HEIDEGGER E LA TEMPORALITA’ ESISTENZIALE: “SI VIVE IL FUTURO” (a cura di G. Caputo)

 HEIDEGGER E LA TEMPORALITA’ ESISTENZIALE: “SI VIVE IL FUTURO” (a cura di G. Caputo)

Martin Heidegger è considerato da molti il più importante filosofo del XX secolo. Ha aperto uno sconfinato orizzonte al pensiero filosofico occidentale ponendo nuovamente la domanda sul senso dell’Essere. Con la sua opera principale ed incompiuta, Essere e Tempo (1927), ha orientato la ricerca filosofica dei decenni successivi, fino ai giorni odierni. Una sua allieva d’eccezione, Hannah Arendt riferendosi a lui scrisse: “Il pensiero ha ripreso a vivere, il patrimonio culturale del passato, che si credeva estinto, ha ripreso a parlarci … forse è possibile imparare a pensare”. Nel lungo sviluppo del suo pensiero, egli ha sempre ricercato la verità dell’Essere: gli esseri umani si pongono delle domande sui fenomeni che osservano ma, secondo Heidegger, è l’uomo stesso oggetto della domanda.

Una questione che non potrà mai chiudersi definitivamente. Il percorso di Heidegger parte dallo studio della fenomenologia, cioè l’esame dei fenomeni che si rivelano con immediatezza ed evidenza allo Spirito, legato al problema dell’esistenza in cui il significato della vita diventa il problema fondamentale, soggetta alle incertezze ed instabilità, agli avvenimenti che l’uomo non riesce a controllare, allo stato di angoscia e paura che ciascuno di noi prova nel proprio cammino. In Heidegger prevale, dunque, un senso di nichilismo esistenziale: l’uomo si affaccia nel mondo dal nulla e dopo un’esistenza fugace, con la morte rientra nel nulla. Una visione pessimistica e quasi a-religiosa di Heidegger, in cui però erompono due personaggi storici, che segneranno profondamente l’analisi del suo pensiero: Agostino d’Ippona e l’Apostolo Paolo.

La visione agostiniana della vita gli farà scoprire esplicitamente per la prima volta l’inquietudine del cuore dell’uomo (nelle Confessioni di S. Agostino) e la scoperta della temporalità esistenziale compiuta da S. Paolo, quell’esperienza che “vive il tempo stesso”, la vita dell’uomo, con la finitezza della vita umana, è tempo: “il presente viene sempre dopo l’avvenire. L’avvenire è l’origine della Storia” (Lezioni del semestre invernale 1937-38). Si vive il futuro dunque, non cronologicamente, ma esistenzialmente (C. Esposito, HEIDEGGER, il Mulino, Bologna 2013) senza poter mai sapere esattamente quando l’evento che si attende accadrà, ma vivendo il presente come attesa.

Redazione

Articoli correlati

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *