LA POLITICA SENZA POLITICI

 LA POLITICA SENZA POLITICI

Il drammaturgo e poeta tedesco Bertolt Brecht ebbe a dire: “beato quel popolo che non ha bisogno di eroi”. Nella situazione italiana attuale, il pensiero di Brecht potrebbe così posporsi: “beata la politica che non ha bisogno di tecnici”. In questi ultimi giorni, si è palesato il totale fallimento, badate bene, non della Politica tout court, ma bensì di coloro i quali della politica sono i facitori, i politici. Dare una definizione univoca al termine Politica non è facile. Ci piace poter pensare che la Politica sia un’arte, una scienza che imponga democraticamente il proprio primato sulla costruzione e sulla realizzazione del “bene comune”. In poche parole, la Politica si configura come la tavolozza su cui poter mischiare all’infinito tutti i colori necessari alla realizzazione dell’effettiva e pacifica convivenza civile di una comunità, che per poter sopravvivere e prosperare decide di donarsi delle regole universalmente condivise

Ora, per mettere in pratica questo alto concetto, la Politica ha necessario bisogno di esecutori validi. In Italia da qualche tempo, si continua a parlare di cornice non rendendosi conto che quello che sta venendo a mancare è il quadro. Siamo in presenza di una drammatica crisi di rappresentatività e rappresentanza. Il fare Politica, l’essere un politico richiede osservare, studiare, prepararsi, impegnarsi. Promuovere il bene sociale e collettivo non è e non può essere cosa da tutti. Da qualche decennio viviamo in una continua “emergenza educativa politica”. L’aver voluto chiudere, dopo lo tsunami Tangentopoli, tutti i ponti con il vecchio modo di intendere e fare Politica, ha significato buttare l’acqua sporca insieme al bambino. Così, si è permesso a tutti di potersi improvvisare politici ed i nefasti risultati, sotto la pressione della Pandemia e di nuovi cambiamenti di scenari geopolitici, sono evidenti a tutti in questo lungo inverno del 2021

Ci troviamo ad assistere ad un fiorire di politici che non decidono, che invece di pensare agli interessi comuni si accapigliano per le poltrone e che, infine, pur di sopravvivere scelgono di farsi sostituire come decisori da tecnici, non adempiendo e fallendo completamente al proprio mandato. E’ necessario immediatamente ritornare ai riti di una vera Politica, che nel dopoguerra hanno permesso al nostro amato Paese di annoverare tanti valenti statisti di sinistra, centro e destra. Uomini politici, che hanno portato dalla fine del secondo conflitto mondiale l’Italia ad arrivare ad essere, all’alba degli anni 90, la quarta nazione più industrializzata al Mondo dietro solo a Usa, Giappone e Germania. 

Bisogna ridare dignità ai Partiti politici come luogo di aggregazione e confronto di idee. Riuscire, in qualche modo, a reinventare la scuola politica delle sezioni. Tornare a non aver paura degli uomini politici di professione se validi, preparati e votati al bene comune. Il primato della Politica è una scienza, come tale deve essere studiato e necessita di uomini competenti e formati per metterlo in atto. Si ricominci ad interessarsi alle idee, idee e non ideologie, si abbia il coraggio di confrontarsi sui massimi sistemi e di risolvere le controversie rinunciando ognuno a qualcosa per il bene di tutti. Non si costringa più, un politico come il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a dover sostituire, in nome dell’utilità pubblica, la Politica con la tecnica.di  K. von Metternich

K. von Metternich

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