DIROTTAMENTO ALL’OCCIDENTALE

 DIROTTAMENTO ALL’OCCIDENTALE

The Ryanair plane with registration number SP-RSM, carrying opposition figure Raman Pratasevich which was traveling from Athens to Vilnius and was diverted to Minsk after a bomb threat, lands at the International Airport outside Vilnius, Lithuania, Sunday, May 23, 2021. The presidential press service said President Alexander Lukashenko personally ordered that a MiG-29 fighter jet accompany the Ryanair plane carrying opposition figure Raman Pratasevich and traveling from Athens, Greece, to Vilnius, Lithuania to the airport in the capital Minsk. (AP Photo/Mindaugas Kulbis)

A cura di Luigi Olita 

Il dirottamento aereo avvenuto domenica 23 maggio per ordine del Presidente bielorusso Lukashenko alza la barra della tensione nell’est Europa. Infatti, il volo Ryanair FR4978 diretto da Atene a Vilnius è stato dirottato dal un mig-29 mentre attraversava lo spazio aereo bielorusso. Con l’apparente scusa di un allarme bomba a bordo in realtà l’obiettivo di Lukashenko era quello di arrestare il giornalista dissidente, nonché accusato di terrorismo, Roman Protasevich presente tra i passeggeri. Il dissidente contribuì all’opposizione del governo bielorusso collaborando attivamente al canale telegram Nexta che venne usato per organizzare e fomentare le rivolte contro il Presidente bielorusso. Le proteste dopo l’arresto del giornalista sono state molteplici, si sono levate voci di indignazione chiedendo l’immediato rilascio non solo dalle più alte cariche a Bruxelles, ma anche dal ministro degli esteri Italiano Luigi Di Maio e soprattutto dal Segretario di Stato americano Anthony Blinken

Il Cremlino è intervenuto nella vicenda per bocca del ministro degli affari esteri Sergey Lavrov, il quale ha affermato che l’affaire Protasevich è una questione interna al governo bielorusso e nessuno dovrebbe interferire a riguardo. Ovviamente nessuno degli attori europei ha intenzione di rimanere al suo posto in questa questione. Infatti la questione Bielorussa, rispetto all’affare Ucraino, è molto più misteriosa nel sistema di alleanze. Ciò perché se l’Ucraina ha deciso sin dal 2014 da che parte schierarsi chiedendo a più riprese l’ingresso all’interno della NATO, la posizione del Presidente Lukashenko è sempre stata molto ambigua a riguardo. Il passato 2020 ha visto in Bielorussia numerosi tumulti, in occasione delle elezioni presidenziali, vinte con una maggioranza bulgara dal veterano Lukashenko e fomentate soprattutto da Protasevich ed altri oppositori vicini alla Tykhanovskaia, la quale gode del sostegno dell’Europa. A più riprese, il Capo di Stato bielorusso ha accusato l’UE, spalleggiata dalla diplomazia americana, di colpo di stato a suo danno, puntando il dito contro i servizi segreti polacchi, cechi e lituani. 

Dunque se il maggior nemico di Alexander Lukashenko appare l’UE, certo non può dirsi che il suo miglior partner sia Vladimir Putin; infatti le giravolte diplomatiche del Capo di Stato bielorusso sono state molteplici riguardo il corteggiamento alla NATO dove pareva volesse entrare già dall’inizio del 2020. I dialoghi tra Bielorussia e NATO pongono Putin in una situazione complicata che vedrebbe in questo caso la Russia completamente accerchiata dal punto di vista militare dal lato europeo. Sotto questo aspetto, Lukashenko è un alleato necessario per Mosca, la quale non esita a mostrare segni di insofferenza nei suoi confronti, essendo una vera e propria mina vagante. Le pressioni attuate su Minsk dai vari attori internazionali europei e non, hanno comunque il celato obiettivo di minare ancora di più le fondamenta della Russia e nel caso spingere sempre di più verso il termine la presidenza del Capo di Stato bielorusso. Così come per il caso Navalny che viene difeso ipocritamente dalle autorità europee, omettendo la vera natura estremista e razzista del personaggio, anche la questione di Roman Protasevich dovrebbe essere analizzata in modo non fazioso ma obiettivo. Il dissidente è accusato dalle autorità bielorusse di terrorismo e di essere vicino ai golpisti neo nazisti ucraini del 2014. Dunque un sostenitore del battaglione Azov, che potrebbe dipingere il dissidente come un vero e proprio Navalny 2.0. Per l’ennesima volta ci troviamo di fronte ad uno tentativi occidentali di minare le fondamenta della sovranità degli Stati e soprattutto accerchiare e mettere in difficoltà la Russia di Putin. Se questi Stati non sono etichettati come esempi di democrazia, al contrario l’azione dell’UE e degli USA di difendere estremisti di destra tendenti al neonazismo sarebbe davvero da concepire come esempio di democrazia?

Luigi Olita

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