LA CRISI DELL’ECONOMIA GLOBALE: IL CIGNO NERO ED IL CROLLO DELL’OLIO NERO

 LA CRISI DELL’ECONOMIA GLOBALE: IL CIGNO NERO ED IL CROLLO DELL’OLIO NERO

Da circa un mese, oltre all’emergenza sanitaria, il Mondo sta attraversando una fase nera di crisi dell’economia. E’ noto ai più, che l’economia per sua natura è attraversata da fasi alterne di espansione e contrazione della sua attività. Queste fasi sono definite in teoria con il nome di Ciclo Economico. In questo momento però l’economia globale e globalizzata si trova a combattere da un lato contro un nemico esogeno, che nasce dal di fuori, e dall’altro contro uno endogeno, che nasce all’interno di essa. Con il passar degli anni vengono al pettine tutte le distorsioni create da una globalizzazione che non fonda le proprie radici sulle regole, ma solo sui profitti. L’economia forzatamente è stata globalizzata solo nei settori della produzione e delle vendite, ma non nelle politiche pubbliche e fiscali. Queste ultime, soprattutto nel vecchio continente vengono demandate alle decisioni dei singoli stati membri. Un esempio lampante di questo è dato dagli ultimi stanziamenti governativi europei sull’emergenza Covid 19. Si tratta di un problema di carattere europeo, ma ogni Stato risponde con proprie politiche economiche, non concertate a Bruxelles. Ecco le erogazioni finanziarie per attenuare l’emergenza Coronavirus in cui la Germania prevede di stanziare 550 miliardi di Euro, mentre l’Italia ne stanzia o può stanziarne solo 25. Non essendo dei provetti giallisti, all’attento lettore abbiamo già svelato il nemico esogeno contro cui l’Economia Mondiale si trova a combattere, il Coronavirus. Molti economisti definiscono il Coronavirus con il termine di Cigno Nero. Si parla di Cigno Nero nel caso di un evento imprevedibile, che impatta sulla società umana e che si può interpretare solo dopo il suo verificarsi. In un rapporto delle Nazioni Unite del 2019, redatto su richiesta del Segretario Generale e lasciato a marcire in un cassetto, si affermava che: “se corretto è dire che il passato è il prologo, allora esiste una minaccia assai concreta che una pandemia in rapido movimento, altamente letale, di un agente patogeno respiratorio che uccida da 50 a 80 milioni di persone sia in grado di causare la distruzione di quasi il 5% dell’economia mondiale”. Il rischio per il mondo economico era già stato identificato un anno fa’, ma nessuno aveva ravvisato un’immediata esigenza di interventi correttivi. Al punto che le varie Banche Centrali, BCE e FED in primis, hanno continuato a gestire la propria politica monetaria, soprattutto quella sull’oscillazione dei tassi di interesse, senza guardare a possibili pericoli in agguato. Trovandosi ora senza validi strumenti monetari a disposizione per rispondere alle esigenze di un’economia in stagnazione prolungata. Il secondo nemico che oggi l’economia mondiale deve fronteggiare è, come detto prima, di carattere endogeno, cioè nasce all’interno dello stesso sistema economico. Stiamo parlando della, cosiddetta, guerra del petrolio. Da mesi è in atto all’interno dell’OPEC una battaglia senza sosta sui prezzi del greggio che vede su fronti contrapposti Russia ed Arabia Saudita. Le due potenze petrolifere fino a ieri alleate sono oggi ai ferri corti. L’alleanza tra Mosca e Ryad reggeva dal lontano 2015 e si basava sul porre in atto un calmiere al prezzo del petrolio per mettere sotto scacco la produzione americana di Shale Oil. L’obiettivo veniva posto ad un prezzo da mantenere tra i 50 ed i 60 dollari al barile al fronte di una domanda in costante stagnazione. Oggi, la situazione è repentinamente cambiata. I Russi per salvaguardare i propri interessi vorrebbero tenere i prezzi sui 42 dollari al barile, mentre i Sauditi, alle prese con i costi della modernizzazione sociale ed economica del Regno, vorrebbero veder salire il prezzo ad 80 dollari. Queste divergenze hanno portato ad una lotta, in cui i Sauditi per mettere in difficoltà Mosca hanno aumentato indiscriminatamente la produzione di greggio. Il petrolio viene venduto da Ryad sotto costo. sfruttando le immense disponibilità di giacimenti, con la conseguente sottrazione di quote mercato alla Russia. Così facendo il prezzo del petrolio è sceso vertiginosamente sotto i 26 dollari al barile. Gli sviluppi di questa crisi uniti a quelli del Covid 19 possono destabilizzare il Mondo intero. Addirittura, finendo per incidere geopoliticamente su Paesi come Venezuela, Iran, Algeria e Libia già minati al loro interno da conflitti sociali, militari e politici e ripercuotendosi, con effetto domino, anche su Stati come l’Italia sempre alle prese con il controllo di ingenti flussi migratori. La somma data dal nemico esogeno e da quello endogeno sta creando una crisi globale dell’Economia Mondiale a cui i Decision Makers internazionali devono necessariamente dare immediate risposte, magari lasciandosi alle spalle, per il bene comune, screzi e interessi nazionali di sorta.

Di K. von Metternich

K. von Metternich

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