L’AQUILA, IL DRAGONE E LO SPIRITO SANTO (2 parte)

 L’AQUILA, IL DRAGONE E LO SPIRITO SANTO (2 parte)

A cura di Luigi Olita.

È ormai chiaro che Papa Bergoglio sia intenzionato a rinnovare l’accordo con la Repubblica popolare Cinese per quanto riguarda la nomina dei vescovi. Poco prima dell’arrivo del segretario di Stato americano Mike Pompeo, infatti, la Santa Sede, aveva provveduto ad inviare una delegazione in Cina, con l’obiettivo di intensificare le trattative per il rinnovo dell’accordo. Questa mossa diplomatica, messa in atto dal segretario di stato vaticano Pietro Parolin e dal Monsignore Richard Gallagher, segretario per i rapporti con gli Stati, ha spiazzato il segretario Pompeo. Quest’ultimo sin da prima del suo arrivo in Vaticano, aveva intimato San Pietro a non rinnovare l’accordo con Pechino puntando sempre sulla difesa della morale e della libertà religiosa della Santa Sede. Il segretario di Stato americano, una volta arrivato in Vaticano ha assistito ad un cambio di incontri improvviso; infatti il suo incontro con il Pontefice è stato annullato per decisione di quest’ultimo, spiegando tra le motivazioni di non voler presenziare prima delle elezioni americane di inizio novembre.

La presa di posizione del Papa può essere interpretata come un braccio di ferro verso il capo della diplomazia Americana, il quale dopo le numerose insistenze e pressioni, ha indispettito sia il pontefice, sia il segretario Gallagher. Papa Bergoglio ha indirettamente chiesto al Falco Pompeo di non interferire negli affari interni ed esteri dello Stato del Vaticano, la cui arte diplomatica secolare non può essere sicuramente messa in discussione dal dipartimento di Stato americano. Il Papa, pur rifiutando di incontrare Pompeo, ha delegato il cardinale Parolin di presenziare al suo posto. L’occasione che ha segnato il punto più alto del braccio di ferro tra la diplomazia Americana e quella Vaticana, è stato il simposio organizzato presso l’ambasciata americana in santa Sede dove il discorso di Mons. Gallagher ha blindato l’indipendenza della diplomazia di San Pietro, facendo intendere la sua libertà nell’intraprendere e consolidare i rapporti con Pechino. Anche l’incontro con Parolin non ha avuto l’effetto sperato dal segretario Pompeo, nonostante la pacatezza del segretario di Stato Vaticano sia stata importante per stemperare le insistenze di oltre Atlantico. Infatti, il cardinale Parolin ha cercato di chiarire la posizione del Vaticano riguarda il rinnovo degli accordi religiosi con il Dragone, affermando che la volontà di San Pietro è quella di prolungare l’accordo in modo tale da osservarne gli effetti nel lungo periodo.

Effetti mal tollerati dal Falco Pompeo, monolitico sul fatto che la vita dei cristiani all’interno della muraglia è in pericolo. La mossa di Papa Francesco è stata mal incassata da Pompeo, il quale ha dovuto fronteggiare Parolin ma senza ottenere il risultato sperato, chiarendo soprattutto che l’indipendenza diplomatica della Santa Sede non può essere messa in discussione, rompendo in ogni caso la tradizione messa su da Papa Wojtyla, che prevedeva una forte sintonia con la Casa Bianca per combattere quello che durante la guerra fredda era il Gigante comunista dell’URSS. Nonostante la “messa all’angolo” di Pompeo da parte del Pontefice, il Falco americano non è solo. Infatti, uno dei critici di Papa Francesco, il cardinale Carlo Maria Viganò, ex nunzio apostolico negli USA, sì è schierato al fianco di Pompeo, attaccando la decisione di tenere segreti gli accordi religiosi con Pechino. Stessa cosa dicasi per il cardinale Joseph Zen, Arcivescovo emerito di Hong Kong, uno dei più grandi critici del regime Cinese. Zen si è recato a Roma per incontrare il Papa e discutere della situazione dei cristiani in Cina, e la nuova nomina del futuro arcivescovo di Hong Kong, ribadendo la sua opposizione agli accordi. Anche l’incontro con il cardinale cinese è stato rifiutato dal Pontefice, destando estremo sospetto soprattutto da parte del Cardinale Viganò.

L’INCONTRO CON IL GOVERNO ITALIANO

La missione diplomatica di Pompeo non si è fermata in Vaticano, poiché uscendo dalle mura Leonine si è recato a palazzo Chigi per incontrare sia il premier Giuseppe Conte che il ministro degli affari esteri Luigi Di Maio. L’incontro con il Premier e con il capo della diplomazia italiana ha avuto modo di ribadire la fedeltà dell’Italia alla NATO e l’amicizia tra i due paesi, ma allo stesso tempo le preoccupazioni di Pompeo sul ruolo dell’Italia per quanto riguarda l’adozione della rete 5G sono aumentate. Anche se l’Italia rimane un fedele membro dell’alleanza Atlantica non ha di certo intenzione di “chiudere la porta in faccia a Pechino”, come dimostrato dagli accordi commerciali stretti nel marzo del 2019 facenti parte della strategia della Nuova Via della Seta. Il segretario Pompeo ha ribadito che è importante per l’Italia salvaguardare la sua sicurezza nazionale da minacce provenienti dall’esterno soprattutto se messe in pericolo dalle nuove tecnologie cinesi. Sicuramente la visita di Pompeo ha messo in guardia Pechino per quanto riguarda i rapporti con l’Italia, ma allo stesso tempo la paura della Casa Bianca è quella di perdere l’Italia come alleato fondamentale nello scacchiere Mediterraneo per essere poi utilizzato dalla Cina come ponte per diffondersi in Europa. La situazione diplomatica pone l’Italia tra le pressioni americane e le carezze cinesi, accentuate soprattutto durante la pandemia con l’arrivo di aiuti da Pechino di materiale sanitario, che però rischiano di trasformare il Bel paese in uno dei principali campi di battaglia (a meno che non lo sia già) sia religioso che economico tra l’ Aquila ed il Dragone.

Redazione

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