DE LUCA E LO SPECCHIO CHE RIFLETTE LA SUA MASCHERA

 DE LUCA E LO SPECCHIO CHE RIFLETTE LA SUA MASCHERA

Uno, nessuno centomila. Quasi cent’anni dall’uscita della magnifica opera pirandelliana che rivediamo quotidianamente nei comportamenti di ognuno. Ci colpisce in particolare il mondo della politica con le sue maschere ad uso e costume di un appeal mediatico fumoso. Io credo che la politica, quella vera, debba consigliare a certi personaggi di mettersi la mascherina. Non per prudenza: per decenza. Il riferimento al governatore campano De Luca non è affatto casuale. Preferisco Maurizio Crozza che imita il governatore della Campania, piuttosto che l’autentico governatore che imita l’imitazione di Crozza. Ha tenuto toni sguaiati quel governatore prima continua a farlo ora. Eppur sembrava convincere con una sottile ironia e un forte decisionismo, eppure da amministratore non ha fatto male anzi. Ricordo a me stesso e agli altri il rilancio meraviglioso della città di Salerno con lui sindaco. Poi la trasformazione.

E’ entrato sempre più in un personaggio grottesco, certamente mal consigliato, e il successo iniziale è diventato fumo, maleducazione, pagliaccesco. Tanti i personaggi offesi nelle sue gag. Senza senso. In ultimo il governatore De Luca (che, ha spiegato Antonio Polito sul “Corriere della Sera“, in gioventù dagli amici di partito veniva chiamato “Pol Pot“) ha citato, in una scomunica nei confronti di Andrea Agnelli, Schopenhauer, impartendo lezioni di etica: gloria ed onore. Senza entrare nella discussione surreale dettata da De Luca con partigianerie di quartiere senza entrare nella questione. Nei mesi della “serrata“ (che speriamo non venga nuovamente imposta) ho letto per la prima volta il “Don Juan“ di Byron. In un passaggio si afferma: “La differenza tra la gloria reale e quella fittizia sta nel sopravvivere nella storia piuttosto che in ‘una’ storia“. In questo caso: da una parte una vicenda centenaria, diventata leggenda con la storia di una Famiglia torinese, dall’altra un marginale “episodio“ di meschina dialettica (Schopenhauer ha scritto anche “L’arte di insultare“) destinato a dissolversi nella polvere del tempo. L’origine dei conflitti tra gli uomini nascono dal fatto che ognuno cerca di imporre una visione di sé agli altri ed entra in un labirinto interno che fa perdere di vista chi davvero è. Si ritorni alla politica, quella vera con meno urla e più dignità in coscienza fino in fondo e senza specchi.

di Giovanni Salvia

Giovanni Salvia

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