IL RISCATTO DI CUBA

 IL RISCATTO DI CUBA

A cura di Luigi Olita 

Invasa, conquistata e messa sotto scacco continuamente dal vicino americano, Cuba è il prototipo di nazione che nonostante abbia un gigante ai suoi confini, dimostra di avere la pelle dura. Con la pandemia da Covid-19 scoppiata nel 2020, l’isola di Cuba ha mostrato tutta la sua solidarietà verso l’Italia, tra le nazioni più mutilate dal virus. Infatti, l’invio di un team di medici da L’Avana durante i primi mesi del Lockdown non solo diede scacco matto al perenne nemico americano, ma segnò l’inizio della sfida della piccola isola dal punto di vista della diplomazia sanitaria. Quest’ultima iniziò verso gli anni 60, quando appunto i medici cubani vennero inviati in Cile per soccorrere il popolo cileno, ferito dal grande terremoto. E stessa cosa accadde con l’Algeria nel 1963, mediante l’invio di un team di medici, prettamente a scopo umanitario e senza intascare nulla. Con il crollo dell’URSS e del blocco socialista negli anni 90, L’Avana non potendo più fare fronte alle spese economiche, decise di stipulare una serie di contratti a scopo medico con altri Stati, mediante “assistenza tecnica”. Il programma venne attuato non solo in Asia, America Latina e Caraibi, ma iniziò ad espandersi anche in Africa. 

Mediante la stipula dei contratti, non solo vennero inviati medici ma anche materiale sanitario ed attrezzature mediche. Nel programma diplomatico sanitario vennero poste le basi anche per la costruzione di università ed ospedali. Cuba ha portato avanti un programma di cooperazione sanitaria con svariati Paesi africani, fondamentale fu l’azione dei medici cubani nel fronteggiare l’inizio dell’epidemia di Ebola. Infatti oltre alla già consistente presenza di operatori sanitari cubani sul territorio, ne arrivarono altri quando la diffusione del morbo iniziò a diffondersi più rapidamente. Stessa cosa dicasi per l’epidemia da Covid-19, che ha permesso a Cuba e Pechino di identificarsi come i primi attori a fornire sia materiale sanitario sia personale medico ai Paesi africani ed europei. La Cina già da un paio di anni sta espandendo la sua presenza in Africa con l’apertura della prima base militare in Gibuti ed ha inaugurato insieme a L’Avana un’azione diplomatico sanitaria in salsa socialista per fronteggiare la diffusione del virus in Africa.

La vera sfida affrontata da Cuba sin dallo scorso anno è stata proprio in Europa; oltre alle missioni sanitarie avviate in Medio Oriente, America Latina e Caraibi, l’invio di una task force di medici in Italia fu una delle azioni più solidali ricevute dal nostro Paese. L’affronto da parte della piccola isola al gigante americano è continuato anche con la produzione del vaccino Soberana. Infatti, nel mese di marzo è stata approvata la terza fase di sperimentazione entrando nel novero dei Paesi possessori di un vaccino in fase avanzata. Il Soberana è il primo vaccino contro il Corona virus a nascere in America Latina che dovrebbe essere poi testato per verificarne gli eventuali effetti collaterali. Gli scienziati cubani, però, si sono attivati per produrre altri tre tipi di vaccini, cioè il Soberana 1, l’Abdala ed il Mambisa. Tutti e quattro, rispetto ai vaccini di produzione occidentale, non richiederebbero una conservazione a basse temperature e con la produzione del Mambisa, Cuba sarebbe la prima nazione a sperimentare uno spray nasale anti Covid insieme ad Israele. L’obiettivo dell’isola è quello di riuscire a vaccinare la popolazione entro la fine del 2021. La diplomazia sanitaria cubana è certamente orientata a diffondere il siero anche in Europa con lo scopo di continuare l’aiuto di stampo socialista iniziato durante la Guerra Fredda, ma ancora più necessario in questo momento. Nonostante il forte altruismo cubano verso l’Italia, quest’ultima ha avuto occasione ancora una volta di votare contro la risoluzione che appunto avrebbe diminuito le sanzioni alla piccola Isola e non lo ha fatto. Ciò è stato approvato ultimamente all’interno del Consiglio per i diritti umani a Ginevra con il voto favorevole dell’Italia, fedelmente ancorata all’Atlantismo, ma tradendo i primi veri soccorritori nei momenti più bui del 2020.

Luigi Olita

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