GIU’ LE MANI DALLA BASILICATA

 GIU’ LE MANI DALLA BASILICATA

Il 2021 è iniziato con un “Coup de Theatre” della Sogin. La Società Pubblica di Gestione del Nucleare ha, dopo anni, svelato la nuova mappa dei siti delle aree potenzialmente idonee ad ospitare il futuro deposito nazionale dei rifiuti radioattivi. Nella lista dei vari cimiteri in cui seppellire le scorie nucleari sono state inserite come candidate diverse località della nostra Basilicata. Ci risiamo, già nel 2003 si decise di ubicare il deposito nazionale delle scorie nucleari nella nostra regione, per la precisione a Scanzano Jonico in località Terzo Cavone. Questo provocò 15 giorni di rivolta pacifica e civile di tutta la popolazione lucana, tale da far cambiare idea a chi voleva fare della Lucania la pattumiera d’Italia. Oggi, a distanza di 18 anni, la Sogin individua ben 13 aree nella nostra regione ed altre 5 a cavallo con la Puglia in cui poter potenzialmente insediare il deposito. Come di moda in questo periodo la mappa stilata dalla società di Stato divide i siti in maniera cromatica: verde smeraldo (aree con punteggio alto), verde pisello (aree con punteggio buono), celeste (isole) e giallo (zone possibili, ma meno adatte).

Il Premier Giuseppe Conte in questi mesi ha fatto proseliti; non bastava atterrire gli italiani con i vari colori attribuiti alle regioni a secondo dell’andamento dei contagi da Covid-19, ora ci si mettono anche i gestori dell’atomico a “dare i colori”. La storia del nucleare in Italia è connotata da scelte approssimative e confuse, date più dall’emotività delle varie crisi energetiche che dalla ragione. Nel 1952 il CNRN (Consiglio Nazionale per le Ricerche Nucleari) autorizzò la costruzione di 6 impianti nucleari, al 1987 solo 4 saranno terminati. Nel 1982 il CNRN diventa l’ENEA, ente che si occuperà di energia nucleare ma anche di studiare forme di energia alternative. La corsa Italiana all’energia atomica subirà il suo primo stop con il Referendum del 1987 e lo stop definitivo con quello del 2011, che determinò la chiusura del programma nucleare italiano. Cosa resta di questa confusione tutta italiana durata 70 anni sulle scelte energetiche nazionali? Solo scorie e tanto inquinamento.

Ancora c’è da completare il totale smantellamento, la rimozione e la decontaminazione di strutture e componenti degli impianti nucleari esistenti. La Sogin, a cui il Governo ha affidato l’incarico di smantellare le centrali e le loro inquinanti scorie radioattive, decide di stoccarle in un unico deposito nazionale. Questa volta però la Basilicata non si farà trovare impreparata. Le Istituzioni locali, con in testa la Regione, hanno già dichiarato di essere unite e compatte a negare l’autorizzazione per la realizzazione in Lucania di qualunque deposito di scorie: giù le mani dalla Basilicata. Certo, bisogna essere degli arguti scienziati per inserire una regione come la nostra tra le possibili candidate ad ospitare il cimitero delle scorie. La Basilicata subisce le politiche energetiche nazionali, date dalle estrazioni petrolifere in Val d’Agri ed a Tempa Rossa. Subisce in primo luogo perché la politica nazionale delle royalties non dona certamente il ristoro necessario e desiderato in termini economici al troppo inquinamento prodotto nelle aree di estrazione; in secondo luogo, una regione che fa del turismo e dell’agricoltura sostenibile i suoi cavalli di battaglia e di rilancio mal si sposa con l’idea di inquinamento portata da un deposito di scorie radioattive. Per tutta questa serie di ragioni noi saremo il cane da guardia, vigileremo per tutti i lucani e lotteremo al loro fianco esclusivamente per il bene della nostra comunità. GIU’ LE MANI DALLA BASILICATA.

di K. von Metternich

K. von Metternich

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