LA SITUAZIONE ALGERINA DEL POST BOUTEFLIKA (1 parte)

 LA SITUAZIONE ALGERINA DEL POST BOUTEFLIKA (1 parte)

A cura di Luigi Olita.

La situazione attuale della Repubblica democratica di Algeria è molto complessa, dopo le numerose proteste scoppiate nel mese di febbraio del 2019 che si sono estese fino ad oggi. Il 2 aprile 2019 si è dimesso dalla carica di presidente della Repubblica, Abdelaziz Bouteflika, in carica dal 1999 ed in corsa per il suo quinto mandato presidenziale. Il Presidente Bouteflika, politico con una lunga carriera alle spalle, ex ministro degli affari esteri della Repubblica e membro di punta del partito predominante nel Paese, il Fronte di liberazione nazionale, fu colpito da un ictus nel 2013 che lo costrinse alla sedia a rotelle. Da allora il capo di Stato si trovò impossibilitato a parlare in pubblico e con il passare del tempo risultò sempre più assente nell’esercitare le sue funzioni. Dopo l’aggravarsi delle sue condizioni di salute, la goccia che fece traboccare il vaso fu la sua ennesima candidatura, comportando la nascita di numerose proteste da parte della popolazione algerina a manifestare contro questo ultimo avvenimento.

Il popolo algerino dimostrò sin da subito una forte coesione, sia per il fatto di essere stato formato dalla guerra di indipendenza Algerina contro la Francia del luglio 1962 ed anche grazie all’aiuto dell’esercito. L’esercito Algerino è la quarta potenza militare all’interno del continente africano e fino al dicembre del 2019 è stato comandato dal generale Amhed Gaid Salah. Il generale è venuto a mancare nel dicembre del 2019, ed era uno degli uomini più fedeli al presidente Bouteflika, ma in una simile situazione di tensioni e guerra civile chiese espressamente al capo dello Stato di rassegnare le dimissioni. Nel mese di maggio 2019 sono stati arrestati tre importanti esponenti dell’élite governativa: il fratello del presidente Bouteflika, uomo chiave all’interno del governo, e due vertici dei servizi segreti. Uno dei due, Mediane, è stato congedato nel 2015 ma è rimasto ancora molto influente all’interno del governo. I servizi segreti algerini dipendono direttamente dalla presidenza della Repubblica e questo è un fattore molto importante per capire quanto possa essere esteso il potere presidenziale e di come l’Algeria nel 2011 sia stato il solo Paese ad essere riuscito a mantenersi stabile dopo le primavere arabe senza subire un cambio di regime.

Ma per comprendere le proteste che stanno avvenendo da un anno a questa parte, non bisogna guardare soltanto alle gravi condizioni dell’ex presidente della Repubblica, è necessario anche tornare indietro negli anni ’90 quando scoppiò la guerra civile per impedire agli islamisti di andare al potere, durante la quale vennero uccise circa 150mila persone. La guerra civile negli anni ’90 iniziò dopo la prima tornata elettorale del 1991, che venne vinta dal più importante partito islamico algerino, il Fronte islamico di salvezza. L’esercito algerino per paura che il secondo turno delle elezioni avrebbe portato il Fronte islamico al potere, annullò il risultato delle elezioni attuando un colpo di Stato e prendendo il controllo del governo. Il Fronte islamico venne messo fuori legge dall’esercito e la maggior parte dei suoi membri vennero arrestati. La situazione in seguito si aggravò poiché i membri rimanenti del partito fuorilegge si organizzarono in milizie armate, facendo scoppiare la guerra civile del 1991.

Allo scoppio del conflitto le autorità algerine furono sostenute dagli Stati Uniti d’America e dalle potenze europee, la situazione rimase incandescente dal 1991 al 1999 con episodi violenti che coinvolsero la popolazione. Verso il 1999 il panorama algerino iniziò a tranquillizzarsi con l’elezione di Abdelaziz Bouteflika, e si pacificó nel 2000. Negli ultimi vent’anni il governo e l’esercito hanno utilizzato la paura di quelle violenze come argomento per indebolire qualsiasi movimento di ribellione, riuscendo nell’intento. Quando all’inizio del 2011 iniziarono le primavere arabe, con lo scoppiò di proteste contro i regimi decennali ed autoritari del Nord Africa e del Medio Oriente, in Algeria si stette per lo più a guardare. Le richieste dei manifestanti nei quartieri poveri erano legate alle condizioni sociali ed economiche e vennero ribattezzate come le proteste dell’olio e dello zucchero. Mentre nella vicina Tunisia le primavere arabe, con il beneplacito delle potenze occidentali, portavano alla destituzione del presidente Ben Alì ed in Libia alla guerra contro il raìs Muammar Gheddafi, in Algeria la ribellione fu assorbita rapidamente grazie ad un programma di politiche mirate come l’introduzione di sussidi per l’acquisto dei prodotti alimentari, l’aumento degli stipendi e l’apertura del settore pubblico a nuove assunzioni. Oggi però le cose sono diverse e le proteste dell’ultimo anno e mezzo sono arrivate ad un punto molto più avanzato rispetto ai tumulti del 2011. (continua)

Redazione

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