LA SPALLATA DI DONALD TRUMP

 LA SPALLATA DI DONALD TRUMP

A cura di Luigi Olita 

La terza carica del partito repubblicano americano alla Camera, ormai ex, Liz Cheney, è stata estromessa dal ruolo di Presidente della conferenza dei deputati repubblicani alla Camera dei rappresentanti pochi giorni fa. La notizia, riportata da testate estere, ha suscitato scalpore all’interno del panorama repubblicano e non poca gioia nell’ex presidente Donald Trump. La Cheney, rappresentante per lo Stato del Wyoming, è una delle più grandi oppositrici dell’ex capo della Casa Bianca mettendo non poche volte in discussione la leadership del magnate di New York. La tenace rappresentante del Partito dell’elefante, non è certamente una donna sprovveduta, ma una fine conoscitrice dell’agone politico americano. Infatti, oltre ad avere fatto carriera al Congresso, la sua esperienza al Dipartimento di Stato negli anni delle guerre in Afghanistan ed Iraq, dunque durante la presidenza di George W. Bush, l’hanno forgiata secondo la Realpolitik americana dettata dalla Guerra al terrore. 

La sua carriera al Dipartimento di Stato coincise con il periodo di massimo potere del padre, Richard (Dick) Cheney, esponente di spicco dei neo conservatori ed uomo poco avvezzo ai compromessi in politica estera. Essendo la discendente di uno dei più grandi falchi nella politica estera americana degli ultimi vent’anni, i quattro anni di Donald Trump alla Casa Bianca, con l’assenza di guerre, eccetto qualche schermaglia militare aerea, e con il complesso militare industriale sofferente, non avrebbero di certo reso la militarista Cheney fiera di questa svolta quasi moderata. Infatti, in linea con la politica Neocon e dunque con la corrente più interventista del GOP, instaurò in poco tempo un braccio di ferro con Donald Trump, accusandolo ultimamente di essere il responsabile dell’assalto a Capitol Hill all’inizio del 2021. La guerra della deputata Cheney proseguì al Congresso, votando a favore del secondo impeachment contro Trump, concludendosi in un nulla di fatto. Le accuse della Cheney contro l’ex presidente di menzogne furono continue, affermando che era dovere del partito ritornare sulle sane posizioni conservatrici e di difesa della nazione e della democrazia, ormai deturpate dall’incubo dalla chioma bionda. 

Se Donald Trump sta alla bugia, la bugia sta all’ex vice Presidente Cheney che non risparmiò menzogne riguardo le famigerate armi di distruzione di massa possedute dal raìs di Baghdad, poi mai trovate dagli ispettori dell’ONU. La macchina del fango messa in moto dalla Casa Bianca durante la Guerra al terrore per giustificare l’intervento militare in Iraq nel 2003 e commettere atrocità contro la popolazione irachena fu clamorosa. Donald Trump ha saputo in qualche modo mettere i bastoni tra le ruote ai falchi interventisti del Partito Repubblicano, di cui la Cheney è una dei capostipiti. La prima testa a cadere, in questo caso, dopo le numerose richieste da parte di Trump, è stata proprio quella della Cheney, dimostrando in questo caso quanto l’influenza dell’ex Presidente sia ancora molto forte, portando una consistente parte dei repubblicani a destituirla dai vertici congressuali. L’ex Presidente, con la rimozione della Cheney dai vertici del GOP, ha iniziato a dare un colpo di spugna alla fazione dei Franchi tiratori che hanno minato nei quattro anni di presidenza la sua leadership. All’interno del partito non mancano i sostenitori dell’ex presidente, ormai propugnatori della dottrina del trumpismo, mentre tra i più gira l’idea di una possibile scissione tra i vari elefantini che potrebbe dare vita ad un nuovo partito di stampo patriottico. Un duro colpo al partito fondato da Thomas Jefferson, il quale nel vedere una simile situazione non andrebbe di certo fiero di the Donald, il quale però ha ancora mezza America dalla sua parte; un pericolo per i falchi del Partito, ed un grattacapo in più per i democratici viste le elezioni di mid term del prossimo anno.

Luigi Olita

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