IRAN ED ISRAELE AI FERRI CORTI

 IRAN ED ISRAELE AI FERRI CORTI

A cura di Luigi Olita

Mohsen Fakhrizadeh, direttore del programma nucleare iraniano, è stato assassinato venerdì 27 novembre a colpi di arma da fuoco lungo un’autostrada nei pressi di Teheran. Fakhrizadeh era considerato il padre del programma nucleare iraniano, infatti fu il primo a guidare anche il programma di sviluppo energetico, visto dall’Occidente e soprattutto da Tel Aviv come minaccioso per la sicurezza nazionale. La guida suprema, Alì Khamenei, ed il comandante delle guardie rivoluzionarie, hanno immediatamente puntato il dito contro il Mossad, il servizio segreto israeliano che si occupa delle operazioni all’estero. Il Premier Israeliano Nethanyau già due anni fa aveva mostrato dei documenti inediti ottenuti da spie israeliane riguardanti lo sviluppo del programma nucleare iraniano; proprio in quell’occasione aveva attestato che Teheran stava continuando l’arricchimento dell’uranio, sin da prima che il Joint comprehensive Plan of action, firmato nel luglio 2015 tra gli USA con gli altri membri del consiglio di sicurezza dell’ONU più la Germania e l’Iran, portasse ad una pacificazione tra gli storici nemici. Il trattato imponeva la rinuncia da parte dell’Iran di continuare l’arricchimento dell’uranio mentre la controparte avrebbe abolito tutte le sanzioni verso il regime Iraniano. Il padre del programma nucleare iraniano era stato inserito nella Black list del governo israeliano dopo l’ottenimento dei documenti da parte del Mossad.

CHI ERA IL PADRE DEL PROGRAMMA NUCLEARE DI TEHERAN?

Fakhrizadeh, membro dei pasdaran, le guardie della rivoluzione islamica, era considerato il padre del programma nucleare iraniano. Lo scienziato sessantenne con un dottorato in fisica, era impegnato in numerosi progetti strategici della Repubblica islamica, come lo sviluppo dei sistemi di difesa aerea ed il programma di aggiornamento missilistico. Il nome dello scienziato era stato più volte menzionato dall’AIEA, l’agenzia internazionale dell’energia atomica, proprio per i sospetti riguardo le vere intenzioni dell’Iran collegate alle ambizioni in campo atomico. Proprio Fakhrizadeh era alla guida del progetto Amad, che si basava sullo sviluppo pacifico dell’energia, ma preso di mira dall’intelligence Israeliana ed americana, le quali affermavano le intenzioni bellicose celate dietro il programma. Oltre ad essere un eccellente pianificatore nel campo della difesa aerea del suo paese. Fakhrizadeh aveva stretto rapporti con Hamas, la Siria e gli Hezbollah libanesi. Proprio per questi ultimi, si vociferava che il brillante scienziato di Teheran si fosse messo a disposizione per migliorare la difesa aerea del Partito di Dio (Hezbollah). Queste notizie non hanno fatto altro che peggiorare la posizione dello scienziato da parte dell’Occidente e di Tel Aviv, ritenendolo pericoloso per lo sviluppo bellico. Negli ultimi anni il nome di Israele è stato spesso associato all’assassinio di numerose personalità non solo iraniane ma anche siriane per quanto riguardava lo sviluppo dell’energia atomica, come parte di un programma di antiterrorismo messo a punto dall’intelligence Israeliana. Lo scopo era ed è quello di impedire che una potenza emergente all’interno dello scacchiere mediorientale riesca a sviluppare armi nucleari, ormai considerate come una polizza sulla vita per fronteggiare le pressioni americane, le potenze sunnite della regione ed Israele, che si presume sia in possesso di una sua capacità nucleare. Il programma nucleare di Teheran consente allo stesso tempo di raggiungere una sorta di egemonia regionale in Medioriente e blindare la posizione Iraniana all’interno del mondo islamico.

LA STRATEGIA ISRAELIANA CONTRO IL NUCLEARE

Il contrasto al programma nucleare iraniano da parte di Israele è iniziato nel 2009 sotto il governo Nethanyau e di Ehud Barak. La strategia adottata si basava su operazioni di intelligence militare per impedire il trasferimento di materiale per la costruzione di testate ed omicidi mirati per eliminare i vertici di questi programmi. Gli sforzi di Israele sono stati adottati sia per bloccare il trasferimento di armi ad Hamas, sia contro l’eterno nemico libanese, Hezbollah, dotandosi anch’esso di missili balistici per fronteggiare il nemico “sionista”. Oltre a queste operazioni, coordinate spesso anche con l’alleato americano utilizzando sia agenti sul campo come si è visto in questo caso, sia droni per colpire dal cielo, la strategia israeliana si basa anche sull’utilizzo dell’aviazione che spesso colpisce depositi di armi iraniane in territorio Siriano, violando, però, come di consueto il diritto internazionale.

LA RABBIA DEGLI AYATOLLAH

I vertici politici di Teheran, dalla Guida Suprema al Comandante in capo delle guardie della rivoluzione, proprio per i trascorsi e per le informazioni a loro disposizione hanno immediatamente puntato il dito contro il Mossad. Un’osservazione va fatta riguardo alla mancanza di accuse verso gli USA, i quali non sono stati citati, almeno per adesso, dalle autorità iraniane. Questo potrebbe essere un segnale verso la futura amministrazione democratica, la quale sarebbe propensa a ritornare a ritrattare un accordo sul nucleare 2.0. Israele, come sempre, ha utilizzato la stessa tecnica, cioè non confermare la sua responsabilità dietro l’assassinio ma nemmeno negarla, mantenendo un profilo basso per incutere timore e fare rimanere nel mistero le operazioni. La Guida Suprema ha affermato che l’omicidio Fakhrizadeh non rimarrà impunito, infatti Israele ha allertato tutte le sue missioni diplomatiche proprio per paura di attentati da parte dell’intelligence Iraniana. Dopo l’assassinio a gennaio di Qassem Soleymani, comandante delle forze Al Quds dei Pasdaran e quello dello scienziato Fakhrizadeh, Teheran potrebbe avvicinarsi sempre di più sia alla Cina che a Mosca, ormai alleati naturali per Teheran e continuare ad arricchire l’uranio. Accerchiato dall’Arabia Saudita, da Emirati Arabi Uniti e da Israele (il quale rimane ambiguo sul possesso di armi nucleari), l’asse Teheran-Mosca-Pechino ed il nucleare rappresenterebbero la sola assicurazione sulla vita del regime Iraniano.

Luigi Olita

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