LE CATENE E LA DEMOCRAZIA

 LE CATENE E LA DEMOCRAZIA

A cura di Luigi Olita 

La detenzione dello studente egiziano Patrick Zaki, da un anno a questa parte rinchiuso nelle carceri egiziane, ha fatto emergere quanto la libertà di pensiero nella terra delle piramidi sia ancora molto lontana. Zaki venne arrestato nel febbraio del 2020 al Cairo dopo essere tornato da Bologna per fare visita ai genitori. Proprio qui in Italia lo studente si trovava per studiare un master riguardante gli studi di genere, oltre ad essere egli stesso un attivista per i diritti umani. Zaki si trova da un anno e mezzo nel carcere di Tora con accuse di terrorismo e propaganda sovversiva ed una custodia cautelare perennemente rinviata ogni volta di 45 giorni. Forte è stata in questo anno la mobilitazione da parte della politica nostrana per chiedere la liberazione dello studente egiziano, tanto da indurre la sinistra italiana a proporre la cittadinanza per Zaki. Una situazione molto triste, che come al solito, pone l’Egitto in una situazione estremamente scomoda dal punto di vista dei diritti umani. 

Numerose sono le segnalazioni da parte di organizzazioni che si occupano della tutela dei diritti umani riguardo le carcerazioni di politici in territorio egiziano. Tra le 60000 e le 100000 incarcerazioni che dimostrano quanto dal punto di vista della libertà di espressione l’Egitto sia indietro di molto. Il caso Zaki non è il primo che collega l’Italia all’Egitto, poiché la tragedia che della scomparsa ed uccisone del nostro connazionale Giulio Regeni ha segnato un solco profondo nei rapporti tra i due Paesi. La questione, che ha visto implicati agenti della sicurezza egiziana nella scomparsa del ricercatore italiano, è caratterizzata ancora da un velo di mistero che potrebbe vedere dietro ciò perfino la mano di potenze occidentali, ma non cambia il fatto che sta alla base del modus operandi egiziano. La durezza della repressione e soprattutto nella detenzione dei prigionieri hanno da sempre caratterizzato i Paesi del Medioriente e del Nord Africa, indispensabili allo stesso tempo per quanto riguarda la lotta al terrorismo islamico. Infatti proprio l’Egitto, condannabile per la sua quasi inesistente tutela per i diritti umani sul suo territorio, ha contribuito fortemente alla lotta contro lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante in quella precisa zona di territorio. La detenzione dello studente egiziano, portata avanti ormai da un anno e mezzo, dovrebbe essere combattuta da tutta la comunità internazionale europea, con l’obiettivo di promuovere i valori della libertà e del rispetto della persona mancanti non solo in Egitto, il quale viene rifornito di armi europee, ma nella maggior parte dei Paesi che molte volte si appellano a democrazie.

Luigi Olita

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