DUE GALLI PER UN’AQUILA

 DUE GALLI PER UN’AQUILA

A cura di Luigi Olita

Le elezioni presidenziali negli USA hanno assegnato una presunta vittoria al candidato democratico ed ex vicepresidente Joe Biden. Si parla di presunta vittoria poiché il presidente Donald Trump ha denunciato brogli elettorali in alcuni Stati, schierando ottocento avvocati capeggiati dal fedelissimo legale del Presidente, nonché capo della sicurezza informatica della White House, Rudolph Giuliani. Nonostante ciò, l’America adesso si presenta spaccata in due; i Black lives matter che continuano le loro proteste, nella maggior parte dei casi estremamente violente, contro il Presidente in carica, ed i sostenitori di quest’ultimo che si schierano, armi alla mano, contro il presidente eletto Biden. Non si sa ancora se le vie legali daranno ragione al Presidente Trump, il quale è ostinato a proseguire la sua battaglia fino alla fine. In ogni caso il pianeta, se a gennaio si insedierà l’ex vicepresidente, dovrà fare i conti con un tipo di politica estera diversa da quella isolazionista del tycoon.

UN FALCO DEL CONGRESSO

Seduto tra i banchi del congresso dal 1972, Biden dopo una breve carriera da avvocato, ha dedicato la sua vita alla politica. Grande conoscitore di dinamiche internazionali, è stato per molto tempo Presidente della commissione esteri del senato. Questa posizione, molto importante all’interno del Congresso, ha fatto emergere il senatore del Delaware come un falco in politica estera. Il concetto di “esportazione della democrazia” e degli Stati Uniti d’America come baluardo di libertà e democrazia sono sempre stati i cavalli di battaglia di Biden, il quale nella sua lunga carriera ha votato a favore di ogni operazione militare intrapresa dallo US army. Importante fu la sua disponibilità a votare a favore delle guerre in Afghanistan (2001), e Iraq (2003). Alle elezioni del 2008 presentò la sua candidatura come Presidente, ma non essendo stato scelto, venne chiamato alla Casa Bianca dopo la vittoria democratica di Barack Obama con il ruolo di suo vice. Il programma di politica estera di Joe Biden riprende per la maggior parte quella di Obama; infatti, se Joe Biden dovesse giurare a gennaio 2021 intraprenderà nuovamente le pressioni contro la Russia di Putin, che in parte si erano affievolite sotto la presidenza di the Donald.

La Siria e la Bielorussia saranno sicuramente i teatri tenuti d’occhio dal democratico, il quale nel 2011 fu uno dei sostenitori del rovesciamento del presidente Siriano Bashar Al Assad, rivelatosi poi un insuccesso, e soprattutto sostenitore dell’operazione militare messa in atto dal pentagono per rifornire di armi i ribelli siriani. La Bielorussia di Lukashenko potrebbe essere uno degli obiettivi di una prossima amministrazione democratica, infatti, la vicinanza con Mosca pone Lukashenko in rotta di collisione con Washington ed essendo classificato tra i regimi “autoritari” l’esportazione della democrazia in salsa euromaidan non dovrebbe essere scartata. L’UE vede con gioia Joe Biden prossimo Presidente degli USA anche per il forte legame instaurato, nel corso della presidenza Obama, tra il vicepresidente USA e la cancelliera Tedesca Angela Merkel. Joe Biden reputa l’Europa una “grande amica”, rispetto al Presidente Trump che ha cominciato un conflitto “silenzioso” contro le istituzioni di Bruxelles.

CINA E COREA DEL NORD

La Corea del Nord è un’altra faccenda delicata delle amministrazioni americane che si sono succedute. Barack Obama attuò una strategia di “contenimento ed implosione” del regime di Pyongyang, cosa che poi non avvenne nel corso degli anni. La linea di freddezza mantenuta da Obama è stata abbandonata da Trump che ha stabilito un rapporto di fiducia con il leader Nord Coreano Kim Jong Un, nonostante i litigi tra i due capi di Stato all’inizio dell’amministrazione Trump lasciassero presagire un conflitto imminente. I litigi si sono conclusi con l’instaurazione di un rapporto di fiducia reciproca tra Trump e Kim, anche grazie al sorprendente lavoro diplomatico del presidente della Corea del Sud, Moon Jae In. Joe Biden, stando alle sue dichiarazioni, ha fatto trapelare che cambierà rotta rispetto a Trump e tornerà sulle orme del democratico Obama. I rapporti con la Cina sono sicuramente i più controversi; infatti se Trump con la sua guerra dei dazi aveva posto un argine alla supremazia commerciale Cinese ed iniziato una guerra fredda con Pechino anche riguardo alle origini del covid-19, la presidenza Biden manterrà una posizione di forza sul Dragone sia dal punto di vista commerciale che militare, nonostante le accuse da parte dei Repubblicani verso Biden lo etichettino come un colluso con Pechino. La politica estera del Presidente Trump e la carriera di Biden fanno emergere la differenza tra i due: un finto falco il primo, rivelatosi poi una colomba dal punto di vista militare, un vero falco il secondo. La battaglia legale è appena cominciata, chissà se the Donald riuscirà nella sua prova muscolare come al solito oppure se il “Falco raffinato” Biden giurerà a gennaio come 46° Presidente degli Stati Uniti d’America.

Luigi Olita

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