LA MINACCIA A SALVE DELL’UE

 LA MINACCIA A SALVE DELL’UE

A cura di Luigi Olita

L’Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza comune europea, Joseph Borrell, si è recato il 5 febbraio a Mosca per incontrare il capo della diplomazia russa, Serghey Lavrov. In seguito alla conferenza stampa, i due big della diplomazia russa ed europea, si sono intrattenuti per parlare delle principali questioni internazionali, ed il faccia a faccia è stato contrassegnato da una freddezza nell’affrontare la questione russa degli ultimi mesi con il caso di Alexey Navalny. La richiesta di Joseph Borrell è stata quella di liberare il blogger russo, arrestato ed accusato dalle autorità russe di essere un agente occidentale impegnato nella sua azione di destabilizzazione della Russia. Infatti nelle ultime settimane sono aumentate le proteste contro Putin, proteste che allo stesso tempo non sembrano intimorire il Cremlino che tira dritto per la sua strada.

Alla richiesta di liberazione del blogger Navalny, il ministro degli affari esteri russo, Lavrov, ha risposto in modo monolitico, affermando che non sono accettate le ingerenze esterne negli affari interni della Russia e soprattutto è fortemente richiesto il rispetto del sistema giudiziario russo. La minaccia delle sanzioni da parte dell’Alto rappresentante per la politica estera Europea non ha colto di sorpresa il ministro Lavrov, il quale ha in seguito affermato che la possibilità di sanzioni provocherà la rottura dei rapporti con l’UE. In questi giorni si è espresso a riguardo anche l’ex cancelliere della Repubblica Federale di Germania, Gherard Schroeder, il quale può essere considerato come l’ultimo cancelliere che attuò una ostpolitik dopo Konrad Adenauer e soprattutto Willy Brandt. Schroeder ha affermato che la Russia dovrebbe essere considerata dall’UE come un partner collaborativo e non come una minaccia, e soprattutto non soffermandosi molto sul caso Navalny, ha fatto intendere quanto le ingerenze esterne, tanto condannate da Mosca, non siano un fattore di stabilità, ma il contrario.

Non è la prima volta che l’UE condanna la Russia riguardo la sua politica estera ed interna. Infatti già nel 2014 quando si tenne il referendum di annessione della Crimea a Mosca numerose furono le condanne, seguite da sanzioni. Ma è soprattutto dalla fine della scorsa estate con il caso del blogger russo che l’UE è tornata a condannare le violazioni dei diritti umani da parte di Mosca omettendo però le tendenze razziste ed estremiste di Navalny. Ciò ha fatto scadere la politica estera dell’UE nella più totale ipocrisia, consentendo in questo caso di capire quanto la lotta contro Mosca venga costruita con argomenti sterili per minare la forte credibilità internazionale del Presidente Putin. Infatti la ricostruzione della Siria, dilaniata dalle pressioni occidentali e dal terrorismo islamico dell’Isis, e lo sviluppo del vaccino Sputnik, il quale si diffonde nell’Europa dell’est e ritenuto molto credibile ultimamente, sono le punte di diamante della politica estera Russa.

La presa di posizione dell’UE, rincarata in questi giorni dal segretario di stato Blinken, il quale ha discusso telefonicamente con Lavrov riguardo le medesime questioni, e ricevendo le stesse decise risposte, entrano in rotta di collisione con Mosca. Tutto ciò, per adesso, è destinato a logorarsi di fronte alla diplomazia di Sergej Lavrov, il quale oltre ad essere uno dei maggiori consiglieri di Putin, è uno che non si arrende davanti ad un braccio di ferro. Difficile fare paura ad una personalità che si ispira al Signor “Niet” Gromyko.

Luigi Olita

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