L’ennesima umiliazione

 L’ennesima umiliazione

A cura di Luigi Olita

La passata settimana l’aggressione al peschereccioitaliano Aliseo da parte delle motovedette libiche,rispondenti al governo di Unità Nazionale Libico di Tripoli, ha destato forte scalpore. Il peschereccio italiano, trovandosi in acque internazionali di fronte le coste di Misurata, è stato intimato dalle motovedette di allontanarsi, portando queste ultime ad aprire il fuoco contro i pescatori italiani. Il comandante dell’Aliseo è rimasto ferito durante la sparatoria esprimendo in seguito la sua tristezza e paura dopo l’accaduto. Il peschereccio si trovava in acque internazionali dunque con tutto il diritto di navigare in quel tratto di mare cheperò viene considerato dalle autorità marittime militari libiche come proprie acque territoriali. Al di là dell’arroganza dimostrata dalla Sicurezza marittima libica nel considerare il diritto del mare quasi inesistente, le minacce di taglio di teste contro i nostri pescatori ed ovviamente il rischio di essere uccisi è da considerarsi inaccettabile

Tutto ciò, dopo che il Premier Mario Draghi si era recato in Libia per incontrare il neo Primo Ministro Dbeibeh e ringraziarlo della solerzia delle autorità marittime libiche nell’occuparsi della questione migratoria. Quest’ultima purtroppo non regolamentata visti i continui sbarchi degli ultimi mesi, non viene gestita in modo accurato dalle autorità marittime libiche, le quali comunque dispongono degli strumenti necessari forniti dall’Italia, in primis le motovedette. Inaccettabile poiché il governo di Tripoli ha a tutti gli effetti instaurato una cooperazione e dei canali diplomatici con Roma, nonostante alcune potenze estere minaccino la stabilità dei rapporti diplomatici tra Italia e Libia. Se in parte ci si poteva aspettare una simile reazione da parte delle truppe di Khalifa Haftar, uomo forte della Cirenaica, dopo che a settembre sequestrò i pescatori di Mazara del Vallo, ritornati poi in patria a dicembre, l’aggressione da parte delle motovedette libiche ai nostri connazionali è di una gravità inaudita.

È da analizzare in questo contesto il ruolo della Turchia, potenza alleata della Tripolitania e prima avversaria dell’Italia in Libia. Non è da escludere infatti che dietro i proiettili che hanno crivellato il peschereccio Aliseo si celi la presa di posizione di Mario Draghi verso il Presidente Turco Erdogan. Una frase che destò scalpore all’interno delle stanze di potere di Ankara e che suscitò la stizzita reazione del Sultano. Il Premier Draghi appellando, in modo non errato, Erdogan a “dittatore”, ha in pratica instaurato una guerra fredda diplomaticatra Roma e Ankara, la quale addestra le forze di sicurezza marittime libiche che manovrano le motovedette. Queste ultime arrivano per la maggior parte da Roma ma l’addestramento è riservato all’esercito ed alle forze di sicurezza turche. Dunque, una reazione da parte delle forze di Misurata così spropositata, addirittura mentendo inizialmente riguardo gli spari ad altezza d’uomo, è da intendersi come un tentativo di apertura di crisi diplomatica

Ovviamente chi ne gioverebbe di più al momentosarebbe proprio Ankara, la quale pretende ancora le scuse dall’ex Presidente della BCE che continuano a tardare ad arrivare. Nonostante non ci siano state gravi conseguenze dopo l’aggressione ai nostri pescatori, sarebbe opportuno che Roma, ancorata al Soft Power, dimostri che alcune volte l’Hard Power sia necessario per difendere non solo gli interessi nazionali, ma soprattutto per garantire l’incolumità dei nostri connazionali in un panorama estremamente infiammato che potrebbe vedere dopo quest’ultimo gravissimo fatto, l’ennesima battuta d’arresto diplomatica per Roma.

Redazione

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