GOLPE ALLA DEMOCRAZIA

 GOLPE ALLA DEMOCRAZIA

La magistratura è un potere invadente. Questo il triste dato che si evince dalle ultime registrazioni pubblicate. Lo dicevamo già con le intercettazioni di Palamara, ora c’è la conferma. Certo non tutta la magistratura, ma questo, purtroppo, non conta. Bastano poche Procure a cambiare il normale svolgimento della democrazia. Berlusconi fu defenestrato dai giudici eppure era stato votato dai cittadini. Quindi? Il potere elettorale, sacrosanto nella Costituzione, è stato violentato. Non vediamo, però, tutti quei qualunquisti e giustizialisti dei pentastellati lamentarsi, non vediamo quella becera cult society di sinistra appellarsi ai diritti del cittadino. Dove siete? Silenzio assoluto. Lo stesso colpevole silenzio dei mass media. Eppure è un golpe. Un golpe alla democrazia.

La registrazione audio pubblicata dal “Riformista” riporta le parole del magistrato Amedeo Franco, relatore in Cassazione del processo Mediaset in cui il Cavaliere riportò una condanna passata in giudicato il 30 luglio 2013, sfociata poi il 27 novembre nell’espulsione dal Senato in forza della legge Severino. Che la Cassazione replichi che “non risulta che il consigliere Franco abbia manifestato un dissenso” e comunque ribadisce che quello su Berlusconi “non fu un verdetto pilotato” e il processo si è svolto “nel pieno rispetto del giudice naturale precostituito per legge” e il fascicolo venne assegnato a un collegio “già costituito in data anteriore all’arrivo” degli atti in Cassazione, sono meravigliose “stupidate”. Nessuno ha parlato che non vi sia stato il giudice naturale a giudicare ma piuttosto come questo abbia giudicato. Cara Cassazione parliamo del merito non del metodo. Ma dimenticavo che i magistrati nel merito possono sempre sbagliare, loro sono ingiudicabili e insindacabili e irresponsabili.

Ecco alcuni stralci della registrazione di Franco, giudicate voi: “Berlusconi deve essere condannato a priori perché è un mascalzone! Questa è la realtà… A mio parere è stato trattato ingiustamente e ha subito una grave ingiustizia… L’impressione è che tutta questa vicenda sia stata guidata dall’alto. In effetti hanno fatto una porcheria perché che senso ha mandarla alla sezione feriale? Voglio dirlo per sgravarmi la coscienza, perché mi porto questo peso del… ci continuo a pensare. Non mi libero… Io gli stavo dicendo che la sentenza faceva schifo”. “Sussiste una malafede del presidente del Collegio, sicuramente”, dice inoltre Franco sostenendo la tesi secondo cui il magistrato Antonio Esposito, presidente della sezione feriale della Cassazione che emise la sentenza di condanna del 2013, sarebbe stato “pressato” per il fatto che il figlio, anch’egli magistrato, era indagato dalla Procura di Milano per “essere stato beccato con droga a casa di…”. La conclusione del relatore di Cassazione, nel colloquio rubato, è che “si poteva cercare di evitare che andasse a finire in mano a questo plotone di esecuzione, come è capitato, perché di peggio non poteva capitare“.

La registrazione viene alla luce stranamente oggi, dopo ben sette anni, dopo l’esecuzione della pena. Come mai? Dovremmo, se ahinoi non fossimo italiani e popolo di voltagabbana, scendere in piazza per difendere i nostri diritti. Non in nome di Berlusconi per carità ma in nome della sacralità della scelta elettorale e della Costituzione. La divisione e l’autonomia dei poteri non possono resistere di fronte ad una invasiva magistratura che vuol controllare il Paese. La magistratura è andata oltre. Molti lo dicevano e lo denunciavano ma spesso erano denigrati. Oggi è evidente invece che taluna magistratura politicizzata ha dettato i tempi dei nostri governi, ne ha aperto le crisi, li ha mandati a casa. L’apertura a tempo dei famigerati cassetti delle Procure, con accuse magari infondate o poco corroborate da valide prove, con le colpevoli e puntuali fughe di notizie che in un paese come l’Italia diventano già reato, sono stati e saranno gli ingredienti di questi veri e propri attentati alla nostra democrazia. Se amassimo il nostro Paese, la libertà e la democrazia dovremmo dimostrarlo. Ora.

di Giovanni Salvia

Giovanni Salvia

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