LA BRUTTEZZA DEI GIORNI NOSTRI

 LA BRUTTEZZA DEI GIORNI NOSTRI

Una domanda per tutta la cittadinanza potentina: ma davvero stiamo facendo un buon servizio alla nostra città? La stiamo, quantomeno, rendendo più bella e funzionale come chiunque farebbe per la propria casa? La città dovrebbe essere la casa di tutti. Eppure i fenomeni di vandalismo proliferano. Un aspetto che vorremmo approfondire è quello della bellezza della città capoluogo della Basilicata. Il lavoro di una amministrazione è certamente quello di rendere la città più fruibile e funzionale ma anche curarne l’aspetto estetico. La bellezza è sostanza come diceva qualcuno.

A prescindere dalle discussioni soggettive e di un centro storico che resta apprezzabile e in gran parte recuperato, con un prossimo restyling della torre Guevara e auspichiamo con la sistemazione di alcuni edifici nei pressi di largo San Giovanni, della chiesa di San Francesco, degli ex cinema Fiamma ed Ariston, esiste comunque una discussione ampia sul passato. Una storia particolare che non ci ha permesso di preservare tante bellezze come ad esempio il rione Addone ma tutto ciò appartiene al passato così come appartiene alla storia, se pur recente, la serie di brutture realizzate sotto le amministrazioni Santarsiero (i “balconi” delle centoscale, il “ponte tibetano” a via di Giura, il “vespasiano” del Principe di Piemonte, la “barca” del Serpentone, etc etc).

Piuttosto la verità triste è che tuttora in un silenzio assordante stiamo proseguendo ad abbruttire Potenza. Un esempio per tutti: il ponte di Montereale. Infrastruttura che ha riaperto finalmente pochi mesi fa. Inaugurato dalla giunta Guarente dopo più di tre anni di chiusura per i lavori di ristrutturazione, una importante opera infrastrutturale che però sarebbe potuta e dovuta essere anche bella oggettivamente oltre che funzionale. Ora, che per il primo cittadino Mario Guarente si trattasse di una bella notizia non fa una piega, ma che si faccia un plauso agli uffici del Comune che si sono dedicati alla progettazione insieme al professor Lucio Della Sala, progettista del nuovo ponte, “avendo una particolare cura dei dettagli e del bello” ci pare davvero una presa in giro.

Va bene sottolineare il valore architettonico ed ingegneristico dell’opera, una infrastruttura sana ed efficiente dal punto di vista antisismico costata circa 2 milioni di euro, ma definirla bella è ridicolo. “Il ponte di Montereale è stato definito da lavori che esaltano la bellezza originaria dell’opera e gli conferiscono la funzione di un arredo urbano importante, una infrastruttura di richiamo turistico e scientifico”. Dichiarazioni che sfidano il gusto, quello oggettivo. Ora, il progettista avrà avuto anche poco gusto ma gli uffici comunali che hanno approvato il progetto? Il Rup dov’era? E il sindaco De Luca? E il competente assessore ai lavori pubblici Potenza? Vogliamo parlare delle protezioni laterali ai due lati dei marciapiedi con l’aggiunta di guard rail che riducono la larghezza transitabile dei marciapiedi abbrutendo l’opera e rendendola come un viadotto autostradale?

Ebbene sarebbe servito un provvedimento di Giunta che avesse declassato quel ponte a viabilità pedonale o quantomeno a viabilità con velocità controllata (max 30km h) per evitare gli obblighi di legge delle protezioni stradali. Oggi si percorre il ponte costretti a camminare uno dietro l’altro, in fila indiana. E vogliamo parlare della rete che toglie visibilità che sarebbe stato un vero e proprio punto di forza dell’opera con il suo panorama straordinario? Auspichiamo che la giunta Guarente ponga rimedio nel limite del possibile a questa ennesima bruttezza dei giorni nostri e magari provi a risolvere anche le altre sopra citate. Serve coraggio se si vuol lasciare il segno, altrimenti sei soltanto uno qualunque, come gli altri, che passa.

di Pietro Soldo

Pietro Soldo

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