IL BRICOLAGE DELLA POLITICA

 IL BRICOLAGE DELLA POLITICA

Molti tendono a sottovalutare il fatto che anche il non operare una scelta rappresenta una scelta. Chi sceglie di non assumersi le responsabilità o lo fa in ritardo, sta comunque decidendo: sta permettendo che siano gli altri a decidere per la sua persona di conseguenza tutto ciò che ne conseguirà sarà comunque il risultato delle sue incertezze. Superare le incertezze sarebbe invece l’unico modo per decidere veramente. Un Governo, che sia di destra, di sinistra o di qualunque orientamento, dovrebbe decidere e difendere quelle decisioni fino in fondo. Le pressioni mediatiche invece, come la storia insegna, producono effetti alcune volte positivi altre volte negativi. Spesso il sistema pseudodemocratico di oggi, stile Usa, ha usato ed abusato dei mass media per dirigere l’opinione pubblica così come fanno nei consumi le multinazionali.

Operazioni conseguite con eventi in qualche modo diretti da ottimi burattinai: il rapimento e l’assassinio Moro con il mancato “compromesso storico”, la strage di Ustica, la Libia e Gheddafi, l’Iraq e Saddam o ancora Istraele e Palestina. Tutte storie date in pasto alla popolazione per approvare politiche anche sanguinose e perfino criminali. L’opinione della massa è stata indirizzata per applaudire le scelte e le decisioni della governance dirigente, decisioni che in quel momento sono state fatte apparire come inevitabili e a difesa della democrazia. Per poi scoprire il contrario. Tutto ciò per cercare il sostegno dell’opinione pubblica. Ed allora è il cane che si morde la coda. La democrazia premia un Governo con il voto o lo punisce ma fino a che punto quel Governo opera per inseguire solo il consenso o perfino, come detto, per costruirselo in maniera fraudolenta?

Un Governo dovrebbe essere decisionista a prescindere. L’ideale sarebbe che non usi l’opinione pubblica a corroborare le proprie decisioni piuttosto la ascolti ma mantenendo ferma la propria responsabilità su scelte ponderate che potrebbero portare anche a provvedimenti impopolari. In poche parole decidere ed assumersi le responsabilità di scelte politiche, economiche, etiche che verranno giudicate ex post dall’elettorato. Questo è il vulnus. Proprio nella democrazia, nel voto paradossalmente. In alcuni casi però, e veniamo all’Italia di oggi, si è di fronte ad una politica spuria: l’opinione pubblica non viene abusata (menomale) e neanche ascoltata in una fase iniziale, il Governo sembra inseguire la protesta subendo la pressione mediatica per poi cambiare la decisione.

Molteplici gli esempi. Dalla Giustizia in cui il Ministro prima decide di nominare un Dap poi cambia idea, poi ancora lo difende e difende il sistema giustizia che permette a tanti ergastolani di uscire in libertà e poi lo stesso Ministro è pronto ad un decreto legge per farli tornare in carcere (giusto). Ed ancora, la serie A di calcio non terminerà il campionato sull’onta della decisione avventata della Francia ma se tutti insistono per bene ecco aprirsi (giustamente) uno spiraglio (Germania docet). Così sulle aperture differenziate nelle varie regioni del Paese rispetto al contagio differente. Reclamate a gran voce dai governatori del Sud e di centrodestra prima tali aperture (Calabria) subiscono i ricorsi del Governo poi vengono effettivamente disposte. Tutte decisioni giuste.

Quindi scriviamo bravi, finalmente. Un Governo a chiamata? Così è se vi pare. O forse un Governo ad inseguire così ancora con il Mes e l’Europa. Se i provvedimenti vanno nella direzione giusta, meglio tardi che mai. Il problema è più, per così dire, di valenza morale ed istituzionale. Quanto vale un Governo che non prende una decisione propria e la sposa fino in fondo assumendosi la responsabilità perché convinto di quella strada? E’ un Governo che regala insicurezza ed è inutile ricordare il peso sulla coscienza di migliaia di morti per non aver dichiarato zona rossa l’intera Lombardia o quantomeno il bergamasco già all’alba del primo contagio ad Alzano il 24 febbraio. Il dramma sono i migliaia di lavoratori, di imprenditori e una economia che, in questo caso, non farà alcuno sconto.

Giovanni Salvia

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