L’OMBRA DI SOLEYMANI SUL FUTURO DEL MEDIORIENTE

 L’OMBRA DI SOLEYMANI SUL FUTURO DEL MEDIORIENTE

A cura di Luigi Olita

Il 3 gennaio 2020 veniva assassinato il generale Qassem Soleimani da un drone Americano nei pressi dell’aeroporto internazionale di Baghdad. Il generale Soleymani, oltre ad essere un militare di lungo corso e capo delle forze Al Quds, cioè le brigate Gerusalemme che si occupano di attività speciali e di intelligence all’estero, era un vero e proprio eroe della patria. Un difensore della terra sciita dal terrorismo islamico di stampo sunnita e guida del popolo Iraniano. La morte del generale ha segnato una battuta d’arresto alla vita del suo popolo, vistosi privare di uno degli uomini più carismatici ed eroici del Paese. Qassem Soleymani nacque nel 1957 nel piccolo villaggio montuoso di Qanat-e Malek. Si spostò in seguito a Kerman per lavorare insieme al fratello, ed in seguito entrò nel corpo delle guardie della rivoluzione islamica subito dopo il 1979. Dopo aver ricevuto un ottimo addestramento si vide impegnato nella guerra contro l’Iraq scoppiata nel 1980 fino al 1988. Durante gli otto anni di conflitto contro Saddam si distinse per la sua grande leadership facendo emergere le sue doti di comandante e venne molto apprezzato dai suoi sottoposti per la cura che aveva nei loro confronti.

Nel 1988 Soleymani venne nominato dalla Guida Suprema, Alì Khamenei, comandante in capo delle Forze Quds, dopo aver ottenuto numerosi successi nella guerra contro l’Iraq. Negli anni novanta fu il protagonista di un’operazione di repressione contro il narcotraffico lungo il confine con l’Afghanistan. Essendo un militare appartenente alla corrente politica più conservatrice, nel 1999 firmò insieme ad altri ufficiali dei Pasdaran una lettera inviata al Presidente Mohammed Khatami, chiedendogli di reprimere la rivolta degli studenti, minacciando, in caso contrario, di far cadere il governo. Altre volte si distinse in conflitti armati come la guerra tra Hezbollah libanesi ed Israele nel 2006, la così detta guerra dei 33 giorni, dove il generale stazionò in Libano coordinando e supportando le operazioni contro Tel Aviv. Hezbollah rafforzò la sua abilità militare anche grazie all’aiuto del generale Soleymani, il quale in quel periodo riuscì a porre in salvo il leader del “Partito di Dio”, eludendo l’aviazione ed i droni israeliani. Fondamentale è stata la sua presenza lungo la striscia di Gaza e la sua collaborazione con il leader palestinese Ismail Haniyeh, il quale più volte ringraziò il Generale iraniano per il supporto al popolo palestinese in termini di rifornimento di armi e supporto logistico contro il perenne nemico israeliano. La Siria e l’Iraq sono sicuramente i teatri dove negli ultimi anni Soleymani si distinse in modo maggiore. In Iraq si impegnò nell’addestramento di numerose milizie sciite per combattere lo Stato islamico e soprattutto creò le forze di mobilitazione popolare irachene che vennero in seguito trasferite anche in Siria per fermare il dilagare del califfato islamico. Facendo asse con Hezbollah e con il GRU russo (intelligence militare), offrì una forte protezione al presidente Siriano Assad ed al suo popolo, collaborando con l’esercito Siriano contro il terrorismo islamico.

Proprio per questo suo forte sostegno alla Siria laica e socialista di Assad, Soleymani si inimicò l’Unione Europea, la quale in accordo con l’amministrazione Obama, condannò il suo operato venendo poi inserito nella lista dei ricercati per terrorismo dal pentagono. Il generale americano McChrystal, a capo delle operazioni speciali sotto George W Bush ed uno dei più grandi oppositori dell’amministrazione Obama, affermò che il generale Soleymani non doveva essere visto come una persona malvagia, infatti affermò: “così come io credo nel mio paese, penso che egli creda nel suo”. Il patriottismo nelle parole di McChrystal fa trapelare quanto rispetto ci fosse tra i due capi militari, ed allo stesso tempo quanto l’operato del generale Iraniano fosse apprezzato all’interno dello scacchiere Mediorientale in riferimento alla lotta al terrorismo islamico sunnita. Ma un anno fa Soleymani veniva assassinato per ordine del Presidente Donald Trump, nonostante ci siano numerose controversie per quanto riguarda la decisione dell’ordine impartito. Con la morte di Soleymani si sono indebolite ancora di più le speranze di pace tra l’America e Teheran poiché il popolo Iraniano grida vendetta e morte all’America. Il sentimento di vendetta, che da un anno a questa parte viene covato dall’Iran, cresce sempre di più, tanto che le ultime affermazioni del Presidente Rohani contro Trump su una sua possibile uccisione lasciano trapelare che gli sforzi della futura amministrazione democratica saranno immani per recuperare la fiducia di Teheran.

Le speranze che Soleymani ha portato con sé nella tomba sono le stesse che hanno abbandonato il Medioriente all’inizio del 2020, un anno di transizione, non solo per il Medioriente ma anche per il mondo intero. Quale sarà il futuro dell’Iran con la nuova amministrazione Biden? Quest’ultima condanna il Presidente Trump delle continue minacce all’Iran e lo accusa di essere il colpevole della rovina dei rapporti costruiti con Teheran durante l’amministrazione Obama con la firma del trattato sul nucleare. Dietro le azioni di Trump, dettate da scelte nella maggior parte ingiuste nei confronti di Teheran, si nasconde una parte di amministrazione che pressava il Presidente per attaccare l’Iran, ad iniziare dal l’ex consigliere per la sicurezza nazionale, John Bolton. Quest’ultimo condannò Trump di essere troppo docile con l’Iran e soprattutto di volere intraprendere un percorso di pace. La condanna di Bolton è stata riportata in un suo ultimo libro, che fa emergere quanto le scelte e le azioni poco ortodosse di Trump abbiano in un certo senso nascosto un velo di buon senso verso l’Iran. Un Trump con le mani legate, costretto forse, a compiere una violazione del diritto internazionale che potrebbe avere stravolto ancora di più gli equilibri della polveriera Mediorientale.

Luigi Olita

Articoli correlati

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *