LA GIUSTIZIA E’ UGUALE PER TUTTI?

 LA GIUSTIZIA E’ UGUALE PER TUTTI?

Che in Italia, dagli anni 90, si sia fatto un uso politico della giustizia ormai è cosa certa. L’ultimo a cadere nella rete della giustizia ad orologeria è stato il Presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana. Come sempre, da garantisti, attendiamo che i fatti vengano dimostrati e che l’eventuale giudizio sulla legalità dell’azione del Presidente Fontana venga spostato dalla gogna del circo mediatico alle più consone aule di un Tribunale. Una domanda però ci viene facile porci: come mai l’uso politico della giustizia esercitato da una parte della magistratura viene a rivolgersi sempre contro un preciso settore dello schieramento parlamentare? Un caso o i furfanti si annidano tutti nella parte centrale e di destra dell’emiciclo o ancora la giustizia spesso è diretta in modo mirato contro una sola parte politica?

I primi mesi del 2020 sono stati segnati da due fatti principali: la Pandemia da Covid-19 ed il Caso Palamara. Il caso Palamara ha dimostrato inequivocabilmente come parti della politica e correnti della magistratura si muovano all’unisono per influire e determinare le scelte per i ruoli apicali della magistratura, così da poter regolare e condizionare il funzionamento degli uffici giudiziari più importanti del Paese. Un fatto di una gravità incredibile che va a ledere alla base il primo principio del funzionamento di uno Stato di Diritto, cioè quello della separazione dei poteri. Unire il potere legislativo e quello giudiziario comporta un’immediata distorsione del sistema democratico, con un’intrinseca deriva verso l’abuso di potere e la corruzione.

Dopo pochi mesi dalla scoperta del “affaire” Palamara, ecco spuntare fuori delle registrazioni ambientali in cui si sente un alto magistrato, oggi scomparso, definire la sentenza che portò alla condanna Silvio Berlusconi per la vicenda dei diritti tv del 2013: “una porcheria perché Berlusconi doveva essere condannato a priori.”. Queste intercettazioni ambientali e le registrazioni sono state consegnate dalla difesa del Cavaliere alla Corte di Strasburgo, ma in Italia nessuno si indigna, nessuno grida allo scandalo tranne gli esponenti del centrodestra. Benché meno i massmedia tanto bravi, invece, ad alimentare il circo giustizialista. In democrazia il potere dovrebbe essere esercitato dal popolo tramite i rappresentanti liberamente eletti e non da organi statuali che dovrebbero solo essere sussidiari alla volontà popolare. In uno Stato di diritto che possa definirsi tale, parti dell’organo giudiziario non possono erigersi a tifosi di una fazione politica, ma l’intero organo giudiziario deve assicurare la legalità da arbitro imparziale e super partes.

Non può, dopo questi ultimi accadimenti, non tornarci alla mente quel mandato di comparizione indirizzato a Silvio Berlusconi nel 1994 a Napoli, dove da Presidente del Consiglio presiedeva un G-8 sulla criminalità organizzata. Un mandato di comparizione anticipato da un articolo di un importante quotidiano nazionale, che imbarazzò in sede mondiale l’Italia tutta ed il suo Governo e determinò la fine del primo Governo di centrodestra. Se non vogliamo parlare di Giustizia ad Orologeria, parliamo di “caso”. Per tutta questa serie di motivi in Italia urge una vera Riforma della Giustizia, che renda impermeabile il potere giudiziario da quello esecutivo e legislativo e, così facendo, permetta di non assuefare giudizi alla bandiera ma alla verità fattuale e processuale.

di K. von Metternich

K. von Metternich

Articoli correlati

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *