L’AQUILA RITORNA A COLPIRE

 L’AQUILA RITORNA A COLPIRE

A cura di Luigi Olita 

Nella notte tra giovedì e venerdì sono stati condotti degli attacchi aerei americani approvati dal presidente USA Biden in territorio siriano. Le vittime dell’attacco sono state delle milizie filo iraniane poste in Siria a guardia del territorio, in base all’alleanza stretta tra Damasco e Teheran. La Siria ritorna ad essere il campo di battaglia tra gli americani ed i suoi nemici, dopo una piccola parentesi non troppo rosea segnata dai quattro anni di Donald Trump; infatti quest’ultimo, tradendo le aspettative guerrafondaie di molti si è dimostrato una colomba durante la sua amministrazione.

L’assassinio del generale delle forze Al Quds, Qassem Soleymani, ordinato da Trump, di cui, però, non si ha una chiara visione riguardo responsabilità del Presidente USA, secondo le dichiarazioni dell’ex consigliere per la sicurezza nazionale Bolton, ha segnato sicuramente il punto più basso delle relazioni tra Washington e Teheran negli ultimi anni. L’avvenimento sollevò accuse e proteste da parte dei democratici, tra cui lo stesso Biden, i quali erano stati fautori nel 2015 del Joint Comprensive Plan of Action, cioè l’accordo sul nucleare firmato dai cinque membri del Consiglio di Sicurezza dell’ONU più la Germania con l’Iran, per indurre quest’ultimo a rinunciare all’arricchimento dell’uranio per scopi bellici.

Se sin dall’inizio dell’amministrazione Biden, le aspettative sull’Iran facevano pensare ad una ripresa dei rapporti, gli avvenimenti di questa notte hanno invece smentito il tutto. La Casa Bianca ha approvato il raid aereo come una rappresaglia verso gli attacchi missilistici avvenuti contro la base statunitense di Erbil in Iraq. Infatti, non è la prima volta che Washington accusa l’Iran ed i suoi proxy di essere responsabili di attacchi missilistici in Iraq. Il raid aereo di queste ultime ore segue a ruota la prassi di Israele, il quale conduce spesso attacchi aerei in territorio siriano contro le milizie filo iraniane ed alleate di Hezbollah corso in aiuto al governo di Damasco per combattere il terrorismo islamico dell’Isis.Il cambio di passo che si era sperato con l’amministrazione Biden, è, a primo impatto, evaporato. I primi sentori, però, di una continuazione con la precedente amministrazione riguardo il dossier Iran, arrivarono i mesi scorsi da alti esponenti dell’amministrazione Biden. Infatti sia il capo della diplomazia americana, Blinken, sia esponenti dell’intelligence USA affermarono che la restaurazione degli accordi sul nucleare con Teheran, sarebbe dipesa dal comportamento dell’Iran. Il solo a sperare nuovamente nella ripresa degli accordi fu il ministro degli esteri iraniano, Zarif, il quale viene considerato come una delle colombe del regime ma anche molto influente a Washington, tanto da ricevere l’appellativo di Zarif “l’americano“. In questo panorama, il territorio siriano, torna ad essere il campo di battaglia, con le forze militari russe in allerta ed Israele forte dell’appoggio USA.

Luigi Olita

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