IL BRACCIO DI FERRO DI MADURO ED IL VECCHIO CONTINENTE

 IL BRACCIO DI FERRO DI MADURO ED IL VECCHIO CONTINENTE

A cura di Luigi Olita 

L’ultimatum lanciato alla fine di febbraio dal Presidente venezuelano, Nicolas Maduro all’ambasciatrice dell’Unione Europea a Caracas, è stato un vero e proprio affronto alle autorità di Bruxelles. Le accuse lanciate da Maduro contro le continue provocazioni, a detta del Presidente Bolivariano, da parte dell’UE erano diventate talmente irritanti da scatenare la sua dura reazione, poi sfociata nell’espulsione da Caracas del corpo diplomatico europeo. L’UE non è la prima volta che attua pressioni sul Presidente Maduro, infatti lo ritiene un impostore a capo del Venezuela dopo avere imbrogliato alle ultime elezioni presidenziali e riconosce come legittimo Presidente del Venezuela, Juan Guaido. Quest’ultimo è a tutti gli effetti un uomo spalleggiato e protetto dai servizi segreti americani e allievo prodigio della George Washington university.

Proprio pochi giorni fa il Parlamento Italiano ha riconosciuto, anche grazie al consenso del movimento cinque stelle, Juan Guaido come leader dello Stato sud americano. Questo cambio di passo del M5S, da sempre sostenitore di Nicolas Maduro e del socialismo latino americano contro l’imperialismo USA, pone la politica Italiana orientata fortemente verso Guaido, condannando dunque insieme a tutta l’UE e Washington la presidenza di Maduro. Quest’ultimo, pur non essendo un santo, anzi autoritario quanto basta da allestire gli squadroni della morte con lo scopo di combattere i nemici dello Stato, è un leader eletto dal popolo. La sua elezione, seppur contestata dalla maggior parte dell’Occidente con in testa USA ed UE, venne difesa tempo addietro da Jimmy Carter, ex Presidente USA e famoso per essere stato il Presidente in carica durante la rivoluzione Khomeinista in Iran. Proprio Carter affermò che le elezioni in Venezuela erano perfettamente legittime, difendendo a spada tratta il sistema elettorale venezuelano e sollevando obiezioni proprio su quello statunitense.

Carter, conosciuto sicuramente per non essere un socialista, dunque non un sostenitore di Maduro ed appartenente ad un contesto geopolitico ed ideologico totalmente diverso, sollevò il tema della legittimità del potere del leader venezuelano, seppur condannabile per numerose azioni di violenza e per una gestione dell’economia a tratti disastrosa. Quest’ultima, anche se contrassegnata da errori e gestita in modo meno lungimirante rispetto al suo predecessore e padre politico Hugo Chavez, è stata immobilizzata dalle sanzioni americane ed europee, che hanno contribuito ad affossarla ancora di più. Oltre alle continue minacce e sanzioni da parte del vicino americano, il comportamento europeo, omologato a quello di Washington, è sicuramente condannabile proprio per la sua continua ingerenza all’interno degli affari di uno stato sovrano quale è la Repubblica Bolivariana.

Nicolas Maduro ha fortemente condannato le settimane addietro l’arroganza “colonialista” dell’UE, sostenendo che non è possibile che il “Vecchio Continente” si continui ad immischiare negli affari interni di Caracas, sostenendo il “golpista” Guaido e dunque minando le basi del potere venezuelano, guadagnato legittimamente alle urne. Le stesse Nazioni Unite hanno condannato fortemente le sanzioni americane ed europee contro il Venezuela. Le sanzioni economiche da parte di Washington, iniziate nel 2005, si sono attualmente intensificate non solo andando a mettere a dura prova ancora di più le condizioni di vita dei venezuelani, ma stanno contribuendo a distruggere l’economia del paese paralizzando i beni della compagnia petrolifera della nazione, la PDVSA e della banca centrale del Venezuela. Il congelamento di beni e le continue violazioni del diritto internazionale hanno dato un forte input al governo di Caracas di aprire le porte del paese alla Russia di Putin, entrando in questo modo sotto l’ala protettiva di Mosca, e permettendo all’arci nemico del Vecchio Continente e di Washington di posizionarsi alle porte di casa di quest’ultimo.Per quanto possa essere condannabile il delfino di Chavez, la sua presa di posizione verso le ingerenze europee è un chiaro segno di opposizione verso questo atteggiamento “colonialista” che non dovrebbe assolutamente contraddistinguere l’UE, la quale dovrebbe basarsi sul dialogo e sulla diplomazia, principi importanti sin dalla sua origine. Maduro, il quale al pari di Putin non è allineato alle pretese americane ed europee, sta chiaramente subendo un tentativo di sabotaggio internazionale da parte del mai sopito imperialismo occidentale. Una cosa a dir poco vera, se non fosse per l’enorme quantità di oro nero presente nel sottosuolo.

Luigi Olita

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