

I piccoli negozi di prossimità, che già scontavano una crisi dei consumi dovuta alla crescente presenza sui territori di centri commerciali e filiere della grande distribuzione, ora si troveranno a “combattere” anche contro gli stringenti limiti dettati dall’obbligo del distanziamento sociale e dalle nuove regole sanitarie stabilite per Decreto dal Governo. Il rischio è la significativa perdita di professionalità, eccellenze, posti di lavoro, oltre ad una desertificazione delle strade dei nostri centri storici. La chiusura di un’attività commerciale comporta nel territorio che la subisce l’isolamento di intere zone cittadine. Tutta questa disastrosa situazione non è certo favorita dalle scelte poco lungimiranti ed incerte del Governo.

Non si riesce a comprendere la ratio che vede ancora chiuse a data da destinarsi le attività di servizio alla persona. Barbieri, parrucchieri ed estetisti potrebbero assolutamente tornare a produrre e lavorare, rispettando attraverso il sistema delle prenotazioni il protocollo one to one del distanziamento e adottare, con l’uso di dispositivi di protezione individuali, le rigide disposizioni sanitarie. Anche sull’apertura dei negozi di abbigliamento, prevista per il 18 maggio, si addensano nubi oscure dovute al complesso rispetto degli esigenti paletti imposti dal Governo. Questo ha fatto scattare il campanello d’allarme agli esercenti che dovranno vedersela con le ferree regole in termini di sanificazione dei locali e sanificazione degli articoli invenduti provati dai clienti. Sanificare gli indumenti potrebbe provocare il rischio di rovinarli con l’uso di alcool e cloro. Dati tutti questi lacci e lacciuoli regolamentari la ripartenza del settore appare ad alto rischio, visto che per molti imprenditori sarebbe antieconomico riaprire i propri negozi con dei costi che supererebbero di gran lunga gli incassi. I nostri commercianti e i nostri artigiani hanno estremo bisogno di iniezioni di liquidità e fiducia, gli andrebbe riconosciuto il proprio ruolo economico e sociale importante. Il Governo dovrebbe uscire dal torpore e immediatamente creare i giusti ambiti normativi atti a supportare e non a deprimere la rinascita e lo sviluppo di queste attività essenziali per la vita del Paese.

diK. von Metternich

K. von Metternich

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