GAME OVER A NETHANYAU?

 GAME OVER A NETHANYAU?

A cura di Luigi Olita 

Si pensò subito che dopo le ultime, ennesime, elezioni in Israele tenutesi due mesi fa non si sarebbe arrivati ad un nulla di fatto. Il consolidato potere di Benjamin Netanyahu e le due settimane di bombardamenti tra TelAviv ed Hamas, hanno come sempre visto il premier Bibi come il vero protettore dello Stato ebraico. Le cose in questi giorni, però, stanno prendendo una piega diversa, poiché potrebbe essere arrivato davvero il momento in cui Bibi Nethanyau uscirà fuori dai giochi di governo. A sancire la sua “fine” politica potrebbero essere due attori politici diversi tra di loro ma allo stesso tempo legati da un solo obiettivo: dare un governo al Paese e dunque far sparire dalla scena politica l’attuale premier. Naftali Bennet, leader di Yamina, coalizione che riunisce sotto la sua egida una serie di partiti di estrema destra, e Yair Lapid, leader del partito centrista Yesh Atid. Bennett, ex membro delle forze speciali di ricognizione dell’esercito israeliano, le Serayet Matkal, ed imprenditore nel settore dell’informatica, sin dagli inizi della sua carriera politica un fedelissimo di Benjamin Netanyahu. Infatti oltre ad aver ricoperto il ruolo di capo dello staff di Bibi, guidò anche il ministero degli affari religiosi e dell’economia sempre sotto il governo Nethanyau.

Yair Lapid appartenente alla destra radicale israeliana, si è sempre opposto alla soluzione a due Stati tra Israele e Palestina ed ha perseguito la strada dell’annessione diuna parte della Cisgiordania allo Stato ebraico. Di diversa estrazione ideologica è il suo interlocutore Yair Lapid, giornalista e vecchio alleato dell’attuale ministro della difesa Benny Gantz. Essendo un centrista, Lapid è più moderato rispetto a Bennett, ed allo stesso tempo anche più propenso a dialogare con il partito arabo. Quest’ultimo, nel possibile governo di unità nazionale che si potrebbe formare, dovrebbe fornire un appoggio esterno, dunque ascoltando le richieste della controparte palestinese. Ovviamente, le forze centriste capeggiate da Lapid, ed appoggiate dal partito laburista, e le forze di destra di Yamina e di Israel Beitenu sono diverse tra di loro, dunque la formazione di un governo sarebbe molto difficile da portare avanti come obiettivo. 

In questo contesto, la figura di Nethanyau, segnata da indagini ed accuse di corruzione, è fortemente dilaniataanche dalla situazione palestinese, esasperata nel corso degli anni dalla mancanza di dialogo. L’emergere sulla scena politica di questi due nuovi leader, e di cui NaftaliBennet incarna la parte più radicale ed estremamente nazionalista, andrebbe a rimuovere in parte l’eredità di Nethanyau ed affermare una nuova era all’interno della regione. Se l’accordo dovesse andare in porto, i due politici riceverebbero a turno l’incarico di primo ministro, ad iniziare probabilmente da Bennet, con Yair Lapid alla guida temporanea del dicastero degli esteri o dell’economia. Un possibile governo Bennet non inizierebbe sicuramente sotto i migliori auspici, sia per il temporaneo cessate il fuoco con Gaza, sia per l’amministrazione Biden alle prese con un possibile riavvicinamento con l’Iran. L’ex maggiore delle SerayetMatkal, uomo poco propenso al dialogo con la controparte governativa di Gaza e soprattutto con i suoi finanziatori iraniani ed arabi, potrebbe già partire con il piede di guerra, incoraggiato da una coalizione di destra avvezza più all’espansione ed all’annessione che al compromesso. 

In questa situazione politica fortemente ingarbugliata, è notizia di questi giorni di un nuovo arrivo ai vertici della sicurezza israeliana, infatti Yossi Cohen, capo uscente del Mossad è stato sostituito dal suo vice ed ex militare David Barnea. Il cambio di vertice all’interno del servizio segreto più letale al mondo, vedrebbe il nuovo direttore alle prese con la difficile situazione palestinese e che potrebbe avere come primo interlocutore proprio il nazionalista Bennett. In questa settimana assisteremo alla fine delle trattative ed alla possibile formazione del nuovo governo israeliano, di cui Benjamin Netanyahusarebbe, ancora una volta, pur non essendo protagonista, il filo conduttore che permetterebbe la sua formazione.

Luigi Olita

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