COVID-19: FOCOLAIO MIGRANTI IN LUCANIA

 COVID-19: FOCOLAIO MIGRANTI IN LUCANIA

Pensavamo che il peggio fosse passato, che la nostra Basilicata fosse ormai un’isola felice al riparo dai cluster di Covid-19. Lo pensavamo, ma è bastato un frettoloso ed incosciente trasferimento di migranti per farci ripiombare nell’incubo Coronavirus. I bollettini redatti dalla task force regionale parlano chiaro, ben 36 migranti bengalesi smistati da Lampedusa nei centri di accoglienza di Potenza ed Irsina, nella notte del 15 luglio, sono risultati positivi al tampone effettuato al loro arrivo in Lucania. Dopo gli immensi sacrifici fatti dai nostri corregionali, che per più di due mesi hanno accettato le restrizioni emanate dal solerte Governo nazionale al fine di soffocare la Pandemia, torna la paura in Regione.

Torna per l’inefficienza di quello stesso Governo tanto pronto a relegare i propri cittadini ai “domiciliari” forzati, quanto debole e incapace nel redistribuire migranti senza alcuna forma di controllo preventivo nei tanti centri di accoglienza sparsi in tutti Italia. Come si può trasferire colpevolmente migranti giunti a Lampedusa in giro per lo Stivale senza prima effettuare loro quanto meno il tampone faringeo? Questa è la domanda che volentieri gireremmo alla potentina Dott.ssa Luciana Lamorgese Ministro degli Interni ed al potentino Dott. Roberto Speranza Ministro della Salute. Bisogna ricordare, per la cronaca, che il cluster migranti in Basilicata è stato individuato solo grazie al metodo di contrasto al Covid-19 voluto dal Governatore Bardi e dalla sua giunta. Metodo di contrasto, che prevede l’effettuazione del tampone per chi giunge nella nostra Regione da luoghi a rischio Coronavirus. Inoltre, bisogna chiedersi a che tipo di controlli sanitari sono sottoposti i migranti che continuano a sbarcare a migliaia sulle coste italiane e cosa non abbia funzionato nella catena di controllo.

Il Viminale ha comunicato che i migranti bengalesi al loro arrivo a Lampedusa erano stati sottoposti ad un esame sierologico che aveva dato esito negativo. Ma perché fare un esame sierologico, quando l’unico esame valido a fotografare istantaneamente la situazione è il tampone faringeo? In Italia è sempre facile, per dirla con Trilussa, buttarla in caciara, ma un Governo tanto attento al bene comune da tenere i propri cittadini chiusi a casa bloccando libertà ed economia, dovrebbe essere altrettanto inflessibile nel difendere gli stessi da possibili contagi indotti. A cosa serve bloccare i voli ed i trasferimenti da 16 Paesi a rischio per Pandemia da Covid-19 (tra cui anche il Bangladesh) e poi permettere a chiunque di sbarcare senza alcun controllo sanitario all’arrivo sul nostro territorio nazionale?

La logica vorrebbe in una situazione così delicata e dopo mesi così duri e complicati, che pur perseguendo una mirata cultura dell’accoglienza si inaspriscano i controlli nel momento dello sbarco, attraverso tamponi e quarantena obbligatoria, così da salvaguardare la salute degli italiani a cui il Governo sembrava tanto tenere nei mesi del lockdown. L’Italia non può permettersi il lusso di rischiare un ritorno al blocco completo per cittadini ed attività imprenditoriali. Questo vorrebbe dire la fine dell’attività economica e la riduzione in povertà per milioni di persone. Il Governo dovrebbe saperlo bene. Intanto da Lucani speriamo che il sollecito intervento della task force regionale sia servito a circoscrivere e limitare gli effetti del cluster e che, dopo mesi di buone pratiche e abnegazione nel rispetto delle norme, non si ritorni a vivere nella paura di un’emergenza sanitaria di origine meramente esterna.

 di  K. von Metternich

K. von Metternich

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