CORONAVIRUS E COVID 19, CRONACA DI UNA BATTAGLIA

 CORONAVIRUS E COVID 19, CRONACA DI UNA BATTAGLIA

L’11 marzo il covid-19 è dichiarata pandemia a livello mondiale, Il 10 per la prima volta il numero dei morti per il coronavirus nel mondo ha superato la Cina così come i contagi 86mila rispetto ai circa 81mila. In Cina, attraverso un modello sperimentale di calcolo costituito dall’andamento del numero di contagi, hanno fissato il punto di partenza all’8 dicembre, quando a Wuhan venne registrato il primo caso e il famoso dottor Li cercò di lanciare l’allarme. A cominciare da quel tempo zero, è stata misurata la curva: ascesa, picco e discesa. In quel modo è stato previsto che il virus avrebbe avuto una vita di 20 giorni, che il plateau (la fase in cui il picco rimane fermo nel tempo, prima di iniziare a calare) si sarebbe attestato a 85.000 casi in febbraio e che l’epidemia si sarebbe spenta in 100 giorni. E’ andata proprio così. Si può replicare automaticamente questo schema anche in Italia e ipotizzare che pure qui si concluderà tutto in poco più di tre mesi dall’inizio? No, per due ragioni. La prima è che non possiamo considerare la sola Italia ma guardare all’intera Europa. Inoltre lo studio cinese riguarda un Paese in cui sono stati isolati 60 milioni di persone, con misure drastiche e sanzioni severissime. Invece in Italia, cioè al di là di Codogno e Vo, le restrizioni sono state attuate in maniera più graduale e non certo con quel rigore. La gente è stata in preda alla confusione: prima tieni aperto, poi chiudi un po’ qua ma non là, poi chiudi questo ma non quello, poi un altro po’ ancora… Il problema è che in Italia non ci sono i mezzi per fare i dovuti controlli e siamo tendenzialmente una popolazione meno rispettosa dei dettami civici. In più c’è stata confusione in chi ci governa, comprensibile visto il caso unico che stiamo affrontando, ma è un dato di fatto deprecabile. Il primo caso italiano di trasmissione secondaria accertato, oltre la coppia di turisti cinesi, si è verificato a Codogno, Comune della Lombardia in provincia di Lodi, il 18 febbraio 2020. L’Italia ha bloccato il 30 gennaio con un’Ordinanza del ministro della Salute tutti i voli da e per la Cina per 90 giorni, oltre a quelli provenienti da Wuhan, già sospesi dalle autorità cinesi senza però bloccare i voli composti. Il Governo italiano ha dichiarato il 31 gennaio lo Stato di emergenza, stanziato i primi fondi e nominato Commissario straordinario per l’emergenza il Capo della protezione civile Angelo Borrelli. Il Consiglio dei ministri ha varato il primo decreto legge il 23 febbraio 2020 con misure per il divieto di accesso e allontanamento nei comuni dove sono presenti focolai e la sospensione di manifestazioni ed eventi. Successivamente sono stati emanati cinque Decreti del Presidente del Consiglio attuativi: i DPCM del 25 febbraio 2020 e del 1° marzo 2020 che allargano alcune misure restrittive nei Comuni del focolaio, poi il DPCM del 4 marzo 2020 che chiude le scuole in tutto il Paese e prende varie misure contenitive ma non severe per il resto del territorio oltre i focolai; il DPCM dell’8 marzo 2020 che stabilisce la zona rossa in Lombardia e Veneto; il DPCM del 9 marzo 2020 #Iorestoacasa che estende a tutta l’Italia la zona rossa e limita gli spostamenti delle persone solo a comprovate necessità, salute e lavoro; infine il DPCM dell’11 marzo 2020 che chiude le attività commerciali non di prima necessità. Le industrie resteranno aperte ma con “misure di sicurezza”. Ognuno di questi decreti è stato purtroppo anticipato sui social e sul web dalle rispettive bozze. Un malcostume che ha portato alla bomba ad orologeria dei rientri in massa dal nord Italia al sud con la conseguente pericolosità di tali movimenti dalle zone di maggior contagio. Oggi tutti denunciano questo rischio. Eppure, ad onor del vero, il 23 febbraio due Presidenti di Regione, Bardi per la Basilicata e Ceriscioli delle Marche emanarano un’ordinanza in cui, nella primissima versione, si obbligava chi rientrava dal Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Liguria e Friuli Venezia Giulia o che vi avevano soggiornato negli ultimi 14 giorni a comunicare la propria presenza in Regione ai Servizi di Sanità Pubblica per l’adozione di misure di permanenza domiciliare fiduciaria con sorveglianza attiva. Scoppiò allora una grande polemica, il Presidente Bardi ritrattò l’ordinanza. Ma ad oggi possiamo dire che aveva ragione. Una misura che appariva azzardata ed esagerata ma che era certamente giusta. Tutto questo in una situazione di confusione totale nel Paese da parte di chi ci governa. Giustificabile ma da registrare. E’ avvenuta la colpevole e grave sottovalutazione del focolaio della val Seriana nel bergamasco, primo malato a metà febbraio e positivo il 23, zona rossa solo l’8 marzo. Tutto ciò guardando l’Europa. Infatti se l’Italia ha sbagliato nel sottovalutare l’epidemia, peggio han fatto in Europa. Spagna, Francia e Germania su tutte che pur con l’esempio dell’Italia, han fatto perfino peggio nel non prendere misure forti da subito. Ora non ci resta che aspettare, rispettare le regole e pensare che in fondo il sacrificio che ci viene questo è soltanto quello di non uscire di casa.

Di Dennis Romano

Dennis Romano

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