LA PROVA DEL NOVE DI NETHANYAU

 LA PROVA DEL NOVE DI NETHANYAU

A cura di Luigi Olita 

A maggio dello scorso anno, il Presidente di Israele, Reuven Rivlin, affidava l’incarico di formare un nuovo governo a Benjamin Netanyahu in coalizione con il partito Blu e Bianco del generale ed ex Capo di Stato Maggiore dello Stato ebraico, Benny Gantz. Dopo la prima e la seconda ondata di pandemia da Covid-19, che ha messo in ginocchio Israele facendolo entrare nella lista dei paesi più colpiti e martoriati dal virus, il popolo israeliano martedì 23 marzo è ritornato alle urne per esprimere il nuovo governo. Dagli ultimi dati il partito di centro destra del governo uscente, il Likud, di cui Nethanyau è leader, è ancora una volta in forte vantaggio all’interno della Knesset. Quest’ultima è il Parlamento israeliano, monocamerale, e dispone di 120 seggi, di cui il premier uscente Nethanyau dovrebbe ottenerne almeno 61 per poter governare. Attualmente Bibi Nethanyau avrebbe la capacità di ottenere con il suo partito circa 30 seggi alla Knesset che ovviamente non gli garantirebbero di governare da solo; il Likud dovrebbe riuscire a trovare l’intesa con i vari partiti in corsa tra quelli più affini dal punto di vista ideologico, escludendo perciò i laburisti, e soprattutto trovando convergenza sulla questione palestinese.

I partiti che costituiscono la componente conservatrice religiosa sono principalmente lo Shas ed il Giudaismo Unito nella Torah. Queste formazioni politiche, di linea conservatrice, potrebbero appoggiare un possibile governo Nethanyau, non garantendo però la quota di 61 seggi per governare. Gli oppositori a Nethanyau intanto potrebbero arrivare a circa 59 seggi. Ecco che la destra religiosa nazionalista, rappresentata dalla coalizione partitica Yamina, e capeggiata dall’ex ministro della difesa e dell’economia di Nethanyau, Naftali Bennet, potrebbe con i suoi 7 seggi sostenere il governo Nethanyau, ma chiedendo ovviamente in cambio dei ministeri chiave come ad esempio il dicastero per gli affari religiosi, di cui Bennet è un stato in passato ministro. La componente di Yamina persegue un forte nazionalismo religioso ed una soluzione dello Stato unico per Israele, dunque portando avanti le annessioni dei territori palestinesi, avendo il forte appoggio del partito Israel Beitenu dell’ex ministro della difesa Avigdor Lieberman. Quest’ultimo capeggia un partito di destra nazionalista seguito e votato da una forte componente russa presente in Israele. 

Interessanti saranno sicuramente le posizioni di due partiti: lo Yesh Atid, il famoso partito centrista “blu e bianco” fondato dal giornalista Yair Lapid, incentrato sul sionismo e liberalismo; ed il partito arabo di Mansour Abbas. Blu e bianco, che espresse durante la scorsa tornata elettorale il ministro della difesa uscente Benny Gantz, avrebbe a disposizione circa 17 seggi, fondamentali per concedere la carica di primo ministro a Bibi Nethanyau, ma allo stesso tempo un dialogo tra la destra religiosa di Yamina ed il blu e bianco dovrebbe destare qualche problema. Analoga situazione, se non ancora più difficile, sarebbe l’entrata in coalizione del partito arabo di Mansour Abbas, il quale, secondo diverse fonti, ha ultimamente sotterrato l’ascia di guerra nei confronti di Nethanyau, facendo trapelare un certo celato sostegno ad una coalizione capeggiata dal Likud. Questo anche per alcune prese di posizione da parte di Nethanyau verso gli arabi, nascondendo l’avversione verso i rivali arabi palestinesi per essere considerato come primo possibile interlocutore rispetto alla destra nazionalista e religiosa.Il paradosso sarebbe sicuramente vedere in una possibile formazione di governo il Partito di Mansour Abbas e la destra religiosa di Naftali Bennet, con l’appoggio di Bezalel Smotrich, capo del Partito del Sionismo Religioso. La possibile coalizione politica, a dir poco paradossale, che potrebbe essere messa in piedi da Nethanyau avrebbe in un certo senso, analizzando le varie forze politiche, l’obiettivo di indebolire la leadership del partito arabo che in coalizione con forze sioniste perderebbe il sostegno dell’elettorato palestinese. In questo panorama estremamente fragile ed intricato, il Likud di Nethanyau è sicuramente la prima forza politica uscente dalla tornata elettorale, nonostante le numerose indagini per corruzione che vedono in primis coinvolto Bibi frenate però dalla sua abilità nel riuscire a gestire la campagna vaccinale grazie alla stipula di contratti in tempi record con le principali case farmaceutiche mondiali. A segnare il destino politico di Bibi, come ben sappiamo, sarà il Capo di Stato, Reuven Rivlin, il quale dopo gli accordi tra i vari partiti assegnerà l’incarico al nuovo Premier per formare un governo. Non è detto che Bibi riuscirà per l’ennesima volta a tornare alla guida di Israele, ma sta dimostrando ancora una volta di essere l’ago della bilancia influenzando fortemente la carriera politica di ogni leader in gioco nella terra di Salomone.

Luigi Olita

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