L’OMBRA DELL’OCCIDENTE SULL’EGITTO (2 parte)

 L’OMBRA DELL’OCCIDENTE SULL’EGITTO (2 parte)

A cura di Luigi Olita

Al centro delle polemiche che vedono coinvolto il regime di Al Sisi c’è la morte di Giulio Regeni. La morte del giovane accademico ha diviso l’Italia su quali provvedimenti adottare verso il governo egiziano. La situazione si è aggravata con la condanna di cinque agenti della sicurezza nazionale egiziana, accusati di essere gli autori del brutale omicidio. Ciò potrebbe significare anche l’emersione di retroscena dietro la morte del nostro connazionale. I rapporti tra Roma ed il Cairo sono sempre stati cordiali, dettati anche da una cooperazione energetica e militare. La Francia, che adesso accarezza la mano di Al Sisi, ma soprattutto la Gran Bretagna, non hanno mai visto di buon occhio questo forte legame tra Egitto ed Italia. La Francia per un suo possibile oscuramento all’interno dello scacchiere Mediterraneo che avrebbe visto Roma fare asse con la nazione africana più forte dal punto di vista militare, mentre la Gran Bretagna ha storto il naso per i possibili accordi energetici tra Roma ed il Cairo.

Proprio il 30 agosto 2015 l’ENI annunciò di avere scoperto uno dei più grandi giacimenti di idrocarburi del mondo, lungo una striscia Mediterranea in territorio egiziano. Il giacimento comprendeva circa 850 miliardi di metri cubi di gas. Circa quattro mesi dopo, la sera del 25 gennaio 2016, del giovane ricercatore italiano Giulio Regeni, di stanza al Cairo, non si ebbero più notizie. Il corpo senza vita del nostro connazionale verrà ritrovato la sera del 3 febbraio lungo una strada nella periferia della capitale egiziana, brutalmente mutilato. La mattina dello stesso giorno il ministro dello sviluppo economico italiano, Guidi, era atterrata al Cairo per incontrare il Presidente Al Sisi e discutere delle forti relazioni tra Roma ed il Cairo oltre che inaugurare il grande affare dell’ENI. Una volta giunta la notizia del ritrovamento del corpo del ricercatore, la ministra Guidi annullò la missione commerciale. Sin da subito il governo egiziano si mostrò indignato per l’accaduto, minacciando ripercussioni verso gli assassini e soprattutto condannò l’avvenimento come un vero e proprio atto criminale. Al Sisi espresse una forte solidarietà verso Roma, promettendo di attivare subito i corpi di sicurezza per catturare chi ci fosse dietro l’omicidio. Fino a poco tempo nessuno è stato accusato per l’omicidio, proprio per questo si è pensato, secondo alcuni, ad un’ingerenza straniera in Egitto, una presenza “Occidentale”.

LA PISTA OCCIDENTALE DIETRO L’OMICIDIO?

I dubbi mai chiariti nel corso di questi anni, hanno fatto emergere velatamente una “pista occidentale” che si potrebbe collegare alla condanna dei cinque agenti della sicurezza Egiziana. Ciò è riconducibile a due figure dietro il giovane accademico: le sue due tutor che lo aiutavano e guidavano nella sua ricerca nella capitale egiziana: la prima, presente all’Università di Cambridge; la seconda tutor dell’università Americana del Cairo. Entrambe queste due accademiche sono sospettate dai servizi di sicurezza Egiziani di essere state in passato molto vicine ai Fratelli Musulmani. Questi ultimi sono stati banditi dal Presidente Al Sisi dal territorio egiziano, un territorio non facile da gestire proprio per la presenza della fratellanza e del terrorismo islamico radicato sul Sinai. Queste due figure dietro Regeni sono state al centro di un dibattito che le ha accusate di non avere tutelato il giovane italiano e si sospetta che lo abbiano in qualche modo usato per ottenere informazioni. Secondo alcuni esperti dietro queste due figure potrebbe celarsi la mano dell’intelligence atlantica, in special modo quella dei servizi segreti di sua maestà. Questi ultimi, tradizionalmente, sono molto radicati all’interno del mondo accademico, cosa che avrebbe in qualche modo facilitato il recepimento delle informazioni. Le due tutor del giovane ricercatore avrebbero in qualche modo lasciato in mano ai servizi segreti egiziani il loro allievo, sospettato di condurre attività sovversive; infatti Regeni stava conducendo delle ricerche sulle attività dei sindacati dei venditori ambulanti, e proprio per questo sospettato di eversione dalle autorità.

STRATEGIA GEOPOLITICA?

La pista geopolitica è sicuramente quella che si è fatta più strada in questi anni da parte di analisti e giornalisti geopolitici. Infatti, ciò potrebbe indurre a pensare che l’omicidio del giovane ricercatore sia stato in un certo senso organizzato per minare il business Italo-egiziano. Molto importante è il collegamento tra i Fratelli Musulmani e la Gran Bretagna, prima sospettata di questo colpo di mano geopolitico; infatti nel 2013 il colpo di Stato del generale Al Sisi pone fine al governo dei Fratelli Musulmani, insediatisi nel 2011 con le primavere arabe. Questi ultimi non sono sconosciuti alla Gran Bretagna, anzi sono stati finanziati sin dalla fine della seconda guerra mondiale proprio dai servizi segreti di sua maestà. Dal 2013 fino al 2015 i rapporti tra Roma ed il Cairo si sono rafforzati sempre di più sia dal punto di vista commerciale che della cooperazione militare, infatti proprio l’Egitto cercò di aiutare l’Italia dal punto di vista diplomatico nel difficile scacchiere libico e nel caso, dialogare con il generale Haftar. L’omicidio del giovane ricercatore venne utilizzato come pretesto per indebolire fortemente le relazioni commerciali e diplomatiche tra i due Paesi, in modo tale da compromettere l’accordo ENI sul giacimento Zohr al largo delle coste egiziane. L’obiettivo sarebbe stato quello di fare scendere il gelo tra i due governi in modo tale che Roma avrebbe fatto pressione per ottenere risposte a riguardo. La condanna dei cinque agenti della sicurezza Egiziana ha attualmente dato una risposta a questo caso, ma allo stesso tempo le anime all’interno della politica italiana sono fortemente divise sul da farsi dal punto di vista diplomatico e commerciale. Ad esempio, il Presidente della Camera, Fico, è sul piede di guerra contro il Cairo. Una mossa, questa, in perfetta linea con quanto iniziato.

Luigi Olita

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