L’INTELLIGHENZIA POTENTINA ALL’ATTACCO DELLA DEMOCRAZIA

 L’INTELLIGHENZIA POTENTINA ALL’ATTACCO DELLA DEMOCRAZIA

Ospitiamo il pensiero di Gianmarco Blasi, capogruppo della Lega in Consiglio comunale a Potenza.

“Sta accadendo già da qualche settimana. Con la consueta, secolare, arroganza si sono risvegliate le intellighenzie e hanno azionato la macchina del fango. Mi riferisco a qualche aspirante scrittore cittadino, che, a suon di blog sta addebitando ogni colpa e responsabilità alla maggioranza in seno al consiglio comunale di Potenza. Una perfetta macchina ad orologeria. Un sistema antico, collaudato da tempo. Il fango sull’avversario politico, la delegittimazione culturale, il racconto di una presunta quanto ipocrita superiorità culturale.

Sia chiaro, non si tratta di voler fare difese d’ufficio. Non servirebbero. La presunzione di superiorità culturale e morale è propria storicamente ad un solo schieramento ideologico e politico. Superfluo dirvi quale. Così come il sentimento di “odio teorico” che sedimenta nelle menti dei detrattori. I quali, statene certi, non accetteranno neppure la verità come risposta. I tanti politologi, che hanno fatto della autoreferenzialità la loro cifra stilistica, non si fermeranno di certo nemmeno di fronte ai fatti. Eppure, oggettivamente, tanto è stato compiuto in questi mesi per ricostruire le fondamenta della casa della nostra comunità cittadina. Lavoro passato sotto traccia, nel silenzio, in una confusione comunicativa dove vince chi fa prima ad urlare. Non parlo di medaglie da appuntare sulle giacche, bensì di risultati da lasciare alla città. Ma questo ai detrattori non interessa.

Il mondialismo del pensiero imperante, amplificato in odio nei social, ha puntato la preda. Ciò ha reso la partita più avvincente, fuori dubbio, ma anche la disputa maggiormente aggressiva. I consueti schieramenti politici stanno lasciando spazio a due nuove fazioni. Da una parte, come detto, i mondialisti che si auto definiscono pluralisti. Nudi dell’idea di identità e tradizione. Che rinnegano i legami di comunità. A loro appartengono, o forse credono di appartenere, i menzionati presunti politologi. Dall’altra parte ci sono quelli ancora affezionati ad un’idea di tradizione, di nazione e perché no, di Europa, di Leopardiana memoria. Da una parte i cultori dell’integrazione come indistinto, dall’altra chi si ritrova nell’inciso “quando tutto il mondo fu cittadino Romano, Roma non ebbe più cittadini; e quando Romano fu lo stesso che cosmopolita, non si amò nè Roma nè il mondo…e quando Roma fu lo stesso che il mondo, non fu più patria di nessuno e i cittadini Romani, avendo per patria il mondo, non ebbero nessuna patria, e lo mostrarono col fatto“. Leopardi appunto, e quel “fatto” che è diventato dogma.

Redazione

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