CULTURA E SPETTACOLO SULL’ALTARE DEL CORONAVIRUS

 CULTURA E SPETTACOLO SULL’ALTARE DEL CORONAVIRUS

Il mondo della cultura e dello spettacolo è in ginocchio, si rischia seriamente di immolare sull’altare del Coronavirus un intero settore sociale ed economico essenziale per lo sviluppo materiale ed immateriale del nostro Paese. Ai gravissimi danni economici venutisi a creare con il lockdown al settore delle vendite di prodotti culturali, libri, musica ed alla cancellazione di spettacoli, concerti ed eventi pubblici, si sommano anche gli incommensurabili danni immateriali. Danni immateriali che nel comparto del sapere fanno riferimento all’identità storica, all’immagine del Paese, agli stili di vita, che segnano quel passaggio da tempo in atto dal paradigma dei beni culturali a quello del patrimonio diffuso. Un paradigma del patrimonio diffuso incentrato sul valore delle relazioni che connettono i beni culturali al territorio ed alle comunità che li hanno prodotti ed espressi.

Ritornando ai gravissimi danni economici arrecati dalla chiusura di tutte le attività della cultura, dello spettacolo e del loro immenso indotto; Federculture ha stimato una perdita a medio termine di circa 3 miliardi di euro di spesa per le attività culturali e ricreative. Tutto questo senza tener conto della perdita massiccia di posti di lavoro e della totale assenza di tutele alla quale sono esposti la maggior parte degli operatori culturali. La chimerica Fase 2 prevede l’apertura dal 18 maggio per musei e biblioteche, con ingressi scaglionati e monitoraggi dei flussi atti a garantire il distanziamento tra i visitatori. Una bellissima iniziativa nelle intenzioni del Ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini, che però mal si sposa con la sua seconda delega ministeriale, quella al Turismo. Il Ministro riesce a riaprire i musei e le biblioteche il 18 maggio facendo a meno dei suoi maggiori fruitori, i turisti. Turisti ancora bloccati nelle proprie regioni o nelle proprie nazioni dalle restrizioni vigenti per combattere il Covid-19.

Un vero “Coup de Theatre” che serve solo a dare fumo negli occhi ed a distogliere l’attenzione dai veri problemi che attanagliano il settore culturale ed a cui il Governo non è stato capace di dare risposte risolutive. Sulla riapertura di sale cinematografiche e teatri, ad oggi, non esiste un’indicazione certa. Sembra che il Governo in febbrile contatto con il Comitato tecnico Scientifico stia ipotizzando un’apertura nella prima settimana di giugno. Le linee guida per ripartire saranno sempre le stesse: numero limitato di persone ammesse agli spettacoli, obbligo dell’uso delle mascherine, controllo della temperatura, ticket digitali per evitare code alle biglietterie. Per gli eventi all’aperto, quali i concerti, la situazione è ancora più critica. Nessuna indicazione viene dal Ministro e dalle molteplici Task Force. Intanto il mondo della cultura e dello spettacolo raccoglie le briciole che si palesano sotto forma di sostegni insufficienti alle imprese e prestiti. L’intero settore culturale è da tre mesi in attesa di misure credibili ed efficaci in grado di combattere e superare la peggiore crisi socioeconomica dal secondo dopoguerra.

di K. von Metternich

K. von Metternich

Articoli correlati

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *