IL CANTO DELLA CICALA

 IL CANTO DELLA CICALA

L’Italia come una cicala. Un canto costante metaforicamente improduttivo. Commentare l’evento epocale di questi mesi è un dovere. Dare giudizi anche. Premettendo che sarebbe stata una prova difficilissima per chiunque si fosse trovato a governare un Paese colpito dal Covid 19 non ci si può esimere dal confrontare i dati e le diverse soluzioni proposte quantomeno in Europa. Ebbene appare evidente che l’Italia non è ai vertici per bravura e prontezza, come lo stesso Governo declama, nell’aver affrontato la pandemia. In Italia il nostro totale lockdown ha prodotto 1 contagiato ogni 258 abitanti e un morto ogni 1.780 (circa il 14.5%), in Svezia, senza alcun lockdown e con un contagiato ogni 241 abitanti (quindi in percentuale più contagi) ci sono stati 1 decesso ogni 2.212 abitanti (circa l’11%). Ora questi sono dati e significano tantissimo perché meno morti ed economia salva il confronto dell’Italia non regge. La Germania con un lockdown parziale e mai totale ha avuto soltanto il 4,7% dei decessi ed economia parzialmente salva oltre che avere iniziato ogni attività prima di tutti. E allora?

Quantificare l’impatto dello shock senza precedenti che sta investendo l’economia italiana è un esercizio connotato da ampi livelli di incertezza, ahinoi la stessa incertezza che ha altresì connotato la guida del Governo nazionale. Alla fine del 2019 l’economia italiana presentava evidenti segnali di stagnazione, solo in parte mitigati, a inizio 2020, da alcuni segnali positivi sulla produzione industriale e il commercio estero. A partire da fine febbraio, il dilagare dell’epidemia di COVID-19 e i conseguenti provvedimenti di contenimento decisi dal Governo hanno determinato un impatto profondo sull’economia, alterando le scelte e le possibilità di produzione, investimento e consumo ed il funzionamento del mercato del lavoro. Inoltre, la rapida diffusione dell’epidemia a livello globale ha drasticamente ridotto gli scambi internazionali e quindi la domanda estera rivolta alle nostre imprese. Così la caduta eccezionale del Pil italiano nel primo trimestre (-5,3% rispetto al trimestre precedente). L’ampiezza della caduta della produzione nel secondo trimestre del 2020, più marcata di quella del primo, e la velocità della ripresa dei ritmi produttivi nel terzo e quarto trimestre fanno prevedere una marcata contrazione del Pil italiano nel 2020 (-8,3%).

Ecco le motivazioni: indecisione ed incertezza come al solito in Italia non producono cose buone. Siamo vittime del giudizio dei mass media, della litigiosità perpetua (oggi la notizia del ricorso al Tar per dei tavolini di un ristorante che occupavano un marciapiede), del giustizialismo paradossale. Insomma riflettiamoci, siamo vittime di noi stessi del nostro menefreghismo, del nostro poco senso civico e poco senso nazionale, del nostro rimandare agli altri le responsabilità. Poi c’è la burocrazia che è un macigno di cui non riusciamo a liberarci, ed ancora il debito pubblico fardello clamoroso e le colpe dei Governi precedenti che hanno smontato la sanità pubblica e le terapie intensive. Siamo un Paese in perenne ritardo ma la cosa più grave è che ci manca l’autocritica per migliorare. Continuiamo a fare la cicala mentre gli altri fanno le formiche.

di Giovanni Salvia

Giovanni Salvia

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