LA FINE DELL’ERA ABE. QUALE FUTURO PER IL GIAPPONE?

 LA FINE DELL’ERA ABE. QUALE FUTURO PER IL GIAPPONE?

A cura di Luigi Olita.

Il bollente agosto, segnato dall’esplosione in Libano e dalla normalizzazione dei rapporti tra Israele e le petromonarchie non ha visto soltanto il Medioriente impegnato negli stravolgimenti globali, poiché spostandoci un po’ più oltre, le sorprese non sono mancate nemmeno in Giappone. Alla fine del mese infatti, il primo ministro giapponese Abe Shinzo ha annunciato le sue dimissioni dalla guida del paese a causa di problemi di salute. L’ex premier ha affermato di soffrire di colite ulcerosa dall’età di 17 anni, ostacolo alla guida dell’esecutivo dopo otto anni consecutivi.

CHI È IL PRIMO MINISTRO ABE SHINZO?

Abe nasce il 21 settembre 1954 a Nagato in una famiglia a forte vocazione politica: il padre dell’ex premier, Abe Shintaro ex ministro degli affari esteri durante gli anni’80, mentre i due nonni erano, rispettivamente (per via materna) l’ex primo ministro Kishi Nobosuke, che servì il paese dal 1957 al 1960, e (per via paterna) il deputato Abe Kan. Abe si iscrisse alla facoltà di scienze politiche all’università Seikei, laureandosi nel 1977, ed in seguito si trasferì negli USA per completare gli studi alla University of Southern California. La vocazione politica ereditata all’interno del nucleo familiare lo condusse a ruoli prestigiosi nelle istituzioni; infatti fu prima assistente del ministro degli affari esteri, poi segretario del presidente del partito liberal-democratico, ed in seguito segretario di quest’ultimo. Il primo incarico di capo dell’esecutivo venne affidato ad Abe Shinzo nel 2006, rimanendo in carica fino al 2007, un solo anno, mentre ricoprì nuovamente la carica di primo ministro dal 2012 al 2014, un terzo mandato dal 2014 al 2017 ed infine dal 2017 al 2020.

Abe Shinzo, appartenente all’ala più conservatrice del partito liberal-democratico, ha impostato la sua agenda politica in modo pragmatico con l’obiettivo di continuare l’operato dei suoi predecessori e migliorarlo dal punto di vista della politica estera, economica e di difesa. Per quanto riguarda la politica estera, Abe ha intrapreso durante i suoi primi mandati una strategia di Soft Power verso la Cina, sia dal punto di vista politico che economico. In seguito, con l’ascesa al potere in Cina di Xi Jinping, Abe ha rimodellato la strategia verso il Dragone mediante uno stretto accordo con gli USA per contrastare la Via della Seta (Belt and Road iniziative). La strategia ideata da Abe con il coinvolgimento dell’Indo-Pacifico, ha il fine di creare una piattaforma allargata e costituita da varie reti infrastrutturali per facilitare il commercio con l’esclusione dei propri avversari. L’Indo-Pacifico mira ad arginare l’influenza commerciale cinese portata avanti con la via della Seta, intimorendo fortemente gli USA proprio per la facilità con cui quest’ultima è arrivata in Europa a seguito degli accordi commerciali firmati in Italia il 24 marzo 2019 con il governo di Roma.

La strategia giapponese punta ad unire il continente asiatico ed africano con i rispettivi oceani Indiano e Pacifico, sfruttando la versatilità giapponese per costruire una forte rete infrastrutturale. Importanti sono state le iniziative di pace da parte di Abe nel voler mediare dopo l’assassinio del generale Iraniano Soleymani tra Teheran e Washington. Per quanto riguarda la politica di difesa, l’ex primo ministro ha cercato di superare la clausola che vieta il riarmo contenuta nell’articolo 9 della Costituzione, sancita dopo la seconda guerra mondiale. Le forze di autodifesa, sono state utilizzate dalla fine della guerra solo in missioni di peacekeeping, come in Iraq nel 2003, e per divieto della carta costituzionale mai per missioni offensive. Per perseguire questo obiettivo, poi rivelatosi ancora ed in parte irraggiungibile, è stata lanciato un messaggio molto forte dal punto di vista patriottico e di difesa della nazione, visto l’imminente pericolo cinese, scongiurato anche dalla Casa Bianca. La politica economica di Abe Shinzo è sicuramente la più importante dei suoi anni di governo, la così detta Abenomics. Quest’ultima si basava su un programma estremamente Keynesiano di spesa pubblica incrementato dall’espansione dei bilanci della banca del Giappone per aumentare la crescita e gli investimenti fondandosi sul quantitative easing della Bank of Japan, un forte stimolo fiscale e le riforme strutturali. I primi due obiettivi, dopo i primi successi iniziali hanno mostrato le loro falle per i costi troppo elevati e dannosi nel lungo periodo.

YOSHIHIDE SUGA, SUCCESSORE DI ABE.

Dopo una serie di nomi apparsi sulla stampa giapponese come papabili successori, è salito alla guida del governo Yoshihide Suga. Suga è stato scelto dal partito Liberal-Democratico come capo dell’esecutivo in attesa delle elezioni del prossimo anno. Braccio destro di Abe e politico di lungo corso, fino ad un mese fa deteneva la carica di Capo di gabinetto e consigliere del Premier, potrebbe convocare elezioni in anticipo nel novembre 2020, con lo scopo di consolidare il suo potere e garantire un governo stabile al Giappone per i prossimi anni. La situazione all’interno del partito Liberal-Democratico è più complessa di quanto possa sembrare, per l’accaparramento dei centri di potere ed in primis del potere centrale.

Redazione

Articoli correlati

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *