LA GUERRA FREDDA NEL MEDITERRANEO ORIENTALE

 LA GUERRA FREDDA NEL MEDITERRANEO ORIENTALE

A cura di Luigi Olita

Un ricco bacino di idrocarburi situato nel Mar Mediterraneo orientale sta causando una violenta diatriba tra Turchia, Grecia e Cipro, con tanto di mobilitazione delle maggiori potenze europee quali Francia e Germania (e l’Italia?). Negli ultimi cinque anni, il ruolo della Turchia all’interno dello scacchiere mediorientale e soprattutto adesso in Libia si è estremamente intensificato con operazioni militari messe in atto da Ankara per contrastare il PKK (Partito dei lavoratori del Kurdistan), le unità delle YPG Kurde in Siria ed allo stesso tempo contrastare lo stesso governo Siriano, impegnato in una sanguinosa guerra civile scoppiata nel 2011 ed aggravata dalla nascita dell’ISIS, lo Stato islamico dell’Iraq e del Levante. A partire dal Medioriente, il sultano ha posto le basi per le sue mire espansionistiche giungendo anche in Libia e sostenendo il governo legittimo di Fajez Al-Sarraj riconosciuto dall’ONU e de facto estromettendo l’Italia ed in parte anche la Francia dalla partita Libica. Una delle sfide del sultano ultimamente si sta “combattendo” nel Mediterraneo Orientale con provocazioni contro la Grecia, la quale è eterna rivale della Turchia.

L’ORO NERO, CASUS BELLI DEL MEDITERRANEO ORIENTALE

Agli inizi del 2018 è stato scoperto un giacimento di petrolio lungo le coste di Cipro che ha destato il forte interesse di Eni e Total, coinvolgendo le maggiori potenze dell’area: Egitto, Israele, Libano, Grecia, Turchia ed Italia. Il giacimento scoperto, Calipso, ritenuto migliore rispetto al precedente, Afrodite, ha indotto lo Stato Ebraico a siglare un accordo con l’Egitto, per permettere a quest’ultimo di acquistare gas dai giacimenti Israeliani di Tamar e Leviathan. Gli accordi tra Tel Aviv ed Il Cairo non solo blindano ancora di più i rapporti tra i due Paesi, ma tendono a creare un’alleanza comprendente anche Cipro e Grecia in funzione antiturca. Grecia e Turchia sono entrambi membri dell’alleanza Atlantica con interessi economici, energetici e strategici, infatti la costruzione dell’Eastmed punta ad un primato geopolitico e geostrategico all’interno di quest’area grazie all’accordo stipulato tra Grecia, Cipro ed Israele poco prima della scoperta del giacimento Calipso con l’obiettivo di creare un corridoio energetico che porti il gas in Europa ed isoli la Repubblica di Turchia, la quale punta al controllo del Mediterraneo orientale dal punto di vista energetico, grazie alla sua forte presenza nella parte nord di Cipro. La costruzione dell’Eastmed è stata decisa il 20 marzo 2019 al summit di Gerusalemme tra il premier greco Alexis Tsipras, l’omologo israeliano Nethanyau ed il Presidente della Repubblica di Cipro Anastasiades. Il Premier israeliano ha affermato che «il gasdotto si estenderà da Israele all’Europa attraverso Cipro e Grecia» consentendo allo Stato ebraico di entrare nel novero delle potenze energetiche, ed è stata ribadita soprattutto che la cooperazione tra Israele, Cipro e Grecia è ormai consolidata.

LE STRATEGIE DEL SULTANO NEL MARE EGEO E NEL MEDITERRANEO ORIENTALE

Le tensioni tra la Grecia e la Turchia sono aumentate senza precedenti tra giugno e luglio di questo anno facendo accrescere le preoccupazioni in seno alla NATO. La Turchia possiede il secondo esercito più potente dell’alleanza Atlantica dopo gli USA, ed è munita di un’aeronautica ritenuta nel mondo militare una delle più precise. La Marina militare Turca ha sconfinato più volte nelle acque Greche affermando di dover condurre un’indagine sismica nei pressi dell’isola di Castellorizo, appartenente alla Grecia e distante quattro km dalle coste turche. Verso la fine di luglio la Marina militare Turca ha emesso un NAVTEX, un servizio per l’invio di bollettini di navigazione e per la sicurezza delle navi. Il NAVTEX è stato lanciato attorno a Castellorizo per l’avviso di condizioni meteo ed esplorazioni marittime. Il governo Greco, presieduto dal premier Kyriakos Mitsotakis ha riunito urgentemente un consiglio di difesa per contrastare le mire

turche e le violazioni di diritto internazionale del mare appellandosi anche ai vertici della NATO, per un possibile intervento mirato ad estromettere la Marina turca, la quale scorta le tre navi adibite all’esplorazione dei fondali. L’imperialismo messo in atto dal Sultano fa parte di una strategia ben precisa, monitorata dal suo potente ministro degli affari esteri Cavusoglu, il quale tesse numerose reti di alleanze con un mal celato obiettivo di voler ricostruire la forza politica e militare che dominò gli equilibri mondiali dal 1299 al 1922: l’Impero Ottomano. La crisi con la Grecia e la riconversione in moschea della Chiesa di Santa Sofia, stanno destando preoccupazione tra i “Big” occidentali e la mobilitazione dei governi francese e tedesco sta segnando uno stravolgimento degli equilibri Mediterranei, volti ad impedire che questa guerra fredda possa trasformarsi da un momento all’altro in uno scontro armato dalle conseguenze disastrose.

Redazione

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