IL FUTURO DEL POTENZA CALCIO

 IL FUTURO DEL POTENZA CALCIO

Finalmente è andata in archivio questa travaglia e faticosa stagione agonistica 2020/21. Per il Potenza una salvezza conquistata con i denti, quando tutto sembrava perduto, senza dover ricorrere alla lotteria dei Play-Out dopo tre allenatori sostituiti e diverse vicissitudini sportive e societarie. Tutto è bene quel che finisce bene, ora a bocce ferme a tener banco è soprattutto il futuro della squadra rossoblù. Un futuro che è legato a doppio filo ai desiderata del Presidente Caiata. Un Presidente che solo fino a pochi mesi fa era pronto a lasciare il ponte di comando della nave rossoblù, mentre oggi sembra possibilista a rilanciare. L’ambiente potentino niente può ridire o imputare all’operato del Patron in questi anni, anzi deve solo essergli grato per il percorso intrapreso di rinascita del calcio in città. Un città, che per troppi anni, fino all’avvento di Salvatore Caiata, si era assuefatta all’anonimato calcistico delle serie dilettantistiche. Il Presidente venuto da Siena ha saputo dare la scossa ad un leone assopito ed indolente, riportandolo addirittura alle soglie della Serie B. 

Questa annata agonistica trascorsa è stata certamente sofferta, ma per la società potentina deve diventare un momento di necessaria esperienza e crescita per un rilancio in grande stile in vista del campionato 2021/22. I problemi del Potenza Calcio non hanno riguardato solo il terreno di gioco, ma si sono riconnessi ai momenti economici difficili dati dalla Pandemia con incassi da botteghino pari a zero e contributi degli sponsor ridotti da un’avversa congiuntura. Non per ultime, hanno amareggiato Caiata tutte le polemiche scoppiate sull’affaire nuovo/vecchio stadio. Polemiche condite da una certa retorica cittadina che tende da sempre a guardare con sospetto ai facitori vogliosi. La costruzione di uno stadio di proprietà è anche un problema di legislazione nazionale. Ancora oggi realizzare un nuovo stadio in Italia è un tabù, basta vedere i casi di Milano, Roma, Firenze e Bologna solo per citare metropoli dove tutto è fermo da anni. Solo Torino, Udine, Bergamo Reggio Emilia e Frosinone hanno dato il buon esempio. Una certa politica ancora non riesce a comprendere che se si vuole rendere sostenibile il sistema calcio italiano e farlo competere in Europa e nel Mondo le società hanno un urgente bisogno di mettere a bilancio stadi nuovi, moderni e di proprietà. La burocrazia elefantiaca italiana fa il resto. 

In piccolo a Potenza si è assistito a scontri di retrovia provinciali, dove la burocrazia ha voluto tarpare i sogni di chi voleva investire propri capitali per riqualificare zone cittadine in degrado da decenni e ridare slancio tramite lo sport ad un tessuto sociale depresso. Il Presidente Caiata, dati questi argomenti si trova di fronte ad una difficile scelta. Deve scegliere tra il cuore e il portafoglio. Negli ultimi tempi qualcosa si sta muovendo sia tra gli imprenditori locali (spesso sordi ai richiami del calcio) e sia tra alcuni investitori extraregionali. Sembra che il Presidente possa decidere tra rilanciare in prima persona con l’aiuto di un gruppo di imprese locali che lo affiancherebbero, anche dopo l’annunciato addio del Vice Presidente Fontana, o vendere il Potenza Calcio ad un gruppo di fuori regione identificato in SBM (Sport Business Management), che ha annunciato di voler rilevare la squadra del Capoluogo per rilanciare il progetto sportivo e quello dello stadio/cittadella dello sport. Comunque vadano le cose la speranza dei tifosi è quella di avere un Potenza Calcio competitivo in campo e fuori con la guida di una società salda e coesa, e se Caiata fosse ancora al timone tutti forse sarebbero un po’ più sollevati e tranquilli.

di K. von Metternich

K. von Metternich

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