LA RESA DI CAIATA

 LA RESA DI CAIATA

Un fulmine a ciel sereno, una doccia fredda, uno shock. Ciò è stato per tutti i tifosi rossoblù la conferenza stampa del 15 luglio in cui il Presidente Salvatore Caiata ha annunciato, urbi et orbi, la propria volontà di lasciare il Potenza Calcio, dopo 3 anni di successi in campo e fuori. Un annuncio che viene a meno di due giorni dalla sfortunata partita dei playoff a Reggio Emilia e che lascia attoniti i tanti tifosi, che solo fino a quarantotto ore prima si crogiolavano in un sogno chiamato Serie B. 

Ma cosa è successo in questi due giorni di tanto grave da minare le certezze granitiche di un Presidente che al calcio ed al Potenza deve molto della sua notorietà? Nella conferenza stampa di mercoledì mattina Patron Caiata ha dichiarato di lasciare la società con la morte nel cuore essendo venute meno a causa del Covid le risorse per andare avanti. Possibile che Caiata si sia accorto di questo solo dopo l’eliminazione con la Reggio Audace? Certo, la stagione agonistica 2019/2020 trionfale sul campo, seppur limitata dal fattore Coronavirus, deve aver lasciato molti strascichi polemici sotterranei e profondi tra il massimo dirigente del club e le istituzioni politico-economiche della città.

Caiata ha denunciato di essere stato lasciato solo dal tessuto imprenditoriale cittadino nella realizzazione del progetto calcistico e sociale Potenza. Questo però il Presidente avrebbe dovuto saperlo. Si dice che la storia sia maestra di vita e da sempre l’imprenditoria potentina e regionale è stata poco attratta dal canto delle sirene dello sport in generale e del calcio in particolare. Basti pensare agli ultimi anni prima dell’avvento di Caiata con il Potenza Calcio in mano ad avventurieri forestieri pronti a speculare ed a pasteggiare sui resti del glorioso passato della squadra del leone rampante. Inoltre, la politica è dai tempi della Democrazia Cristiana che non si interessa più al calcio, non ritenendolo più, a torto o a ragione, bacino privilegiato di voti. Sono finiti da anni i tempi del panem et circenses. Questo Caiata, dato il suo ruolo istituzionale di Deputato, doveva pur saperlo o quanto meno averlo capito nei sui tre anni di presidenza.

Altra questione sollevata dal Presidente è stata quella del nuovo stadio. Caiata, forse qui un po’ artificiosamente, ha preso spunto dal paragone con la realtà vista a Reggio Emilia per paragonarla a quella potentina. Per pura onestà intellettuale è difficile poter sostenere che non avendo uno stadio moderno, un centro sportivo all’avanguardia e degli sponsor come il Consorzio del Parmigiano Reggiano non si possa fare calcio. Per dimostrare questo basta fare 20 Km e si trova l’AzPicerno. Vero è, però, che Potenza Città dello Sport meriterebbe uno stadio nuovo o almeno uno stadio degno di questo nome. Il progetto del nuovo stadio nell’area dell’ex Cip Zoo poteva diventare un ottimo volano di sviluppo per l’attività calcistica e commerciale cittadina, ma il Presidente Caiata sa bene quanta fatica si faccia in Italia per costruire nuovi stadi, di esempi ce ne sono molti e tutti incredibili, rivolgersi alla Roma, al Milan, all’Inter ed alla Fiorentina. 

Quindi Caiata ha pienamente ragione ad arrabbiarsi, ma ben conosceva i lacci e lacciuoli burocratico-amministrativi con cui lo sport in Italia si batte per poter costruire nuovi impianti evoluti e funzionali. Di clamoroso resta certamente la mossa del Presidente di parlare con il Governatore Bardi e di consegnare, senza un minimo di pubblico confronto, la squadra nelle mani del sindaco Guarente. Si può dire ascoltando la conferenza che ci è sembrato come se Caiata abbia voluto fare, memore del suo ruolo parlamentare, il contrario di quello che fa un Presidente del Consiglio incaricato quando recandosi dal Presidente della Repubblica scioglie la riserva. Caiata recandosi dal Governatore e dal Sindaco ha voluto simbolicamente porre una riserva, un aut aut gentile: vado via se non mi seguite sulle mie istanze. Vogliamo sperare sia così e che quello di Caiata possa risultare un bluff di mezza estate, poiché i tanti tifosi rossoblù che hanno per tre anni idolatrato il Presidente con lo zainetto e gli hanno permesso di varcare le ambite soglie di Montecitorio non meritano questo disimpegno improvviso ed inaspettato. La città di Potenza ed i tifosi del Potenza Calcio meritano di continuare a sognare e gioire per le gesta dei leoni, anche perché la squadra di calcio è sempre e solo dei tifosi.

di K. von Metternich

K. von Metternich

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