EUROPA SOTTO ATTACCO

 EUROPA SOTTO ATTACCO

A cura di Luigi Olita.

Esattamente cinque anni fa avveniva l’attentato a Parigi dove vennero colpiti tre arrondissement ed il teatro Bataclan. La strage venne rivendicata dall’ISIS e furono assassinate 130 persone tra cui una nostra connazionale. Il mese scorso, il sangue è tornato a scorrere a Parigi con l’assassinio e la decapitazione del professore Samuel Paty, colpevole di aver mostrato durante una sua lezione, immagini raffiguranti il profeta Maometto sul giornale satirico Charlie Hebdo. Dopo l’assassinio del professore Paty sono seguite, nelle settimane successive, una serie di decapitazioni che hanno continuato a sconvolgere non soltanto la Francia, ma l’intera Europa. Numerosi sono stati i tentativi di omicidio da parte di altri radicalizzati islamici, per fortuna sventati prima che potessero lasciare altri cadaveri sulle strade francesi. Lunedì sera anche l’Austria è stata colpita dal terrore islamista, con sparatorie in numerose zone di Vienna. I luoghi principali colpiti sono stati una sinagoga e varie zone della capitale dove si concentra la movida viennese. Numerosi feriti e sette morti il triste bilancio dell’attentato, il quale per come è stato descritto, non viene ritenuto opera di lupi solitari armati di coltello, ma di un vero e proprio commando addestrato.

IL CASUS BELLI

La scia di terrore che sta tormentando nuovamente l’Europa, ed in special modo la Francia da almeno cinque anni, è stata ricondotta alla decisione del presidente Francese Macron di promuovere il 2 ottobre una legge per contrastare il separatismo religioso. Questa legge prevede nuove misure per “difendere la Repubblica e i suoi valori e garantire il rispetto delle promesse di uguaglianza ed emancipazione”. Le iniziative adottate contro l’islamismo radicale e il terrorismo riguardano la definizione delle misure di ordine e neutralità del servizio pubblico; le associazioni sono concepite come lo “spazio più efficace per diffondere le idee”. Il capo dell’Eliseo ha affermato la diffusione di un così detto “Islam dei Lumi”, che “deve riuscire a strutturarsi per poter collaborare con la Repubblica”; infine, il rafforzamento della “presenza repubblicana” con un incremento di risorse in dotazione ai servizi pubblici territoriali. La legge, fortemente contestata dalla Turchia, ha spinto il presidente Turco Erdogan ad accusare di discriminazione il presidente Macron imputandolo di soffrire di “problemi mentali”. Oltre alle accuse dirette contro il Capo dello Stato, Erdogan ha affermato che le condizioni dei musulmani in Francia sono paragonabili a quelle degli ebrei durante la Shoah. Le offese da parte di Erdogan hanno portato l’Eliseo a richiamare a Parigi l’ambasciatore francese ad Ankara, aprendo de facto una crisi diplomatica con la Repubblica di Turchia. I malumori tra Francia e Turchia non sono nuovi, infatti sin da questa estate, Parigi si è impegnata a fornire supporto militare alla Grecia, vittima degli sconfinamenti da parte della Turchia nel Mar Mediterraneo Orientale e nell’Egeo. L’invio di navi da guerra Francesi nel territorio marittimo greco ha fortemente indispettito Ankara, aprendo una diatriba all’interno della NATO e soprattutto mobilitando anche la Repubblica federale tedesca, con l’invio ad Atene del potente ministro degli esteri Heiko Maas.

LA TURCHIA, BASTIONE DELL’ISLAM

Il presidente Turco, dopo il ritiro dell’ambasciatore francese ha mandato un messaggio chiaro al mondo musulmano, chiedendo di boicottare le merci francesi. Le continue provocazioni da parte di Erdogan hanno risvegliato cellule dormienti presenti in Europa, le quali armate di coltello hanno colpito in primis il professore Paty, ed in seguito cittadini francesi presenti in una chiesa. Nonostante la condanna da parte del ministro degli affari esteri Turco Cavusoglu, la Turchia con le sue provocazioni ha gettato benzina sul fuoco, lo stesso fuoco dello “scontro di civiltà” con l’Occidente, soprattutto per fini geopolitici. Questa strategia della tensione che si è attivata in Europa, ha trasformato quest’ultima nella così detta “Dar al-harb” cioè la Casa della guerra dove “regnano e vivono i non musulmani”. La Dar al-harb indica uno spazio dove è presente una forte conflittualità, in assenza della legge di Dio e della giustizia. In contrapposizione alla Dar al-harb, abbiamo la “Dar al-islam”, cioè la casa dell’Islam, intesa come il territorio sottoposto all’Islam ed abitato dai fedeli.

FUOCO A VIENNA

La sparatoria a Vienna, concepita come un’azione da parte di un commando addestrato, ha sollevato numerosi interrogativi. Uno degli attentatori principali è un cittadino austriaco, nato in Austria da una famiglia albanese del nord della Macedonia ed appartenente alla comunità islamica. Il 15% della popolazione austriaca è Turca, su circa nove milioni di abitanti. Oltre ai Turchi, sono presenti anche Albanesi, bosniaci, e macedoni, i quali si rifugiarono in Austria durante la guerra nei Balcani. Il rapporto tra la comunità islamica e le autorità viennesi si è deteriorato quando nel giugno 2018 è stata emanata una legge che ha chiuso 7 moschee, di cui 4 nella capitale, ed espulso 40 imam appartenenti alla comunità Turca che ricevevano supporto finanziario e logistico dall’ISIS oltre ad essere attivi nella propaganda per quest’ultimo. Proprio in Austria, l’emanazione di questa legge, è stata il “casus belli” che ha fatto infuriare Erdogan e soprattutto la maggior parte della comunità islamica. Il territorio europeo si è trasformato nel nuovo campo di battaglia tra l’Occidente e l’Islam spostandosi su una guerra asimmetrica, nonostante il conflitto si continui a combattere principalmente in Medioriente, dilaniato dalle invasioni di inizio secolo da parte degli USA che hanno cercato di sottoporre quei territori ad una “Pax Americana” dettata dal principio dell’esportazione della democrazia.

Redazione

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