LA POLITICA ESTERA DELL’ERA DRAGHI

 LA POLITICA ESTERA DELL’ERA DRAGHI

A cura di Luigi Olita

Il discorso di mercoledì del Presidente del Consiglio Mario Draghi al Senato, oltre ad esporre il programma da intraprendere per risollevare e curare l’Italia, ancora alle prese con il Covid-19 e con le sue nuove varianti, ha avuto il compito di rassicurare le forze parlamentari. Quasi tutte compatte nel sostegno al neo Presidente del Consiglio, con la sola eccezione di Fratelli d’Italia e di Italexit di Paragone all’opposizione. L’estesa maggioranza di cui gode Draghi è composta da partiti politici diversi tra di loro anche dal punto di vista della politica estera. In questo senso la linea espressa da Draghi in Senato rimarca fortemente l’Atlantismo, la fedeltà all’UE, sottolineando l’irreversibilità dell’Euro, ed il ruolo giocato dalle e nelle Nazioni Unite.

L’Atlantismo, caratteristica principale del nostro paese, il quale è membro fondamentale della Nato e potenza strategica del Mediterraneo, è una delle colonne portanti della linea geopolitica del Premier Draghi. Infatti gli anni alla BCE hanno consolidato la caratura internazionale del nuovo inquilino di Palazzo Chigi, rendendolo apprezzato e credibile agli occhi di oltre Atlantico, soprattutto nel periodo in cui l’attuale Presidente Americano era il numero due alla Casa Bianca durante l’amministrazione Obama. Proprio Biden ha espresso le sue congratulazioni al nuovo Premier confidando in uno stretto rapporto ed in una collaborazione proficua tra i due paesi per il futuro. L’arrivo di Draghi, viene considerato come salvifico per il rapporto tra Roma e Washington, in un periodo dove l’asse Atlantico era stato in parte offuscato dall’arrivo del Dragone Cinese, ritenuto come ottimo interlocutore per il Movimento Cinque Stelle, grazie alla One belt One Road che permise gli accordi commerciali sanciti tra Roma e Pechino grazie all’operato del ministro Di Maio.

Draghi durante il discorso in Senato ha ringraziato il suo predecessore Giuseppe Conte per l’operato svolto in questi due anni e soprattutto durante le ore più buie dello scorso anno. Proprio Conte aveva inaugurato poche settimane fa, un nuovo corso politico europeista ed atlantista, per seguire le orme dei suoi predecessori, ma il suo stretto rapporto, secondo molti, con il Presidente uscente Trump, era stato motivo di sospetto da parte dei renziani, strenui sostenitori della nuova linea politica e del nuovo Premier. Il ritorno all’Atlantismo si ricollega anche al dossier Russia; infatti Draghi non ha chiuso a Mosca, pur non nascondendo le preoccupazioni riguardo le vicende che stanno attualmente caratterizzando il panorama russo. Il forte allineamento con Washington, potrebbe, secondo alcuni, far storcere il naso ai grillini secondo il sistema di alleanze in politica estera, soprattutto dopo un anno che ha visto Pechino trionfare con la sua diplomazia sanitaria, strumento efficace per inserirsi nel contesto Europeo.

Il resto della maggioranza, composto da forze politiche filo Atlantiste, ad iniziare dal PD ed Italia Viva, rassicura la casa Bianca, la quale può contare anche sull’appoggio di Forza Italia e della Lega di Salvini, sostenitrice del presidente uscente Trump, ma allineata fedelmente agli USA in modo tale da preservare l’alleanza in funzione anti cinese. L’irreversibilità dell’Euro, frase molto discussa all’interno del discorso del Premier, viene intesa sia per rafforzare la posizione Italiana in Europa, sia per lanciare un monito al leader leghista, noto per il suo passato euroscetticismo. La figura di Draghi è stata accolta in Europa con favore, sia dalla Commissione che fa capo ad Ursula Von Der Leyen, sia da parte dell’attuale Presidente della BCE, Lagarde, cementificando l’asse europeista ed atlantista da poter affrontare anche le sfide mediterranee, con il dossier libico in pole position. La fine dell’era Al serray e l’inizio del governo Maitig, visto come un politico vicino all’Italia potrebbe dare una svolta al blocco libico, dominato da Francia e Turchia.

Se da una parte la politica estera delineata dal nuovo Premier è intesa come un ritorno alle origini, dopo due anni di atlantismo stravolto dal mandato Trump, ed un europeismo danneggiato dal governo gialloverde, i mesi a venire saranno riservati ad un ritorno alla credibilità su questi due temi. Cosa non troppo difficile vista l’autorevolezza e la caratura dell’ex numero uno della BCE, paladino di Bruxelles che difenderà questi due valori “whatever it takes”.

Luigi Olita

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