IL FUOCO ISRAELIANO E LO SCUDO RUSSO

 IL FUOCO ISRAELIANO E LO SCUDO RUSSO

A cura di Luigi Olita 

I continui attacchi israeliani in Siria, a cui si è aggiunto, ultimamente, quello americano ordinato da Biden, sono un vero e proprio pericolo. Oltre a violare continuamente il diritto internazionale, Tel Aviv mette a rischio l’incolumità delle forze armate siriane, le quali non hanno mai attaccato negli ultimi anni Israele, ed anche le forze armate russe. Queste ultime, poste a guardia del territorio e dello spazio aereo siriani dal 2015 per fronteggiare il terrorismo islamico dell’Isis, hanno subito la perdita di un aereo militare proprio per colpa delle manovre aeree illegali da parte di Tel Aviv. Precisando che è un sacrosanto diritto da parte dello Stato di Israele difendere i suoi confini dalle minacce terroristiche e dai nemici esterni così come avvenne in passato, le questioni, rispetto alle passate guerre dei sei giorni e dello Yom Kippur, sono oggettivamente cambiate.

Tel Aviv è riuscita ad imporsi come potenza regionale e guadagnare terreno palestinese ed ha acquistato anche le alture del Golan appartenenti de iure alla Siria. Sin dal 2011, Israele si è unito alla guerra per procura iniziata dagli USA contro la Siria, assumendo anche un ruolo fondamentale nel procedere al rovesciamento del regime di Damasco, con lo scopo di accerchiare Teheran. Quest’ultima ha radicalmente aumentato la sua presenza in Siria per supportare il presidente Assad insieme alle truppe degli Hezbollah libanesi, sempre chiamati da Damasco a fronteggiare l’Isis. Questi due attori, sono a tutti gli effetti una minaccia storica per il governo di Tel Aviv, il quale procede con costanti raid aerei contro le milizie filo iraniane coinvolgendo nei bombardamenti anche i soldati dell’esercito siriano. In questo caso si tratta di un attacco contro lo stato interessato, così Israele continua a commettere violazioni internazionali attirando in questo modo anche le ire della Russia. 

Quest’ultima è estremamente irritata per le azioni offensive dell’aviazione israeliana che mettono a repentaglio la vita non solo dei proxy iraniani e delle truppe di Damasco ma anche quelle dei soldati russi. Per rispondere alle minacce aeree provenienti da Tel Aviv, la strategia di Mosca potrebbe essere una sola, quella di rispondere al fuoco con il fuoco; infatti è sempre più concreta la strategia dell’esercito russo di utilizzare i sistemi di difesa aerea per intercettare gli aerei israeliani ed in extrema ratio, aprire il fuoco contro di essi ed abbatterli. Stessa cosa dicasi per l’Iran, il quale ha iniziato, dopo gli ultimi bombardamenti, a schierare la propria forza di difesa aerea per mano delle guardie della rivoluzione, primi obiettivi dell’aviazione israeliana. 

Le mosse di Mosca potrebbero innescare in questo modo non tanto una reazione da parte di Tel Aviv, che per timore reverenziale verso il partner russo si troverebbe all’angolo anche per la presenza di una consistente comunità russa ebraica in Israele che ha come maggiore interlocutore l’ex ministro della difesa Avigdor Lieberman. Il campanello di allarme potrebbe suonare proprio dagli USA, i quali, freschi di un recente bombardamento costato la vita a circa una ventina di miliziani, avrebbero il pretesto per difendere lo storico alleato regionale, il quale non finisce mai di perseguire i suoi interessi geopolitici e di sicurezza nazionale, pur scadendo nella continua violazione del diritto internazionale sulla strada per Damasco.

Luigi Olita

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