GIUSTIZIA, UNA ROULETTE TRIBALE

 GIUSTIZIA, UNA ROULETTE TRIBALE

Trent’anni di carcere, ridotti a venti per la scelta del rito abbreviato. E’ una condanna “monstre” quella pronunciata nel processo di primo grado a carico dell’ex custode del cimitero monumentale di Potenza, Vito Vaccaro, accusato di falso e corruzione per aver gestito almeno una ventina di compravendite illegali di loculi all’interno della struttura. Circa 32 mila euro di tangenti. Un traffico sui defunti bieco ed osceno, assolutamente deprecabile e da condannare ma riflettendo sulla sentenzdata in primo grado (sarà auspichiamo ridimensionata nei gradi successivi) è oscena essa stessa. E non da un punto di vista giuridico o in punta di diritto, non abbiamo letto le carte e non siamo ne giuristi e ne giudici ma semplicemente a rigordi logica.

Io credo nel Metalogicon. Il titolo dell’opera di Giovanni di Salisbury che significa letteralmente “in difesa della logica”. Assistiamo semplicemente all’attuazione di provvedimenti legati alla violazione di articoli penali ma il fatto, concretamente, lo si è logicamente discusso? E’ possibile che in Italia autori di femminicidi se la cavino in 15 o 10 anni di carcere?Lo stesso dicasi degli autori di efferati delitti o dei pirati della strada, è una cosa da Paese civile? Se la Giustizia Italiana avesse un approccio concretamente e sostanzialmente logico non potremmo che veder condannati questi delitti ad almeno il doppio o il triplo rispetto alla corruzione del Vaccaro e non vederla arrovellarse sottomettersi a norme, interpretazioni ed umori di chi decide nei tribunali. Non discuto la condanna a Vaccaro, neppure lo conosco, ma se la giustizia ha ancora un significato profondamente etimologico e valoriale, beh allora signori giudici condannate gli assassini a cinquanta anni e senza possibilità di uscite abbreviate perché il recupero di chi compie tali atti dovrà essere lungo, perfino eterno.

di Giovanni Salvia

Giovanni Salvia

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