GUERRA IN LIBIA: IL GOVERNO ITALIANO ASSENTE

 GUERRA IN LIBIA: IL GOVERNO ITALIANO ASSENTE

La Pandemia rischia di distogliere l’interesse da una questione di vitale importanza per la politica del nostro Paese: la guerra in Libia. La guerra civile in Libia è sì un problema che riguarda la nostra politica estera, ma ha effetti che si riverberano in modo deflagrante anche sulla politica interna. La guerra dimenticata ed il caos statuale creatosi sono decisivi per gli incontrollati fenomeni di migrazione verso l’Europa che coinvolgono in primo luogo la nostra Penisola. Tutti noi abbiamo presente quanto il problema migranti abbia influenzato ed inasprito il dibattito politico nazionale ante Covid-19.

Per dirla in breve, in Libia, oggi, si combattono ad un livello di guerra civile due soggetti: il Governo di Accordo Nazionale di Tripoli, appoggiato dagli organismi internazionali, dalla Turchia e dall’Italia, guidato da Fayez al-Sarraj, e le Milizie LNA di Khalifa Haftar sostenute da Russia ed Egitto. Questo è pertinente, come scritto, ad un livello di conflitto definito intra-libico; purtroppo, da mesi questo conflitto interno ha innalzato il suo grado di scontro ed è diventato una guerra che riguarda in modo diretto ed indiretto varie Potenze esterne alla Libia. In parole povere, sulle ceneri delle distrutte città libiche si stanno combattendo gli interessi geopolitici ed economici di Turchia, Qatar, Russia, Egitto ed Emirati Arabi. Tutti Paesi alla ricerca di un posto al sole nell’area mediterranea.

Queste importanti e preponderanti presenze esterne dovrebbero preoccupare non poco i facitori della politica estera italiana ed europea. Per fare chiarezza sugli attuali sviluppi dell’affaire Libia bisogna fare un passo indietro e vedere la genesi della situazione libica e in questo non possono non essere taciuti e notati gli errori strategici compiuti dall’Europa silente all’iniziativa di attacco della Francia e appoggiata dagli Stati Uniti. Errori che portarono la NATO spinta dall’interessata Francia (petrolio) ad appoggiare, in nome della cosiddetta Primavera Araba e di una improbabile spinta democratica, i moti anti Gheddafi del 2011. Tanto che, il risultato della caduta e della conseguente uccisione del Colonnello furono lo sprofondare della Libia in una situazione di guerra civile permanente, pericolosissima per gli interessi strategici, economici e geopolitici dell’Italia.

Francia ed USA sono da individuare come le principali potenze occidentali colpevoli di questo stato di guerra permanente in Libia, avendo determinato la caduta del regime di Gheddafi senza saper prevedere le sue disastrose conseguenze sulla stabilità di tutta la zona nordafricana e tutto ciò solo per ragioni economiche. L’area del Nord Africa oggi è alle prese da una parte con l’azione terroristica di forze jihadiste e di gruppi islamisti e dall’altra con l’insostenibile spinta migratoria dei Paesi subsahariani. Alla situazione già di per sé instabile si aggiunge un conflitto libico che rischia di far da sfondo ad una guerra tra vecchie e nuove Potenze mondiali in cerca di spazi di interesse.

Il ruolo dell’Italia, storicamente sempre primario in Libia, è oscuro ed oscurato dall’assenza di un chiaro e lungimirante progetto in tema di politica estera. E’ facile dare la colpa della nostra irresponsabile assenza nell’area al Coronavirus che ha impegnato in questi mesi il Governo soprattutto sulla politica interna e sanitaria, ma l’Italia non può permettersi il lusso di agire da spettatore in un contesto così vitale ed essenziale per noi come quello dello scacchiere libico. Il Governo italiano, in particolar modo il Presidente del Consiglio Conte ed il Ministro degli Affari Esteri Di Maio, dovrebbe avere una chiara visione politica degli assetti libici e di come difendere gli interessi nazionali nell’area. Interessi nazionali che in Libia si chiamano: ENI S.p.A. (petrolio e gas) e possibile gestione anticipata in sicurezza dei flussi migratori subsahariani.

L’Italia senza una lungimirante e pragmatica politica estera in Libia rischia di vedersi privare del proprio ruolo di mediazione e peacekeeping e di diventare, in un quadro europeo sempre confuso, unico porto di sbarco per gli ignobili trafficanti di esseri umani del Mediterraneo. Conte e Di Maio devono battere un colpo prima che sia troppo tardi e che stati come Turchia e Russia ci sottraggano del tutto la nostra storica posizione di influenza sull’area nordafricana.

di K. von Metternich

K. von Metternich

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