Il viaggio della lupa

 Il viaggio della lupa

A cura di Luigi Olita 

La vicenda della lupa, da un anno a questa parte oggetto di dibattiti nella città di Potenza, è stata caratterizzata da numerosi interventi di monitoraggio dell’animale e alle sue interazioni con l’ambiente cittadino. Le prime segnalazioni di avvistamento dell’animale da parte degli abitanti e della polizia locale avvenute a marzo del 2020, sono state seguite da una serie di azioni che hanno coinvolto sia l’amministrazione comunale, responsabile sul territorio locale della gestione della fauna selvatica, sia l’Osservatorio Regionale sulla Biodiversità Naturale (ORBN) del Dipartimento Ambiente della Regione Basilicata, referente per l’ambito regionale. I primi interventi hanno puntato al riconoscimento della tipologia di esemplare, attraverso l’installazione di foto-trappole nei luoghi di avvistamento e frequentazione dell’animale come via Torraca nei pressi della biblioteca per l’infanzia; strumenti che hanno ricondotto le sembianze, quindi il fenotipo, a quelle di un lupo e che hanno indicato l’immediato contatto con l’ISPRA, Istituto Superiore per la Ricerca Ambientale, massimo organo nazionale nella tutela della fauna selvatica. 

L’incertezza della reale identità del lupo (solo le analisi genetiche conducono all’accertamento dell’identità), tuttavia, associata ad un comportamento non specificatamente “selvatico” è stata governata dal Comune attraverso la legge n.150 del 1992 (Allegato A del D.M. 19 aprile 1996) che ha equiparato l’animale ad un ”canide”. Gli spostamenti del “presunto” lupo nelle zone limitrofe alla prima segnalazione, tra cui Rione Lucania, pur accertata la diffidenza alla presenza umana e con l’intento di preservare da potenziali pericoli sia l’animale che i cittadini, hanno indirizzato l’amministrazione comunale verso la sua captivazione (ordinanza n.116 del 2020) avvenuta l’8 dicembre 2020 con tele-sedazione presso l’area delle ex serre della facoltà di Agraria in via Filzi, grazie all’azione congiunta tra Polizia locale e i funzionari dell’ORNB. Alla collocazione nel canile comunale, con precise prescrizioni di isolamento data la possibile appartenenza alla specie “Canis lupus” è stata seguita una serie di prelievi di pelo e sangue, nonché l’accertamento del sesso femminile e dell’età, un anno e mezzo circa, attraverso l’esame dei denti. I campioni esitati dall’Istituto zooprofilattico di Lazio e Toscana, dopo un primo passaggio presso la sede di Puglia e Basilicata, hanno confermano l’appartenenza dell’animale alla specie “Canis Lupus Appenninico”. La reale identità della lupa ha attivato immediatamente le linee guida suggerite dall’ISPRA, invero già prima delle analisi genetiche, nell’ipotesi che potesse trattarsi di un lupo, indicando, quindi, il rilascio in natura munito di un radio collare satellitare GPS per un monitoraggio costante; diversamente, nel caso di ibrido, scegliendo la sterilizzazione e la cattività. 

Il supporto del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano, per tramite del Parco Nazionale della Maiella, ha consentito l’accesso gratuito al dispositivo satellitare GPS finalizzato al rilascio del lupo ipotizzato sul Monte Arioso (Parco Nazionale dell’Appennino Lucano) e realizzato presso la foresta demaniale della Grancia, dopo il diniego dell’Ente Parco. Sono bastati solo quattro giorni dall’operazione coordinata dai carabinieri forestali e dalla Polizia locale, per rilevare l’animale nuovamente in città. Esattamente il 28 dicembre nel quartiere Bucaletto. L’interesse suscitato dal lupo, in quanto primo caso in ambiente urbano, ha superato i confini regionali tanto da appassionare il professor Paolo Ciucci, dell’Università Sapienza di Roma, noto esperto di lupi in Italia, ed avviare una collaborazione scientifica e di ricerca per lo studio dell’esemplare e la sua interazione con gli altri animali e con l’uomo. L’approvazione del protocollo d’intesa (DGR Basilicata n.104/2021) tra Regione, Università Sapienza di Roma e Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano con finalità di monitoraggio ed etologiche ha prodotto il rilievo degli spostamenti dell’animale in diverse zone della Basilicata tra gennaio e febbraio 2021: Brindisi di Montagna, Albano di Lucania, Tricarico, San Chirico Nuovo, Tolve, Cancellara, Vaglio, e successivamente, diga della Camastra (Anzi, Trivigno, Castelmezzano, Laurenzana, Pietrapertosa). La presunta compagnia di altri lupi, favorita dal periodo di estro, ha rappresentato motivo di preoccupazione allorquando all’ennesimo ritorno a Potenza dell’esemplare, l’ISPRA sollecitata dall’ORNB, ha vincolato alla ricattura e alla sterilizzazione con successivo rilascio, scelta irreversibile a seguito dell’accoppiamento della lupa con un randagio, segnalato da alcuni cittadini nei pressi di Bucaletto il 23 marzo. La decisione del giorno e del luogo del rilascio dell’animale, condotto dopo la sterilizzazione e l’accertamento delle sue condizioni, al CRAS del Parco Regionale di Gallipoli Cognato, è stata deliberata durante un incontro on-line tra il dott. Genovesi e la dottoressa Aragno (ISPRA) e i funzionari dell’ORBN: al Parco di Gallipoli Cognato sarebbe stata preferita una zona più isolata ed impervia come quella del Parco Nazionale del Pollino, al confine tra i comuni di San Severino, Viggianello e Terranova del Pollino che, nonostante richiesta formale all’Ente e per motivi di equilibrio raggiunti dopo anni tra l’uomo ed il lupo nel territorio protetto, non si è resa disponibile dirottando il piano di liberazione dell’animale sulla prima opzione. La lupa, attualmente, è monitorata di continuo per seguirne tutti gli spostamenti e redigere, alla fine del ciclo vitale del radiocollare GPS, un’opportuna relazione scientifica, tenendo conto che ormai la piccola è stata “adottata” telematicamente dall’ORBN.

Luigi Olita

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