LETTERA AL PROSSIMO, RITORNEREMO MIGLIORI

 LETTERA AL PROSSIMO, RITORNEREMO MIGLIORI

Le parole di Paola Faggiano, presidente della Aps Sinergie Lucane, i destinatari sono tutti. Sinergie Lucane è un’associazione che da diversi anni si occupa di sociale, solidarietà e cultura in Basilicata diventando uno dei riferimenti territoriali lucani in questo settore.

Essere presidente di “Sinergie Lucane” è sempre stato motivo di grande orgoglio, del resto ricoprire un ruolo così straordinario e prestigioso nel “Gruppo” socio-culturale in cui credo ed ai cui ideali ispiro la mia esistenza è straordinario. In tanti abbiamo abbracciato la tenera credenza del sociale, la bonaria e sana seduzione della solidarietà. Dalla nostra credulità abbiamo attinto le regole delle responsabilità sociali e la consapevolezza di fare qualcosa per il bene degli altri, dei deboli. Con la nostra ostinazione e il nostro impegno abbiamo dato dignità alla “cultura della diversità” ed alla visibile moralità davanti alle complesse vicende umane. Non una moralità rassegnata, ma tenacia nella sofferenza, con aneliti di giustizia e con una cultura modellata sui sentimenti, sui valori inconfondibili delle nostre idee.

Abbiamo condiviso la necessità di appartenere ad un collettivo che esprimesse iniziative culturali a sostegno di un ceto sociale il cui percorso è repertorio simbolico di un travaglio esistenziale. In questa problematica riteniamo che il mondo della cultura abbia esigenze, obblighi, poteri di natura sociale. Si tratta di sapere quale sia la direzione di queste esigenze, la sostanza di questi obblighi, l’estensione di questi poteri: cioè prendere consapevolezza della cultura come fatto sociale. In questo momento particolare di emergenza, chiunque mette l’orecchio a terra, e anche se sprovvisto del fino udito di un sioux può avvertire il rombo di possibili richiami alla distanza, mettendo in crisi le fondamenta dell’interazione sociale su cui si sono fissati i principi socio-comunicativi espressi attraverso il comportamento del calore umano. In questa nuova e imprevedibile semiologia dello spazio, le relazioni non sono più le facce, gli odori altrui, gli sguardi, i sorrisi, il contatto, ma vengono sostituiti da un nuovo linguaggio, trovano esplicazione nel ‘linguaggio del silenzio’.

Essere distanti, non è un modo di essere, in questo momento è una risposta organizzata, un distacco dalla vita, dalle cose che ci circondano, come se non ci fosse nulla per cui valga la pena di vivere. La distanza come protezione è rafforzata dalle tensioni sociali, psicologiche, ma è anche addolcita dalla nostalgia, dalla prossimità dei ricordi come forma dell’incontro. Ed è proprio nella nostalgia e nei ricordi che si incontra la fragilità della distanza. Nell’adozione di questo diverso registro esistenziale scopriamo la profondità antropologica nel darsi reciproco dell’uno all’altro. Da questa esperienza ritorneremo più forti per qualificare lo spazio e il tempo dell’Essere tra noi; attirando il desiderio di scoprire una nuova forma di rispetto sociale. Questo intervallo di silenzio deve essere capace di nutrire una nuova volontà personale della conversazione, deve essere testimonianza per la conquista di un nuovo modello di scambio, deve allontanare il silenzio come sintomo di una sofferenza istituzionalizzata, e deve rivitalizzare nuove e sane relazioni sociali. Il mio augurio e del “gruppo” che rappresento è quello di ritornare gloriosi e rafforzare le nostre vicinanze con il desiderio di un ascolto senza pregiudizi del fruscio del mondo.

Redazione

Articoli correlati

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *