L’AQUILA, IL DRAGONE E LO SPIRITO SANTO (1 parte)

 L’AQUILA, IL DRAGONE E LO SPIRITO SANTO (1 parte)

A cura di Luigi Olita.

L’accordo tra Cina e Stato del Vaticano stipulato due anni fa è andato certamente di traverso alla Casa Bianca e soprattutto agli esponenti più radicali, i così detti “falchi” dell’amministrazione Trump, tra i quali al momento spicca sicuramente il segretario di Stato Mike Pompeo. Nel settembre del 2018 la Santa Sede e la Repubblica popolare Cinese hanno siglato un accordo provvisorio per la nomina di vescovi, con l’obiettivo di riaprire il dialogo tra la Cina ed il Vaticano. I dialoghi erano stati interrotti nel 1951, proprio quando Mao Tse-Tung aveva preso il potere ed instaurato la dittatura. L’accordo stabiliva la nomina dei vescovi nella Repubblica popolare Cinese lasciando l’ultima decisione allo Stato del Vaticano e suscitando allo stesso tempo numerose polemiche all’interno di San Pietro.

Infatti, non è trascurabile il controllo sulla chiesa in Cina dell’associazione cattolica patriottica cinese collegata al partito comunista e quindi il forte potere esercitato in ambito religioso all’interno della Repubblica popolare. Il cardinale americano Raymond Leo Burke ha sollevato numerose polemiche riguardo l’accordo, facendo notare come la Santa Sede lasci al suo destino i cattolici presenti in Cina, spesso privati dei loro diritti. Tra marzo ed aprile 2020 la Santa Sede ha ricevuto numerosi aiuti da parte della Repubblica Popolare Cinese per contrastare l’epidemia da covid-19, ottenendo mascherine, guanti chirurgici ed occhiali protettivi, inviati non solo a San Pietro ma anche al Policlinico Umberto Gemelli di Roma ed in Lombardia, la regione più martoriata durante i tre mesi di lockdown, presso l’arcidiocesi di Milano.

L’importante gesto umanitario da parte di Pechino non ha sicuramente placato le polemiche del cardinale Burke il quale ha affermato l’importante ruolo della Cina nella fornitura di materiale sanitario per combattere il virus, ma allo stesso tempo ha fatto notare come la Santa Sede non abbia espresso nessun ringraziamento verso Taiwan per l’aiuto ricevuto durante i mesi più duri di pandemia. La segreteria di Stato Vaticana con le azioni del segretario di Stato Pietro Parolin ha voluto concludere l’accordo del 2018 con la Repubblica popolare Cinese al fine di riaprire le relazioni bilaterali tra i due Stati, nella speranza soprattutto di migliorare le condizioni dei cattolici in Cina. In questa difficile situazione diplomatica, il quartier generale degli anglo americani, come veniva chiamata la Santa Sede durante la seconda guerra mondiale quando le azioni diplomatiche di Giovanni Battista Montini, futuro Papa Paolo VI, e di Papa Pacelli si intrecciavano con gli strateghi americani per contrastare i tedeschi, ha provocato la reazione della Casa Bianca e della diplomazia Americana con il segretario Pompeo sul piede di guerra.

Il segretario di Stato americano ha intimato la Santa Sede a non rinnovare gli accordi stretti con Pechino, a causa del peggioramento delle condizioni dei cristiani post stipula, accusando di ciò il partito comunista cinese e rincarando la dose sulla possibile perdita di autorità morale del Vaticano. La strategia di Mike Pompeo punta ad esaltare il Vaticano e gli USA come i più grandi difensori della cristianità, facendo leva anche sullo stretto rapporto consolidato dalla fine della seconda guerra mondiale fino ad oggi, identificandoli come baluardi per combattere “l’eresia comunista”. Pompeo ha sottolineato il rispetto della libertà religiosa e della chiesa cattolica in Cina, messa in pericolo dal PCC. Mike Pompeo è atterrato a Roma il 29 settembre per sondare il terreno ed in extrema ratio, premere sulla Santa Sede per intimarla ad abbandonare l’abbraccio del Dragone, ritenuto mortale da Washington sia dal punto di vista diplomatico che geopolitico-religioso.

Redazione

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